Faber: “Governi si prenderanno 20-30% del mio patrimonio”

28 Marzo 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – E se nelle dichiarazioni del capo dell’Eurogruppo su Cipro, che hanno gettato i mercati nel panico, si nascondesse l’unico metodo – doloroso e iniquo, ma efficace – per trovare una soluzione alla crisi del debito nell’area euro? L’unico modo per colpire le banche, interrompendo il ciclo vizioso che le lega a doppio filo con i debiti sovrani. Ovvero: privarle della loro linfa vitale, i depositi.

Tassando i conti correnti sopra i 100 mila euro, saranno sempre meno i risparmiatori benestanti disposti a depositare i loro patrimoni nelle banche a rischio crisi di liquidita’. Cio’ spingera’ gli stessi istituti ad agire per convincere la gente a fare affidamento nelle loro casseforti.

Una ristrutturazione coordinata del debito, facendo pagare anche obbligazionisti e azionisti, farebbe fallire tutta una serie di banche. Ma e’ in sintesi l’unica maniera (forte) per risolvere il problema del debito. E’ una misura perversa quella della tassazione dei patrimoni, ma forse e’ proprio l’unica via rimasta da percorrere: un prelievo del 30% una tantum sugli asset della classe medio-alta, lasciando immacolati i conti correnti inferiori a 100 mila euro.

Non e’ chiaro se le parole dell’olandese Dijsselbloem vanno prese sul serio, vista anche la smentita successiva, ma in fondo dopo un primo sbandamento i mercati non sembrano aver completamente perso la bussola. Forse perche’ gli operatori si rendono conto che Cipro potrebbe rappresentare un “game changer” positivo sul lungo periodo.

Le immagini da Cipro, con la gente in fila per prelevare i propri soldi oggi che le banche hanno riaperto le proprie filiali e bancomat, sono l’esempio dei danni che la tassa sul patrimonio puo’ causare. E’ un fatto ormai inevitabile anche nel resto d’Europa. Le misure intraprese nell’isola creano difatti un precedente pericoloso.

L’investitore Marc Faber e’ uno di quei ricchi appartenenti all’upper class ad essersene reso conto subito: “Finora i piani di salvataggio in Europa e gli Stati Uniti sono stati alle spese dei contribuenti. D’ora in avanti, i piani di aiuto saranno alle spese dei risparmiatori piu’ benestanti”, ha detto in un’intervista.

Insomma, non saranno piu’ i contribuenti a pagare (via Esm – il fondo salva stati – e manovre di austerity) per gli errori del sistema finanziario, bensi’ la classe medio alta. Solo cosi’, tassando i loro patrimoni, si potra’ interrompere il ciclo vizioso tra banche e debito sovrano.

“Sono sicuro che i governi un giorno si prenderanno il 20-30% del mio patrimonio”, ha detto Faber. E’ uno scandalo, ma dopo tanti errori commessi dalle autorita’ europee, potrebbe essere l’unica via d’uscita, come osserva l’analista Chistopher Vecchio, di DailyFx.

Prima della crisi cipriota, quando una banca aveva bisogno di capitali, si rivolgeva allo stato di riferimento per finanziamenti freschi. Il paese sovrano avrebbe ricapitalizzato la banca, chiedendo uno sforzo ai contribuenti, ricevendo in cambio un investimento da parte dell’istituto.

Ma con l’economia europea in grave difficolta’ molte perdite bancarie hanno iniziato pericolosamente ad accumularsi, mettendo a rischio le nazioni senza punire gli istituti di credito per i loro errori. In economia un fenomeno distorto di questo tipo si chiama azzardo morale.

Il debito pubblico sale, le entrate fiscali non riescono a reggere il carico delle spese per ripagare il passivo e lo stato ha bisogno a sua volta di essere salvato. La Troika composta da Bce, Commissione UE e Fmi interviene, soffia la sovranita’ dal naso dello stato e impone le sue misure draconiane che mettono in ginocchio i cittadini, in particolare quelli meno abbienti.

Anche il fondo salva stati ESM e’ l’esempio di questo circolo vizioso, essendo esso finanziato con i soldi dei contribuenti. Dijsselbloem ha dichiarato che “Dovremmo aspirare a una situazione ideale nella quale non avremo piu’ bisogno di prendere nemmeno in considerazione una ricapitalizzazione diretta.

Come avvenuto a Cipro, dove i contribuenti non pagheranno per il piano di salvataggio dell’isola, d’ora in avanti saranno i possessori di un conto corrente a pagare al loro posto.

In questo modo il rischio non pesera’ piu’ sulle spalle della nazione sovrana, bensi’ solo sulle banche. La prossima domanda da porsi e’: perche’ pero’ un prelievo forzoso o una patrimoniale dovrebbero essere la risposta ideale? Molto semplicemente perche’ i soldi dei risparmiatori sono la linfa vitale degli istituti di credito. Senza i depositi le banche collasserebbero tutte una dopo l’altra.

Se un istituto finanziario di un paese della periferia dell’Eurozona corre rischi troppo alti per generare profitti esagerati, sara’ costretta a ridurre quei rischi, per aumentare i livelli di capitale Tier 1 – il tasso di per misurare la solidita’ finanziaria di una societa’ – e prevenire la diffusione del panico tra i suoi correntisti.

Faber potrebbe avere ragione. E’ una strategia scomoda e un’opinione fortemente contrarian quella di Dijsselbloem, ma potrebbe scongiurare il ripetersi nell’area euro di crisi finanziarie e sovrane come quella cipriota e greca.

Sul breve la crisi si aggravera’, ma forse Dijsselbloem non e’ cosi’ stupido e potrebbe avere aperto la porta che separa il blocco a 17 dell’unica strada per eliminare i rischi rappresentati dalle mosse spericolate delle banche a caccia di profitti facili.

Alla lunga, la crisi di Cipro, una piccola isola con un Pil di appena 8,9 miliardi, potrebbe avere un’effetto placebo sui malanni dell’Europa. Cambiando finalmente le carte nel tavolo da gioco del casinó della finanza globale senza scrupoli, dove sinora e’ sempre stato sempre il croupier a incassare le vincite, lasciando nel lastrico tutti gli altri.

Per contattare l’autore Twitter @neroarcobaleno; daniele@wallstreetitalia