Falchi e colombe all’interno della Fed. Intanto Bernanke ridà fiducia ai mercati

11 Luglio 2013, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (ADVISE ONLY) – Il presidente della FED ha smorzato i toni sul blocco all’immissione di liquidità che aveva portato volatilità nelle Borse di tutto il mondo. Bisogna vedere se per un giorno o definitivamente.

Ieri Bernanke ha parlato ad un convegno sui 100 anni della Fed (fondata nel 1913, appunto) e, nel successivo “question time” , ha dichiarato:

“Politiche monetarie altamente accomodanti sono necessarie nel prossimo futuro”.

Poche parole che hanno fatto capire come la Federal Reserve potrebbe non ridurre il piano di acquisto di bond ($ 85 miliardi al mese) così velocemente o così presto come il mercato si aspettava.

Wall Street ha chiuso piatta, perché Bernanke ha iniziato a parlare dopo la chiusura dei mercati e nessuno si è voluto sbilanciare prima di sentire le sue parole.

Oggi le Borse asiatiche e europee vanno a gonfie vele.

La volatilità osservata sui mercati dal 19 giugno scorso, data dell’ultima riunione dell’istituto centrale, si poteva probabilmente evitare se l’istituto avesse fornito una tempistica certa di riduzione del quantitative easing. Secondo Bernanke, comunque, le indicazioni date in quella data hanno aiutato a ridurre l’assunzione di rischi eccessivi sui mercati. C’era la forte paura che qualcosa sfuggisse di mano, ed in questo modo è stata evitata, si potrebbe aggiungere.

Adesso l’incognita è capire quando inizierà il famoso rallentamento del piano di acquisito di bond, il cosiddetto “tapering”.

Il recente operato della Fed è la dimostrazione del tentativo di riportare stabilità sui mercati, anche attraverso operazioni non convenzionali. L’obiettivo è prevenire il panico finanziario e, in effetti, questo è stato fatto perché la banca centrale finora ha funzionato come prestatore di ultima istanza, con i vari programmi di liquidità nel 2008 e nel 2009.

Più interessanti delle dichiarazioni di Bernanke sono state le minute dell’ultima riunione del FOMC, cioè del braccio esecutivo della Banca centrale americana. Tanto per cominciare è emerso chiaro il concetto che “tapering” non è “tightening”, cioè riduzione non equivale a stretta.

Inoltre è affiorata anche una divisione interna sulla tempistica con cui rallentare o terminare il quantitative easing. Circa la metà dei membri del FOMC punta sulla fine di quest’anno, in linea con le attese del mercato. Altri credono che serva un’accelerazione dell’economia così come la creazione di posti di lavoro prima di stringere la cinghia. I membri del FOMC si sono anche confrontati sul modo in cui l’istituto centrale comunica le sue intenzioni di politica monetaria e, alla fine, hanno optato per chiarire le condizioni che faranno scattare il cosiddetto “tapering”. Falchi e colombe non solo in BCE, quindi.

Quel che è certo è che la Fed non alzerà i tassi di interesse almeno fino a quando il tasso di disoccupazione, attualmente al 7,6%, non scenderà al 6,5%. È chiaro quindi che le decisioni sul tapering sono distinte dalle decisioni in merito ai tassi che, molto probabilmente, resteranno bassi per un periodo di tempo considerevole, anche dopo la fine del programma di acquisto di bond.