Feroce attacco ai Btp e capitolazione alla Borsa di Milano: -6,8%. Grecia e Italia affossano l’euro

1 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Attacco all’Italia, con i titoli di stato principale target da parte della speculazione internazionale e la borsa di Milano presa di mira dai selle dalla vendita sui bancari e’ in fase di capitolazione, a 15 minuti dalla chiusura l’indice FtseMib e’ arrivato a perdere fino -7,06%, per poi chiudere a -6,80% a 14.928 punti. Il differenziale tra i Btp e i Bund tedeschi e’ arrivato a quota 455 punti, ennesimo massimo storico e il tasso sui decennali ha superato il 6,33%, top di dodici anni dall’introduzione dell’euro (nel 1999). Alla chiusura i valori sono scesi a 440 e a 6,172%.

Quarto peggior crollo di sempre per Piazza Affari. Scambi da dimenticare soprattutto per le banche: Intesa SanPaolo ha perso il 15,8% a 1,08 euro, Unicredit il 12,44% a 0,74, Monte dei Paschi il 10,2% a quota 0,30. Forti vendite anche su Fondiaria Sai (che ha chiuso in calo dell’11,50%) e su Fiat, che ha perso il 9,46% finale salvando di poco quota 4 euro. Brutta seduta anche per Mediaset (-7,39%).

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Lo scenario e’ reso ancora piu’ turbolento dalle voci che si rincorrono a Roma sulla tenuta del governo, sulla necessita’ di un esecutivo di emergenza e dalla concomitante notizia di un referendum in Grecia sul pacchetto di salvataggio Ue, che mettera’ a rischio con un “no” quasi certo da parte dei greci sia l’euro che l’Europa. Anche la Banca Mondiale mette in guardia dal referendum che la Grecia intende effettuare sulle misure di risanamento appena negoziate con Ue e Fmi. Se dovesse sfociare in una bocciatura “sarà il bazar”, ha affermato il presidente della World Bank, Robert Zoellick. La giornata semi-festiva di Ognissanti e i volumi sottili hanno reso perfetto lo scenario di un blitz contro il nostro Paese, in concomitanza con le notizie da Atene.

Gli investitori per acquistare titoli di stato italiani pretendono 435 punti base in piu’, il 4,35%, rispetto al corrispondente titolo di stato della Germania, il bund, percepito come solido e affidabile. A Piazza Affari i titoli Intesa Sanpaolo, Unicredit e Fiat Industrial sono sospese e scambiate in asta di volatilità con ribassi teorici compresi tra l’8 e l’11%. Per Intesa la flessione è del 10,84% a 1,151 euro, per l’istituto di piazza Cordusio è del’11,32% a 0,752 euro mentre per Fiat Industrial il ribasso teorico è dell’8,17% a 5,79 euro.

Lo scenario e’ reso ancora piu’ turbolento dalle voci che si rincorrono a Roma sulla tenuta del governo e dalla concomitante notizia di un referendum in Grecia sul salvataggio Ue, che mette a rischio con un probabile “no” l’euro e l’Europa. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, “non ha mai detto che conta sull’appoggio della Russia e del presidente Putin per risolvere la crisi finanziaria globale”. E’ quanto precisa una nota di palazzo Chigi. “E’ destituita di ogni fondamento – si legge ancora nel comunicato – anche la voce di colloqui riservati tra il presidente del consiglio, il Cancelliere Merkel e il presidente Sarkozy dopo il consiglio europeo di mercoledì scorso. Come destituite di ogni e qualsiasi fondamento sono le ricostruzioni apparse su alcuni quotidiani in merito a fantasiosi e inverosimili propositi di cambi al vertice del ministero dell’economia”.

Anche la Banca Mondiale mette in guardia dal referendum che la Grecia intende effettuare sulle misure di risanamento appena negoziate con Ue e Fmi. Se dovesse sfociare in una bocciatura “sarà il bazar”, h affermato il presidente della World Bank, Robert Zoellick.

Per quanto riguarda l’Italia, la percezione sui mercati e’ che Roma sta mettendo in pericolo la stessa tenuta dell’Europa e dell’euro, ed e’ l’anello debole dell’intera costruzione. Motivo: la sfiducia dei mercati nella politica italiana, con il governo Berlusconi sul banco degli imputati per l’incapacita’ di gestire l’attuale drammatica crisi economica, sociale, finanziaria. Non e’ nemmeno certo che l’Italia sia “too big to fail”, cioe’ troppo grande per fallire, come ha ammonito ieri l’Ocse. Il fatto e’ che se l’Italia si avvicina alla zona default, cioe’ al punto di non ritorno, l’intero sistema bancario e finanziario europeo e mondiale viene messo a repentaglio.

