FATTURE PAGATE IN RITARDO, SUL WEB MONTA LA PROTESTA

14 Settembre 2007, di Redazione Wall Street Italia

(9Colonne) – Roma, 14 set – In Italia i pagamenti non si fanno a 30 giorni come stabiliscono le regole europee. E neanche in 60 giorni, come sarebbe persino utopistico desiderare. Ci sono fatture che vengono pagate in 120 giorni o in 360 giorni da grandi aziende e dallo stato. Contro questa palese distorsione delle regole di un corretto mercato è in atto, sulla Rete, un acceso dibattito. Diversi gli interventi sul blog del giornalista e saggista Luca De Biase, che scrive: “Alcune grandi aziende e lo stato si finanziano ricamando sulla valuta dei pagamenti a spese delle piccole fornitrici che per avere un po’ di cassa devono pagare gli interessi alle banche. La mia esperienza? Quando facevo il freelance ho lavorato per la Fondazione Allianz, in Germania. Quando ho emesso la fattura, il pagamento è arrivato in pochi giorni. Mai visto in Italia. Dove tra l’altro con alcuni amici avevo fondato la “Mago d’ebiz” per vendere contenuti informativi. Fatturavamo il doppio di quanto spendevamo. Ma in cassa non c’era mai una lira. Non siamo falliti. Ci siamo stufati”. Tra gli interventi, particolarmente significativo, nel suo scetticismo, quello di un lettore che si firma Marco. “Luca, sono solidale, ma è un problema che risale alla notte dei tempi. Non ci sono regole scritte e anche se ci fossero con milioni di cause civili pendenti chi si metterebbe a denunciare, e anche se la giustizia fosse fulminea c’è sempre il ricatto da parte dalla grandi aziende che si finanziano ai danni delle piccole dicendo: se non ti va bene ne ho decine come te che mi danno il posteriore”. “Poi ci sono settori, come la GDO, che campano sullo spread dei tassi passivi e attivi: vengono pagati cash o al massimo a 30 giorni dai clienti, pagano i fornitori, anche quelli grandi, a 180 giorni. E vogliamo parlare dei pubblicitari e dei centri media? Che comprano pubblicità su testate medie e piccole, le pagano a 180 e poi a fine anno chiedono la restituzione di un 5 per cento del fatturato complessivo per continuare a lavorare? Oltre al 15 di rimessa d’agenzia? Devo continuare? Devo parlare degli addetti al ciclo passivo (in linguaggio naturale, dei fornitori) che hanno un incentivo monetario a ritardare al massimo i pagamenti, e sono autorizzati verbalmente a imboscare le fatture (ricordo un caso divertente di una grandissima azienda in cui una impiegata andò in pensione, dopo qualche settimana i suoi armadi vennero presi da un’altra, che aprì i cassetti e li ritrovò rigurgitanti di fatture mai registrate…). Tanto è sempre colpa delle Poste…”.