Fed: al via meeting dell’anno. Analisti puntano su taglio isolato

31 Luglio 2019, di Mariangela Tessa

Termina oggi la due giorni di meeting della Fed che, secondo le stime del mercato, si concluderà con il primo taglio dei tassi in dieci anni. Secondo il consensus, c’è il 76% di probabilità che sia di 25 punti base e il 24% di 50 punti base. Alcuni analisti si aspettano inoltre che la riduzione del bilancio della banca centrale Usa finisca prima di quanto già previsto.

Se le previsioni dovessero rivelarsi corrette, si tratterebbe dunque del primo intervento al ribasso dal dicembre 2008 ovvero da quando l’allora governatore Ben Bernanke, nel pieno della crisi dei mutui subprime, portò il costo del denaro praticamente a zero.

Ma il quadro attuale appare completamente diverso. Oggi l’economia Usa cresce al ritmo di oltre il 2% e l’intervento sui tassi sarebbe una misura preventiva, per scongiurare l’impatto della guerra dei dazi sull’economia Usa alla vigilia del 2020 quando si terranno le prossime presidenziali.

Ed è proprio dal presidente Usa, Donald Trump, che negli ultimi mesi ha continuato a fare pressione sulla Fed nella direzione di un taglio, che ieri è arrivato l’ennesimo affondo: una riduzione dei tassi di un quarto di punto percentuale al 2-2,25%, secondo l’inquilino della Casa Bianca, non sarebbe sufficiente.

“Ha fatto tutte le mosse sbagliate. Un taglio dei tassi contenuto non è abbastanza, ma vinceremo lo stesso”, attacca Trump in un tweet riferendosi alle elezioni 2020 e all’ipotesi che la sforbiciata della banca centrale sia di un quarto di punto. “L’Europa e la Cina ridurranno ulteriormente i loro tassi di interesse e pomperanno fondi nei loro sistemi, così da rendere più facile per i loro produttori vendere i loro prodotti. Allo stesso tempo, con un’inflazione molto bassa, la nostra Fed non fa niente, o probabilmente farà molto poco” rispetto agli altri.

Per gli analisti di Mirabaud AM, l’istituto di Washington abbasserà i tassi di 25 punti base ma lo scenario più probabile sarà quello di “one and done”.

“Continuiamo a credere che, fondamentalmente, una riduzione dei tassi non sia giustificata – per esempio, dopo la precedente riunione del FOMC del 19 giugno, i dati relativi al mercato del lavoro, all’inflazione CPI e alle vendite al dettaglio, sono tutti migliorati. Oltre al recente miglioramento dei dati economici, osserviamo anche che l’inflazione PCE core – l’indice preferito dalla Fed – pur rimanendo a livelli bassi, è frenata principalmente dalla debolezza dei prezzi dei servizi finanziari, che probabilmente sarà un fenomeno temporaneo. Considerato il chiaro segnale da parte dei funzionari, un taglio dei tassi sembra rientrare nella politica della Fed – anche se scartiamo l’ipotesi di un taglio di 50 punti base ed escludiamo ulteriori riduzioni dei tassi in futuro. Questo scenario potrebbe però essere modificato se si concretizzassero i rischi di ribasso legati al commercio e agli sviluppi globali, come sottolineato dal presidente Powell durante la sua testimonianza al Congresso”.

Un taglio da 25 punti base è messo in conto anche da François Rimeu, Senior Strategist di La Française Asset Management, che esclude un taglio dei tassi di 50 punti base.

“Non saranno pubblicati nuovi “dot plot” o previsioni economiche: quindi non c’è motivo di pensare che i membri della FED cambino materialmente le proprie valutazioni” si legge in una nota, nella quale viene specificato:

“Nella dichiarazione finale, il FOMC manterrà il proprio atteggiamento accomodante. Rimane la possibilità di ulteriori misure accomodanti a settembre se i rischi al ribasso dovessero persistere. Ciò detto, non si impegneranno preventivamente su specifiche azioni e i dati continueranno ad essere il fattore chiave di analisi”.

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