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Come atteso dal mercato, la Federal Reserve ha mantenuto invariati i tassi di interesse invariati e manda un segnale chiaro ai mercati: la fase di allentamento monetario può attendere. Al termine della riunione di ieri, 28 gennaio, il Federal Open Market Committee ha deciso, con una maggioranza di 10 voti contro 2, di lasciare il costo del denaro nel range compreso tra il 3,50% e il 3,75%, interrompendo una sequenza di tre riduzioni consecutive da un quarto di punto ciascuna.
Il voto contrario di due governatori, Christopher Waller e Stephen Miran, entrambi favorevoli a un ulteriore taglio di 25 punti base, segnala che all’interno del Comitato il dibattito resta aperto. Tuttavia, la linea prevalente appare orientata alla prudenza, anche alla luce di un mercato del lavoro sostanzialmente in equilibrio.
Il quadro macro
Dietro la decisione, la considerazione che, secondo il presidente Jerome Powell, l’economia statunitense “ha sorpreso ancora una volta per la sua forza”. I rischi al ribasso per l’occupazione e quelli al rialzo per l’inflazione si sono attenuati rispetto a fine 2025, anche se non sono del tutto scomparsi.
“Pensiamo che la nostra politica monetaria sia in una buona posizione”, ha spiegato Powell, sottolineando come la Fed sia ora “ben posizionata” per valutare se e quando saranno necessari ulteriori aggiustamenti.
Il comunicato ufficiale evidenzia un quadro congiunturale più equilibrato: l’attività economica continua a espandersi a un ritmo solido, il mercato del lavoro mostra segnali di stabilizzazione e le preoccupazioni per un deterioramento rapido dell’occupazione si sono ridotte. Non a caso, dal testo è stata rimossa la formulazione che indicava rischi maggiori sul fronte del lavoro rispetto a quelli legati all’inflazione, un passaggio interpretato come un argomento a favore di una pausa prolungata nei tagli dei tassi.
Resta però il nodo dei prezzi. L’inflazione è giudicata ancora “piuttosto elevata”, circa un punto percentuale sopra l’obiettivo del 2%, e negli ultimi dodici mesi i progressi sono stati limitati. Parte delle pressioni, secondo la Fed, è riconducibile ai nuovi dazi introdotti dall’amministrazione Trump sulle importazioni, il cui impatto Powell prevede possa attenuarsi entro la metà dell’anno. Se così non fosse, il compito del prossimo presidente della banca centrale potrebbe complicarsi ulteriormente.
Mercati in attesa, prossime mosse rinviate all’estate
La reazione dei mercati finanziari è stata contenuta. Gli indici azionari statunitensi hanno chiuso poco mossi, mentre i rendimenti dei Treasury si sono mantenuti su livelli elevati: intorno al 4,25% per il decennale e al 3,57% per il biennale. I future sui tassi continuano a prezzare un possibile prossimo taglio non prima della riunione di giugno. Una tempistica che potrebbe coincidere con l’insediamento del successore di Powell il cui mandato da presidente scade a maggio.. Le attese sono per al massimo due riduzioni dei tassi nel 2026 e nessuna nel 2027, indipendentemente dal prossimo presidente della Fed.
Commentando le decisioni assunte dalla Federal Reserve, David Pascucci, Market Analyst di XTB,
osserva come la tenuta dell’economia statunitense consenta alla banca centrale di mantenere i tassi invariati, rimandando le prossime valutazioni ai dati macroeconomici imminenti. L’attenzione dei mercati è già rivolta alle statistiche in uscita venerdì, in particolare al tasso di disoccupazione e ai Non-Farm Payrolls, considerati decisivi per orientare le prossime mosse di politica monetaria.
Sul fronte dei dati, Jerome Powell ha inoltre ricordato che lo shutdown ha creato difficoltà nella raccolta e nella qualità delle rilevazioni statistiche, un aspetto ben noto a chi analizza le serie del Bureau of Labor Statistics. Al momento non emergono segnali di criticità immediata e il quadro economico appare stabile, ma solo in superficie: alcune dinamiche di peggioramento sono infatti già evidenti. Il vero banco di prova, come spesso accade, sarà rappresentato dall’evoluzione del mercato del lavoro, con particolare riferimento al tasso di disoccupazione e ai Nfp attesi il 6 febbraio.
Il tema dell’indipendenza della Fed
A dominare la conferenza stampa è stato anche il tema dell’indipendenza della banca centrale. Alle domande dei giornalisti sulle pressioni politiche e sulle indagini giudiziarie che lo riguardano, in un contesto segnato dalle ripetute critiche del presidente Donald Trump, favorevole a tagli più aggressivi dei tassi, Powell ha ribadito un principio chiave per il futuro dell’istituzione: evitare il coinvolgimento nella politica elettorale e mantenere un forte rapporto di accountability con il Congresso. Un messaggio che suona come un’eredità istituzionale in una fase in cui la politica monetaria si intreccia sempre più con le tensioni politiche.