Finanziare l’impresa: beneficenza criminale degli aiuti pubblici

8 Giugno 2017, di Giovanni Falcone

Sovvenzionare l’impresa attraverso aiuti di Stato, ha rappresentato, nell’ultimo mezzo secolo, uno dei compiti più naturali della nostra finanza pubblica.

E’ stata una rincorsa continua fra lo Stato e le Amministrazioni locali, volta a foraggiare le tante e spesso fantasiose iniziative imprenditoriali, con una ricca legislazione in materia.
Per limitarci al periodo di cui più di altri ho esperienza diretta per i miei trenta anni trascorsi nella Guardia di finanza, voglio ricordare la legge 488/92[1] , utilizzata dal Ministero per lo sviluppo economico (già ministero dell’industria) per elargire contributi a fondo perduto (in conto capitale) in pratica, come diciamo spesso “a babbo morto”o a tassi agevolati (in conto interessi), fino a raggiungere il 50% dell’investimento ammesso, nel settore dell’industria, delle costruzioni, servizi, turismo, commercio e artigianato.

La principale novità contenuta nella citata legge, avrebbe dovuto essere rappresentata da un nuovo ruolo della banca deputata ad istruire la pratica di finanziamento che, nella veste di compartecipe al capitale di rischio della iniziativa imprenditoriale, avrebbe meglio valutato, si disse, il “merito creditizio” e la stessa affidabilità dell’impresa.

A dare una sbirciata circa l’esito della tante iniziative gestite negli ultimi decenni si scopre che le truffe in danno dello Stato e della Comunità europea non siano affatto diminuite, anzi, sembra che la beneficenza criminale continui, pur in presenza di metodi truffaldini abbastanza antiquati.
E’ un sistema che si rigenera, perpetuandosi all’infinito con enormi danni alle casse dello Stato, ma soprattutto alla credibilità dell’impresa, con riferimento a quella sana.

Si va dall’aumento esponenziale dei costi per l’acquisto di beni strumentali (macchinari e attrezzature) alle false fatturazioni di prestazioni finalizzate alla realizzazione di opere strutturali e  che alla fine della giostra, rimangono solo sulla carta, sui progetti ammessi al finanziamento e, per finire, alla delocalizzazione di fatto dell’impresa, una volta completata l’erogazione fino all’ultimo stato di avanzamento lavori.

Esistono rimedi a questo sfascio di finanza pubblica? forse qualche tentativo è possibile e provo ad indicarne qualcuno:

Il primo accorgimento, come già mi è capitato di dire in altra occasione, dovrebbe essere quello di abolire il “finanziamento a fondo perduto”, limitando l’aiuto solo sul versante degli interessi che l’imprenditore paga per acquisire credito presso il sistema bancario.
In tal modo, si costringerebbe l’imprenditore a rischiare anche capitali propri, tenendo alla larga le organizzazioni criminali che, per come abbiamo visto, sono interessate unicamente agli aiuti pubblici senza alcuna volontà – e spesso anche capacità –  di fare impresa nel senso di produrre ricchezza.

Il secondo accorgimento, consiste nell’imporre l’acquisto dei beni strumentali (macchinari, attrezzature etc.), direttamente dal luogo di produzione.

Normalmente i tanti “bandi” che ho visto impongono soltanto che il macchinario sia nuovo. Vi sono Holding che, in vista di un “aiuto pubblico” costituiscono al loro interno società di servizi apposite per rifornire la società beneficiaria di aiuti pubblici, ovviamente a prezzi triplicati.
In tal modo si eviterebbero gli onerosi aggravi che fanno lievitare, anche del 200-300%, l’originario prezzo di listino.

Il terzo accorgimento, migliorare l’attività ispettiva per la verifica degli stati di avanzamento lavori (sal), erogando l’aiuto in presenza di opere effettivamente realizzate.

Il quarto ed ultimo accorgimento, potrebbe riguardare la presentazione da parte dell’impresa di una “fideiussione bancaria” atta a garantire la prosecuzione dell’attività, scongiurando in tal modo l’attuale delocalizzazione.

La stessa verrebbe svincolata dopo un periodo congruo, gradualmente, anche in relazione al fatturato prodotto.

Per concludere, soprattutto alla luce dei risultati ottenuti, possiamo ragionevolmente convincerci che, se al posto dell’enorme fiume di denaro erogato a “babbo morto”, non solo al  al Mezzogiorno d’Italia ma all’intero sistema Italia, le stesse risorse fossero state spese per realizzare opere pubbliche (collegamenti idrici, viabilità, aeroporti, sicurezza e infrastrutture in genere), forse oggi la situazione sarebbe decisamente diversa.

Continuando di questo passo, invece, in modo imperterrito, si fanno regali, si fa beneficenza …  beneficenza criminale.

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[1]   legge 19 dicembre 1992, n°488  conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 22 ottobre 1992, n. 415, recante modifiche alla legge 1 marzo 1986, n. 64, in tema di disciplina organica dell’intervento straordinario nel mezzogiorno e norme per l’agevolazione delle attività produttive  (gazzetta ufficiale 21 dicembre 1992, n°299)