C’e’ poi la destabilizzazione in arrivo dalla Grecia. Il terremoto che sta investendo i mercati a livello globale ha l’epicentro ad Atene dopo che ieri sera, a sorpresa, il premier George Papandreou, ha annunciato che sottoporra’ a referendum popolare l’accordo siglato la settimana scorsa al vertice europeo sul piano di salvataggio della Grecia. ”La decisione del premier greco rischio di vanificare l’accordo” affermano alcuni trader. Dopo le forti proteste difficile ipotizzare un risultato referendario favorevole all’accordo di salvataggio. ”La reazione dei mercati e’ che il default della Grecia prende sempre piu’ corpo”.

Per l’Italia, la convinzione e’ che l’attuale maggioranza che sostiene il governo (ieri sera le assurde e irresponsabili dichiarzioni del ministro Umberto Bossi hanno dato ulteriori munizioni per l’attacco odierno della speculazione) la convinzione sui mercati e’ che l’asse PDL/Lega non ha forza e credibilita’ applicare le linee guida stabilite a Bruxelles, e specificate la scorsa settimana nello scambio di lettere tra Unione Europea e Palazzo Chigi (con il ministro del Tesoro Giulio Tremonti tagliato fuori dal negoziato con l’Europa). Intanto si moltiplicano le voci e i rumor su come si possa salvare l’Italia.

Per gli stessi motivi continua a galoppare anche il rendimento dei titoli decennali italiani, attestato dopo le 10:00 al 6,200% e dopo pranzo al 6,30%, conseguenza del forte calo di prezzo dei Btp a 10 anni. Banche e investitori internaionali si sbarazzano insomma del titolo decennale, percepito come “tossico” e troppo a rischio in una fase di crisi politica, economica e istituzionale come quella che sta colpendo l’Italia. C’e’ poi un elemento molto piu’ allarmante, di cui possiamo scrivere pero’ solo per gestori di fondi e money manager.

La Banca Centrale Europea sarebbe intervenuta nuovamente in queste ore a sostegno dell’Italia acquistando buoni del Tesoro a cinque anni. Lo riferisce un trader citato dall’agenzia France Presse. L’intervento, scattato nel primo giorno del mandato di Mario Draghi all’Eurotower, e’ stato deciso dopo il nuovo record dello spread del Btp decennale sul Bund tedesco a 436,3 punti con il rendimento che e’ salito vicino al record di 6,397% toccato in agosto.

Mentre la Borsa crolla in caduta libera, a Palazzo Chigi la macchina del Governo si è rimessa in moto per arginare le conseguenze di quella che si preannuncia come una delle pagine più nere dei mercati finanziari italiani. Insieme al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e al ministro del Tesoro, Giulio Tremonti, il premier in queste ore sta seguendo il concitato andamento dei listini.

«Non vi è dubbio – sottolinea, in una nota Palazzo Chigi – che sull’andamento negativo degli scambi influisca pesantemente la decisione greca di indire un referendum sul piano di salvataggio predisposto dall’Unione europea. Si tratta di una scelta inattesa che innesca incertezze dopo il recente consiglio europeo e alla vigilia dell’importante incontro del G-20 di Cannes». Proprio al prossimo incontro con le potenze mondiali il presidente del Consiglio ha intenzione di illustrare le misure dell’agenda europea concordate con Bruxelles, e oggi assicura che «saranno applicate con la determinazione, il rigore e la tempestività imposti dalla situazione». La linea del governo, secondo quanto si apprende, è quelladi inserire subito le prime nella legge di stabilità all’esame del Senato: si tratterebbedi nuovi emendamenti al provvedimento la cui presentazione scade venerdì.

L’opposizione verso l’idea di un governo tecnico

E’ scettico il segretario del Pd Pierluigi Bersani, che questa mattina ha avuto un colloquio telefonico con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Nel corso della telefonata il leader dei Democratici ha dato la disponibilità del proprio partito e delle forze di opposizione a prendersi le responsabilità necessarie di fronte all’aggravarsi della crisi finanziaria dell’Italia. E mentre si profila all’orizzonte l’idea di un governo tecnico per superare lo stallo, prende forma il disegno di una grande coalizione insieme a Terzo Polo e Idv. In merito, Bersani ha già contatto da Casini e Di Pietro e ha indetto per domani un incontro con i vertici del Pd.

