Ferrero e l’impegno a rimanere italiana e a non quotarsi. Ma la fila dei corteggiatori è lunga

29 Novembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Alla famiglia Ferrero proprio non devono essere andate giù quelle indiscrezioni che ipotizzavano il passaggio di mano dell’omonima azienda dolciaria di famiglia famosa per la Nutella e i Tic Tac alla Nestlé. E così, come se ancora non fosse stata sufficiente la massiccia campagna pubblicitaria avviata sull’onda delle indiscrezioni per sottolineare che la società non sarebbe stata venduta, oggi Giovanni Ferrero ribadisce il concetto dalle colonne del quotidiano economico Wall Street Journal.

“Non progettiamo di andare in Borsa né di vendere a un grande concorrente – dice l’unico amministratore delegato dell’azienda di Alba dopo la scomparsa, nel 2011, del fratello Pietro – Non abbiamo mai fatto grandi acquisizioni e non cominceremo adesso. Siamo nati come un’impresa di famiglia e intendiamo restare così. Non siamo interessati a massimizzare i ricavi nel breve termine, come fanno gli altri”.

E’ tuttavia innegabile, e il Wsj non manca di farlo notare, che da anni le banche d’affari facciano la fila alla porta della Ferrero per proporre transazioni che permetterebbero all’azienda di sbarcare in Borsa o di confluire in un gruppo dalle spalle più larghe. Proprio l’anno scorso, il colosso del settore dolciario Mars ha manifestato interesse per l’azienda piemontese, mentre la stessa Nestlé le fa la corte da anni.

Ma nemmeno il valore raggiunto dal gruppo della Nutella, che si aggira sui 22 miliardi di euro (30 miliardi di dollari), finora ha convinto la famiglia a fare un passo indietro. Insomma, oggi Giovanni Ferrero, sottolinea il Wsj mettendo così in evidenza per il secondo giorno di fila (lo aveva fatto già ieri con le Generali) un elemento positivo nel panorama dell’economia italiana, guida un gruppo che rappresenta “un raro esempio di un operatore nel mercato dei beni di largo consumo che resta al 100% in mani familiari”.

Il piano di “Mr. Ferrero” è invece quello di raddoppiare le dimensioni del gruppo creato da suo nonno Pietro e di uscire dai confini europei, all’interno dei quali oggi si realizza l’80% delle vendite (che in complesso nel 2012 si sono attestate a 8 miliardi di euro circa), per espandersi in Asia e negli Stati Uniti. “Ogni giorno siamo un po’ più fiduciosi che ci potremo riuscire. E una volta che saremo là, non ci saranno più problemi di misure rispetto ai nostri concorrenti”, dichiara Giovanni Ferrero.

Il Wsj fa tuttavia notare come quello statunitense, dove l’azienda italiana conta una presenza non rilevante e legata per lo più alla diffusione della caramelle Tic Tac, potrebbe rivelarsi un mercato non semplice da aggredire. Ma l’ad è fiducioso: “Il futuro dei dolciumi è pieno di opportunità non sfruttate e Ferrero è ben equipaggiata per poterle catturare”.

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