Facebook, esodo inserzionisti. Datagate: come difendersi

23 Marzo 2018, di Alessandra Caparello

Lo scandalo datagate scoppiato in relazione a Facebook non accenna a placarsi. Centinaia di milioni  di dati personali e informazioni private di ignari utenti Facebook  rubati e utilizzati per i propri fini da diverse società, non solo da Cambridge Analytica che si è servita delle informazioni per manipolare le elezioni presidenziali Usa.

Come difendersi? Prova a dare una risposta Pierluigi Battista che sul Corriere della Sera pubblica un vero e proprio vademecum di guerriglia urbana per l’uso corretto dei social network in cui la parola d’ordine è confondere l’algoritmo, che gli esperti considerano meno efficace e riuscito di quello per esempio di Google.

Facebook non vuole fare nulla per impedire che le App rubino, per così dire, i dati dai profili degli utenti? La risposta è semplice: basta darglieli sbagliati. Confonderli, depistarli, rendere inutili gli algoritmi che hanno come obiettivo quello di fare di te un bersaglio commerciale, o un obiettivo della propaganda politica, come nel caso di Cambridge Analytica.

Ma come mettere in pratica questa confusione per mandare in tilt l’algoritmo?

“Spiazzare. Un giorno mettere molti pollici all’insù per mostrare interesse a una pagina di militanza gay, il giorno successivo fare lo stesso con la pagina dei «Legionari di Cristo» o delle «Sentinelle in piedi». Su Facebook vanno molto le competizioni tra canari e gattari: basta apprezzare i gatti e poi subito dopo i cani per stordire i produttori di cibi per animali che hanno già posato lo sguardo famelico su di te.

Un giorno si potrebbe per esempio mettere un like a una foto nostalgica di Obama, un altro apprezzare pubblicamente il sito dei trumpiani d’Italia: l’algoritmo comincerà a odiarti, il manipolatore occulto si sentirà manipolato. (…) Tanto per creare ulteriore confusione, e contribuire alla costruzione di un monumento al caos della tua personalità inafferrabile e quindi commercialmente e politicamente inutilizzabile, sarebbe anche oltremodo consigliabile una raffica di «mi piace» all’impazzata, senza un senso compiuto, pura «ammuina»: l’effetto frastornante è assicurato, per gli algoritmi arriva concretamente il rischio di andare in tilt.

Un’altra tattica consiglia è quella di “parcellizzare il tifo calcistico: prima della Juve, poi della Roma, poi del Chievo, nell’ordine che si vuole e con le squadre che si decide di citare, possibilmente divise da una fiera rivalità per accrescere la percezione di una personalità frantumata. (…) Mostrarsi entusiastici sostenitori dei 5 Stelle, ma solo il lunedì e il giovedì, il mercoledì è dedicato alla sparata di like sui profili favorevoli a Maria Elena Boschi, il testo della settimana a piacimento. (…) Gli algoritmi sembrano intelligenti, ma ci cascheranno. I padroni dei dati si sentiranno impotenti. E la guerriglia non è nemmeno molto faticoso: basta premere un po’ di tasti a casaccio e il più è fatto. L’attacco alla democrazia sarà presto sventato”.

Intanto lo scandalo datagate sta mettendo letteralmente in fuga gli inserzionisti del social network fondato da Mark Zuckerberg che attualmente è  alla ricerca di una soluzione per l’esodo, mentre arriva anche la notizia di una possibile multa da 1 miliardo di sterline. Nel preborsa il titolo perde quasi l’1% dopo il calo del 2,56% di ieri e dell’11% in settimana: il prezzo ha perso circa 20 dollari pieni dai valori di lunedì.