Di Pietro: pronto a sostenere Bersani alle primarie

Un passo indietro a favore di un disegno più ampio l’aveva già fatto questa mattina il leader dell’Idv che, intervistato dall’Unità, si è detto disposto a fare «una scelta di responsabilità» e sostenere Bersani alle primarie «per tutelare la coalizione in un momento in cui il Paese ha bisogno assoluto di una svolta e di un’opposizione per cui è primaria una scelta di chiarezza per cambiare e andare avanti». Guardando indietro alla convention dei rottamatori alla Leopolda, che negli ultimi giorni ha creato malumori nel principale partito d’opposizione, Di Pietro ha chiarito la sua posizione sul dibatto che rischia di mettere a repentaglio l’unità dell’area democratica. «Un Pd diviso è un danno per tutti», ha dichiarato, spiegando di temere «l’effetto Molise», con più esponenti del Pd («Renzi, Zingaretti o altri») candidati alle primarie di coalizione con il «rischio di assistere all’ennesimo scannamento».

Bossi-Cgil, scontro sulle gabbie previdenziali

Si unisce al coro anche la Cgil, che si scaglia contro la mancanzadi credibilità del governo: «Serve un nuovo quadro politico legittimato dalvoto – sostiene il sindacato di Corso d’Italia -, poi serve pianificare eattuare scelte di politica industriale, investire nella crescita attraversoscelte strategiche che guardino alle infrastrutture e all’energia, proteggereil lavoro che c’è e crearne di nuovo, guardando ai giovani, alle donne e alMezzogiorno del Paese». Quest’ultimo, evidenzia la confederazione, «in unquadro nazionale per la crescita, potrebbe dare un contributo fondamentale se ifondi effettivamente disponibili venissero sbloccati e non si cedesse alla propagandadelle gabbie, siano esse salariali e previdenziali, del ministro delle Riforme Bossi».

La crisi profonda dei mercati, che stanno trascinando il rendimento dei Btp verso quel “punto di non ritorno” che Fitch ha stabilito a quota 7%, accelera la possibilità che la legislatura si possa concludere con un governo diverso dall’attuale. Il primo a parlare esplicitamente della cosa è stato il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto ieri sera in una brevissima nota: “I governi li fanno gli elettori e i Parlamenti, non i mercati e le società di rating. A tutto c’è un limite”.

La questione è rimbalzata questa mattina nel colloquio del segretario del Pd Pierluigi Bersani con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. I contenuti del colloquio sono riservati, ma il vicesegretario del Partito democratico Enrico Letta ha riferito del colloquio dicendo che il suo partito ha espresso al capo dello Stato “la necessità che a questo punto diventa urgente, a minuti, di un cambiamento di scenario politico […], un nuovo governo di emergenza nazionale”.

“Fossi in Mario Monti mi terrei pronto”, dice a Reuters un parlamentare del Pdl, fiutando l’aria. Il nome di Monti si fa sempre più insistente e circola ormai apertamente nel dibattito politico. Su Twitter si leggono ormai messaggi del tipo: “Mario Monti tieni pronta la valigia e un biglietto Frecciarossa per Roma. La crisi si avvita”, come ha postato il giornalista Marco Alfieri poco fa.

Ma è davvero così vicino un governo Monti? Chi ha avuto modo di parlare con Napolitano in queste ore parla di un presidente preoccupato, soprattutto del fatto che non si vedono prospettive per la situazione, né vie di sbocco per la crisi. “L’attuale governo non se ne va. Si deve passare dunque per un incidente parlamentare. Bisognerà aspettare ancora qualche giorno, perché non è possibile a nessuno forzare altrimenti la situazione in queste ore”, dice un esponente del Pd. Seppure Letta parli di “minuti”, la soluzione non sembra così vicina anche se in qualche modo in modi la considerino “inevitabile”.

La maggioranza fa quadrato attorno al governo, anche se il leader della Lega Umberto Bossi, ieri sera, con Giulio Tremonti al proprio fianco, ha detto: “Ditemi voi se è un Paese che può durare. Io ho i miei dubbi”. Per poi aggiungere che “la situazione non è molto tranquilla”.