Economia

Extraprofitti, prende la parola Meloni: «una tassazione sui margini ingiusti delle banche»

Giorgia Meloni ha espresso il suo commento sulle più recenti misure adottate dal Consiglio dei Ministri, iniziando dalla tassa sugli extraprofitti delle banche. Attraverso la rubrica social “Gli appunti di Giorgia”, la Presidente del Consiglio ha fatto notare l’importanza di tassare in modo equo «i profitti esagerati delle istituzioni bancarie». Il prelievo dai profitti degli istituti bancari andranno «a finanziare le misure a sostegno delle famiglie e delle imprese» che stanno vivendo «un momento di difficoltà per l’alto costo del denaro».

«Redistribuire una piccola parte dei miliardi di utile che le banche stanno facendo senza muovere un dito per effetto delle decisioni della Bce credo sia un’opera economicamente e socialmente doverosa», aveva detto in mattinata anche il vicepremier Matteo Salvini. E così «arriveranno benefici ai cittadini», perchè ci saranno «risorse in legge di bilancio per confermare il taglio delle tasse e l’aumento di stipendi e pensioni».

Banche, tassa sugli extraprofitti per «finanziare le misure a sostegno delle famiglie»

La tassa sugli extraprofitti delle istituzioni bancarie, recentemente approvata dal Consiglio dei Ministri attraverso il decreto asset, è definita nel testo come un’imposta straordinaria a causa della sua natura “una tantum”. Questo schema segue la struttura sperimentata in precedenza dal governo Draghi riguardante le aziende energetiche, che mirava a recuperare risorse per sostenere famiglie e imprese contro l’incremento dei costi energetici.

Ora questa misura viene estesa al settore bancario con l’intento di affrontare l’aumento dei costi dei mutui. Nel caso delle banche, gli extraprofitti sono calcolati in base al margine di interesse, cioè la differenza tra gli interessi attivi e passivi. Gli interessi attivi sono quelli che le banche guadagnano concedendo prestiti e mutui (in linea con i tassi della Bce), mentre gli interessi passivi sono quelli che devono pagare ai clienti (attualmente quasi a zero). Gli extraprofitti rappresentano i guadagni aggiuntivi ottenuti dalla banca con l’aumento dei tassi di interesse.

Come sottolineato da Meloni:

In questa situazione difficile è fondamentale che il sistema bancario si comporti nel modo il più possibile corretto. Stiamo registrando utili record e abbiamo deciso di intervenire introducendo una tassazione del 40% sulla differenza ingiusta del margine di interesse. Una tassazione che è non una tassa su un margine legittimo, ma una tassa su un margine, appunto, ingiusto.

Le risorse che arriveranno da questo provvedimento andranno “a finanziare le misure a sostegno delle famiglie e delle imprese”, che stanno vivendo “un momento di difficoltà per l’alto costo del denaro”.

L’imposta straordinaria non può essere dedotta dalle imposte sui redditi e dall’imposta regionale sulle attività produttive. Si applicano le disposizioni sulle imposte sui redditi per l’accertamento, le sanzioni e la riscossione dell’imposta straordinaria, nonché per le controversie. La norma stabilisce che le entrate saranno utilizzate per finanziare il fondo mutui prima casa per i giovani sotto i 36 anni e “per interventi volti a ridurre la pressione fiscale sulle famiglie e sulle imprese”. Queste misure probabilmente saranno incluse nella manovra dell’anno successivo.

Le entrate potenziali dalla tassa sugli extraprofitti delle banche

Questo prelievo sarà attivo nel 2023 a seguito dell’aumento dei tassi di interesse e dell’impatto sociale derivante dall’aumento delle rate dei mutui. Le istituzioni finanziarie saranno responsabili del pagamento, mentre le società di gestione dei fondi comuni d’investimento e le società di intermediazione mobiliare saranno escluse.

L’imposta straordinaria viene calcolata applicando un’aliquota del 40% al valore maggiore del margine di interesse nel 2022 che supera almeno del 5% il margine del 2021 e al margine di interesse del 2023 che supera almeno del 10% il margine del 2021. L’importo dell’imposta straordinaria non può superare il 25% del valore del patrimonio netto della banca alla fine del 2022. L’imposta straordinaria deve essere pagata entro il sesto mese successivo alla chiusura dell’esercizio 2023, ovvero per la maggior parte delle banche entro giugno 2024. Se i soggetti approvano il bilancio oltre i quattro mesi dalla fine dell’esercizio, il pagamento avviene entro il mese successivo all’approvazione del bilancio. Per i soggetti con un esercizio diverso dall’anno solare e con scadenza nel 2023, il pagamento è effettuato nel 2024, entro il 31 gennaio.

Le prime stime indicano entrate potenziali tra 2,5 e 2,8 miliardi, ma la norma attuale non è accompagnata dalla relazione tecnica. Questo ammontare sarebbe adeguato per i mutui, che valgono alcune centinaia di milioni, ma solo parzialmente sufficiente per finanziare, ad esempio, il taglio del cuneo fiscale (che vale circa 9 miliardi per un anno) o per ridurre le aliquote dell’Irpef da 4 a 3. Le diverse opzioni in discussione partono da almeno 4 miliardi.

Bini Smaghi, presidente di Société Générale: i dubbi sulla costituzionalità della misura

Nel contesto finanziario, con una perdita di 9 miliardi di euro registrata ieri a Piazza Affari da parte delle istituzioni di credito, Lorenzo Bini Smaghi, attuale presidente di Société Générale e precedentemente membro del consiglio direttivo della Banca Centrale Europea, ha sollevato dubbi sulla costituzionalità della tassa sugli extraprofitti delle banche.

Intervistato dal Corriere della Sera, Bini Smaghi ha espresso la sua opinione affermando che questa misura potrebbe essere soggetta a questioni di legittimità costituzionale:

Non è vero che gli istituti di credito hanno fatto più profitti rispetto ai servizi, al lusso, all’energia o alla meccanica. Non c’è motivo per penalizzare un comparto anziché un altro: perché creare una tassa ad hoc? Mentre un prelievo su misura per gli utili derivanti da aumenti di prezzi petroliferi può essere giustificato, qui c’è un fenomeno che interessa tutti i settori che è l’inflazione e che ha consentito a molti di questi di avere un aumento di guadagni temporanei. Non vedo perché distinguere le banche dall’automotive o dal farmaceutico.