Finanziamento pubblico dell’editoria e rappresentanza democratica: aria inquinata!

2 Settembre 2017, di Giovanni Falcone

Finanziamento pubblico dell’editoria: informazione inquinata!

 

Con la scusa del “pluralismo all’informazione”  del nostro Paese, la vita di tutti noi, la quotidiana informazione distribuita dai nostri edicolanti, si basa tutta sul finanziamento pubblico.

Trattasi dello stesso filo conduttore che ha ispirato i nostri politici nella perenne ingovernabilità di questo nostro disgraziato Paese laddove consideriamo di aver prodotto 65 Governi in settant’anni, al confronto dei nove della Germania.

Da noi, in pratica, un Governo o meglio i suoi ministri, appena riuscivano a capire dove si trovavano e cosa erano deputati a fare, dovevano sloggiare, magari cambiando semplicemente dicastero come si usava fare una volta attraverso i Governi balneari, Governi tecnici, Governi a convergenze parallele – nel senso che non si era d’accordo su niente posto che due linee parallele non si incontrano mai per definizione, Governi del Presidente, Governi  a termine e altre amenità che non sto a ripetere.

Abbiamo battuto il record mondiale della ingovernabilità e i risultati si vedono: le riforme languono, la burocrazia è impazzita, la corruzione manco a parlarne, nell’evasione fiscale siamo imbattibili, nella spesa pubblica siamo i  primi, con politici che, rivendicandone addirittura il valore, dichiarano pubblicamente e spudoratamente che siedono in Parlamento da 70 anni.

A questi politici vorrei chiedere di dirci una cosa, una sola cosa, un provvedimento normativo, una iniziativa giuridica e parlamentare di rilievo tale da giustificare o che ne sia valsa la pena per una permanenza secolare nel più grande Consesso democratico: Una che sia una!

Insomma, un disastro su tutti i fronti:Ridiamo per non piangere!

Dove sta l’analogia con il finanziamento pubblico all’editoria?

Io l’analogia la vedo nel fatto del vogliamoci bene ad ogni costo, del tirare a campare, senza fare le riforme, non intaccando le tante rendite di posizione e lasciando tutto come prima.

Se nell’editoria si persegue, come ho detto in apertura la “pluralità dell’informazione” nel Governo del Paese si persegue la “rappresentanza”, sia pure parcellizzata dando vita a partiti da prefisso telefonico in grado di condizionare, se non ricattare, altre formazioni politiche del 30/35% di “mastelliana” memoria [1].

Alla fine oltre alla informazione, abbiamo anche una democrazia inquinata.

Personalmente ho sempre considerato l’intervento di Pantalone nell’editoria, una grave minaccia alla libertà dell’informazione.

In altri Paesi, penso per esempio agli Stati Uniti d’America, i più grandi scandali giudiziari – di origine politica, finanziari, corruzione o criminalità comune – sono stati sempre scoperti dagli organi di stampa o, come si dice in gergo, dai giornali d’inchiesta.

In Italia, invece, la scoperta di quisquiglie simili, in genere sempre ex post, quando i c.d. buoi sono scappatiinterviene la magistratura.

La domanda sorge spontanea: siamo sicuri che elargire soldi pubblici all’editoria sia un affare per la nostra comunità?

Fino a che punto una testata giornalistica, destinataria di aiuti economici da parte dello stesso “pantalone”, cioè dello Stato, si porrebbe in contrasto con una approfondita inchiesta sapendo che la sua stessa vita, la sua sopravvivenza è direttamente legata a quell’obolo elargito dal potere politico?

Non sarebbe forse “più migliore assai – come dicono a Napoli” che la sopravvivenza della testata sia legata esclusivamente al gradimento del pubblico e quindi alle copie effettivamente vendute al pari di una qualunque impresa? 

Per tornare poi alla c.d. “rappresentanza democratica”, non sarebbe preferibile elevare la percentuale necessaria quale soglia d’ingresso per accomiatarsi in Parlamento – tentativo recentemente fallito quello di portare dall’attuale 3 al 5% come avviene da sempre in altri grandi “democrazie” occidentali?

Nella vita si sa, la coerenza costa, ma alla lunga paga!

Alla lunga, molto alla lunga.

Intanto, così è, se vi pare!

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[1] Clemente MASTELLA da Ceppaloni, ex Leader dell’Udeur