Fed: banche Usa non sono sicure e nemmeno solide

10 Novembre 2015, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Alcuni dei principali rappresentanti delle autorità finanziarie Usa, tra cui la Federal Reserve e la FDIC, hanno emesso una condanna senza appello del sistema bancario americano. I funzionari hanno citato in una riunione svoltasi di recente i “divari continui tra le pratiche del settore e le attese per un sistema solido e sicuro”.

Le considerazioni verranno fatte presenti nel report annuale intitolato “Shared National Credit (SNC) Review”, in cui viene individuato un incremento preoccupante dei prestiti rischiosi, dovuto all’esposizione in industrie indebolitesi negli ultimi tempi come il settore petrolifero e del gas.

L’ammontare in eccesso è enorme: $3.900 miliardi di crediti pericolosi che le banche americane hanno contratto con i soldi dei clienti. Se anche la Federal Reserve è preoccupata, allora i campanelli d’allarme di tutte le sale operative dovrebbero iniziare a suonare. Senza parlare dei 10 mila miliardi di dollari di attività di trading che comportano rischi.

I tre rischi principali per i clienti di una banca

Dal punto di vista del consumatore e correntista, i tre rischi principali del settore bancario sono il rischio di frode, di insolvenza e di liquidità. Sul primo non c’è molto da dire fuori dalla sfera delle speculazioni. Ma nel secondo e terzo caso citati si possono fare considerazioni interessenti.

La prima domanda che un cliente dovrebbe farsi è: la mia banca ha registrato un risultato netto positivo? Come tutte le società, attività e persone, la banca ha iscritti a bilancio attivi e passività. La differenza tra queste due voci dà il risultato netto. Le passività sono rappresentate dai depositi bancari, perché sono i soldi che deve restituire ai clienti.

Gli asset complessivi sono invece costituiti dagli investimenti che vengono fatti con i risparmi dei correntisti. Se gli investimenti non vanno a buon fine, la banca non potrà più ripagare i clienti che hanno un deposito presso di loro.

È poi quello che è accaduto nel 2008 con lo scoppo della crisi dei mutui subprime: centinaia di banche sono risultate insolventi per colpa delle scommesse sbagliate fatte nei mercati e sopratutto in strumenti derivati ad alto rischio come i prodotti cartoralizzati legati a mutui accesi da persone che non offrivano garanzie.

L’altra domanda da porsi è: la banca ha a disposizione fondi liquidi a sufficienza per esaudire le richieste di bonifici e prelievi dei suoi clienti? La maggior parte degli istutiti di credito in realtà ha una fetta molto bassa di cash o di asset equivalenti in portafoglio.

Ci si riferisce ad asset liquidi, contanti e bond che le banche possano vendere appena si presenti il bisogno di reperire denaro fresco e rispondere alla domande dei clienti che vogliano fare un bonifico o prelevare denaro allo sportello.

In Occidente le banche di solito hanno una somma di cash o asset simili molto bassa sul totale, pari all’1-3% rispetto all’ammontare totale dei depositi. Significa che una corsa agli sportelli o anche la necessità di una percentuale molto bassa di clienti di prelevare i propri soldi, metterebbe in pericolo le finanze dell’istituto di credito stesso.

I rischi, evidenziati di recente da più di un grande gestore – che hanno esortato in coro ad aumentare le posizioni in asset liquidi o comunque sicuri come oro e argento – ci sono e le autorità di regolamentazione dei mercati finalmente se ne sono accorte.

Fonte: SovereignMan