Fiat: male in Europa, perde ancora quote mercato

18 Ottobre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Roma – A settembre le vendite di auto in Europa (27 Paesi Ue +Efta) hanno registrato una crescita dell’1,1%, a 1.271.206 unita’ contro le 1.257.569 di un anno fa. Lo comunica l’Acea, l’associazione che raduna le case costruttrici europee. Ad agosto il mercato dell’auto in Europa era cresciuto del 7,8% a 787.435 immatricolazioni.

Ma il mese è stato negativo per Fiat. Lo scorso mese, secondo i dati resi noti dall’Acea, nell’Europa a 27 le immatricolazioni sono scese del 7,8% 80.785 unità. In calo anche la quota di mercato che passa dal 7,2 al 6,6%. Nei primi nove mesi il Lingotto ha venduto 735.494 unità con una quota di mercato passata dall’8,2 al 7,3%.

Per quanto riguarda i principali marchi, Volkswagen resta in testa alla classifica e registra un aumento delle vendite del 12,1% 283.970 unità e una quota di mercato che sale dal 20,7 al 23% (+7,9% e 23,1% nei nove mesi). Psa Group segna un -13,9% a 130.073 unità e una quota di mercato che scende dal 12,3 al 10,6% (-7,7% e 12,7% nei nove mesi).

Renault Group ha venduto 108.405 vetture, in aumento dell’1,6% con una quota di mercato che scende dal 9,8 al 9,1% (-9,2% e 9,5% nei nove mesi). GM Group ha venduto 112.025 macchine, in calo del 6,3% e una quota di mercato che cala dal 9,8 al 9,1% (+0,7% e 8,8% nei nove mesi) e, infine, Ford, che a settembre ha venduto 105.632 vetture. In calo dello 0,6% e una quota di mercato sostanzialmente stabile all’8,6% (-4,8% e 8% nei nove mesi).

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di Stefano Cannavo’ – Il Fatto Quotidiano

Il 21 ottobre gli operai Fiom del gruppo Fiat scenderanno in piazza per chiedere conto a Sergio Marchionne del suo piano “Fabbrica Italia”. Quando era stato presentato, il 21 aprile 2010, i vertici del Lingotto avevano promesso di raggiungere nel 2014 1,4 milioni di vetture prodotte in Italia con un investimento complessivo di 20 miliardi di euro.

Ora la Fiom provocatoriamente presenta un mini-dossier dal titolo: “Cars missing in action, Auto scomparse in azione”, ovvero dove sono andati a finire le vetture di Marchionne? La Fiom ha presentato così la sua manifestazione di venerdì prossimo quando a Roma – non si sa ancora se il corteo richiesto sarà definitivamente autorizzato dalla Questura come scriviamo in altra parte del giornale – scenderanno in piazza i lavoratori Fiat, affiancati da quelli della Fincantieri che protestano contro i rischi di licenziamento.

Il senso della manifestazione, spiega Giorgio Airaudo, responsabile nazionale Auto che affianca Maurizio Landini nell’incontro con la stampa, sta nello specchietto che spiega le “auto scomparse”. Rispetto ai piani di Marchionne, dice infatti la Fiom, “la nuova Panda che si deve fare a Pomigliano è scivolata in avanti di quattro o cinque mesi, la nuova Ypsilon che toccava a Termini Imprese è stata spostata in Polonia mentre per il prossimo anno le cose andranno peggio”.

La nuova auto “entry level” di segmento B, infatti, non sembra sia stata ancora progettata e non si sa dove verrà costruita; la LO da 5 e 7 posti, che si farà in Serbia, slitta a metà 2012 e forse ancora fino al 2013, non è ancora confermato il restyling della 500 mentre non ci sono notizie di progettazione per la nuova berlina Lancia di segmento C, la “Nuova Giulia” Alfa Romeo e il Suv di segmento C sempre dell’Alfa.

“Marchionne ci dica dove è finito il suo piano” chiede Airaudo che aggiunge di non avere notizia nemmeno della nuova “city car”mentre la futura Punto, cioè il modello più importante, “ha visto sospesa l’attività di progettazione e nessuna notizia giunge dalla Mito 5 porte e dalla nuova spieder Alfa/Chrysler”. Airaudo lancia anche un altro allarme, quello per i posti di lavoro nell’attività di progettazione nella quale la sovrapposizione tra il “cervello” Fiat collocato a Mirafiori e quello Chrysler, a Detroit, potrebbe far scaturire prossimamente una dichiarazione di esuberi.

Intanto, il progetto di costruire 1,4 milioni di auto nel 2014, sembra lontano visto che nel 2011, al 30 settembre, le auto Fiat prodotte in Italia sono state 486.190 comprendendo anche il veicolo commerciale Ducato (145.672 “pezzi”) che si fabbrica alla Sevel di Atessa. Un mercato in forte affanno che si riflette sulle giornate lavorati nei vari stabilimenti e sull’utilizzo della Cassa integrazione da parte della Fiat. Dei sei stabilimenti italiani presi in esame (Mirafiori, Cassino, Pomigliano, Melfi, Termini Imerese, Sevel) solo quest’ultimo tra il 1 gennaio e il 30 settembre di quest’anno ha riempito i 205 giorni lavorativi “teorici”.

Gli altri si sono fermati molto al di sotto, con il record di Mirafiori che ha lavorato 35 giorni su 205 battendo anche Termini (94) e la stessa Pomigliano (37). Nell’insieme dei sei stabilimenti si è lavorato 687 giorni su 1230 teorici, con un’incidenza del 55,8 per cento. E il futuro non sembra migliorare se è vero che a Mirafiori stanno per cessare le produzioni di Idea e Musa con ripercussioni già visibili nell’indotto: alla Lear, che produce i sedili, sarebbero a rischio 450 dipendenti su 700.

Ecco quindi le ragioni dello sciopero del 21 ottobre: “Tenere unite le ragioni dei vari stabilimenti e quindi i lavoratori”. Ma Maurizio Landini si sofferma sull’aspetto più politico: “Noi vogliamo rimettere al centro dell’attenzione la necessità di un piano industriale, non solo per Fiat ma anche per Fincantieri che invece è pubblica. La politica industriale è la grande assente in questo paese e – sottolinea il segretario Fiom – anche la scelta della Fiat di uscire da Confindustria è un’avvisaglia del disimpegno in questo paese.

Il governo dovrebbe chiederne conto invece di regalare all’azienda l’articolo 8”. Alla manifestazione, che partirà da piazza della Repubblica, per concludersi in un luogo ancora incerto, prenderà parte anche il segretario della Cgil, Susanna Camusso, che ieri ha invece annunciato la manifestazione nazionale dell’intera Confederazione il prossimo 3 dicembre. Obiettivo: denunciare “la condizione drammatica delle lavoratrici e dei lavoratori, il futuro del lavoro dei giovani, il no al precariato e le proposte della Cgil per un lavoro stabile, dignitoso e sicuro”.