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Kevin Warsh è ufficialmente il nuovo presidente della Federal Reserve. L’ex governatore della banca centrale americana, venerdì 22 maggio, ha prestato giuramento alla Casa Bianca alla presenza del presidente Donald Trump, diventando il 17° presidente del board della Fed in una delle fasi più delicate per l’economia statunitense.
La cerimonia segna un ritorno simbolico alla tradizione: era infatti dal 1987, con l’insediamento di Alan Greenspan, che un presidente della Federal Reserve non giurava direttamente alla Casa Bianca. Un dettaglio che evidenzia anche il peso politico attribuito da Trump alla nuova guida della banca centrale.
Il passaggio di consegne dopo l’era Powell
Warsh succede a Jerome Powell, protagonista di otto anni complessi alla guida della Fed, segnati dalla pandemia, dall’impennata inflazionistica e dalle tensioni geopolitiche globali. Powell resterà comunque all’interno dell’istituzione come governatore, una scelta rara nella storia recente della banca centrale americana.
Classe 1970, economista e avvocato formatosi tra Stanford e Harvard, Warsh aveva già fatto parte della Federal Reserve dal 2006 al 2011, negli anni della grande crisi finanziaria globale. Nominato da Trump a gennaio, è stato confermato dal Senato con un voto combattuto: 54 favorevoli e 45 contrari.
Durante la cerimonia nell’East Room della Casa Bianca, Trump ha definito Warsh “uno dei leader più capaci e preparati” per guidare la Fed in una fase economica ancora incerta. Il presidente ha insistito pubblicamente sul tema dell’autonomia della banca centrale:
“Voglio che Kevin sia totalmente indipendente. Non deve guardare me né nessun altro”, ha dichiarato prima del giuramento.
Poche ore dopo, però, intervenendo a un rally elettorale nello Stato di New York, Trump ha lasciato intendere con chiarezza quali siano le sue aspettative sulla politica monetaria:
“I tassi scenderanno molto rapidamente”, ha affermato, tornando a collegare la crescita economica e il mercato immobiliare alla necessità di un costo del denaro più basso.
Le dichiarazioni arrivano mentre la Casa Bianca osserva con crescente preoccupazione l’impatto economico della guerra tra Israele, Stati Uniti e Iran. Il conflitto ha spinto il petrolio oltre i 100 dollari al barile, alimentando una nuova pressione inflazionistica attraverso l’aumento dei prezzi della benzina, dell’energia e dei trasporti.
La sfida di Warsh: crescita, inflazione e rivoluzione AI
Warsh eredita una Federal Reserve stretta tra esigenze contrastanti. Da un lato la necessità di sostenere crescita e occupazione, dall’altro il rischio di una nuova accelerazione dei prezzi in un contesto già appesantito dai dazi commerciali e dall’aumento dei costi energetici.
Nel suo primo discorso da presidente, il nuovo numero uno della Fed ha promesso una banca centrale “orientata alle riforme”.
“Il nostro mandato è garantire stabilità dei prezzi e massima occupazione”, ha dichiarato. “Quando perseguiamo questi obiettivi con saggezza, chiarezza, indipendenza e determinazione, l’inflazione può essere più bassa, la crescita più forte e l’America più prospera”.
Warsh ha inoltre parlato della necessità di superare “modelli statici”, indicando come una delle principali sfide future l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’economia americana. Secondo molti osservatori della Fed, il boom dell’AI potrebbe modificare profondamente produttività, occupazione e consumi, rendendo più complessa la lettura dei dati macroeconomici in tempo reale.
Mercati nervosi e Fed divisa sui prossimi passi
La nuova presidenza si apre inoltre in un clima di forte tensione interna alla banca centrale. Poche ore prima del giuramento, il governatore Christopher Waller — anch’egli nominato da Trump e considerato tra i candidati alla successione — ha invitato la Fed ad abbandonare qualsiasi “bias accomodante”, aprendo persino alla possibilità di un rialzo dei tassi nei prossimi mesi. Secondo Waller, l’inflazione starebbe tornando a diffondersi in maniera più ampia nell’economia americana, rendendo necessario un approccio più restrittivo. Le sue parole hanno immediatamente spinto i mercati a scommettere su un possibile rialzo del costo del denaro già entro ottobre.
Per Warsh si profila così un debutto complesso: dovrà scegliere se mantenere una linea rigorosa contro l’inflazione — rischiando però uno scontro con Trump — oppure sostenere una politica monetaria più favorevole alla crescita, con il rischio di compromettere la credibilità anti-inflazionistica della Fed.
Primo test al FOMC di giugno
Il primo banco di prova arriverà il 16 e 17 giugno, quando il Federal Open Market Committee si riunirà per decidere sui tassi e aggiornare le previsioni economiche.
Uno dei temi più osservati sarà la cosiddetta “dot plot”, la mappa delle aspettative sui tassi elaborata dai membri della Fed. Warsh dovrà decidere se allinearsi ai governatori attuali o marcare subito una discontinuità rispetto all’era Powell.
Nel frattempo anche gli analisti iniziano a rivedere le attese sulla traiettoria della politica monetaria americana. Nomura ha aggiornato il proprio scenario base prevedendo ora una Fed ferma sui tassi “a tempo indefinito”, abbandonando l’ipotesi di due tagli entro fine anno che erano stati ipotizzati per settembre e dicembre.
Secondo la banca giapponese, Kevin Warsh potrebbe essere personalmente favorevole a un allentamento monetario, ma il recente deterioramento del quadro inflazionistico e i segnali arrivati da diversi membri della Fed renderebbero difficile ottenere una maggioranza favorevole nel FOMC.
Nomura ritiene che l’inflazione possa raggiungere un picco entro quest’anno, evitando così la necessità di nuovi rialzi. Tuttavia, gli economisti avvertono che un atteggiamento troppo attendista della banca centrale rischia di lasciare la Fed “behind the curve”, costringendola successivamente a intervenire con aumenti dei tassi più rapidi e aggressivi per recuperare credibilità.
Uno scenario che i mercati interpreteranno come il primo vero test della nuova Federal Reserve targata Trump-Warsh.