Expo di Milano: la malattia? Sempre la stessa

12 Luglio 2017, di Giovanni Falcone

L’ANAC di Raffaele CANTONE tuona un’altra volta: scarsa evidenza pubblica su taluni appalti concessi in occasione dell’Expo di Milano.

E dove sta la novità, verrebbe da dire?

Ai nostri imprenditori, spesso, non gli piace competere, misurarsi con la concorrenza tanto nella qualità dell’offerta, organizzazione imprenditoriale,  ma soprattutto nei costi.

Alla fine, a conti fatti costa meno: basta elargire una “bustarella” al funzionario di turno e non c’è gara che tenga, accordi a quattr’occhi, a “trattativa privata” e tutto procede liscio come l’olio, almeno in apparenza.

Anche l’Expo si è palesata sempre la stessa malattia, difficile da contrastare.

Questo sistema, al netto della c.d. “turbativa d’asta”,  per rifarci a quello che successe all’epoca di “tangentopoli”, sottende due rischi di ordine giudiziario per un “Abuso d’ufficio” in capo al funzionario pubblico con il “concorso” del privato imprenditore o l’ipotesi più grave e la più verosimile della “Corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio”, con il carcere fino a dieci anni sempre con il “concorso” del nostro amato imprenditore.

Quando si ricorre a questa procedura della “trattativa privata”, senza gara e per così dire sbrigativa, anche per appalti superiori alle fatidiche quarantamila euro, non si può stare mai tranquilli e bisogna essere pronti a giustificare tale iter,  perché può sempre capitare  una lettera anonima ben dettagliata, magari prodotta da una azienda concorrente o qualcuno che canta davanti ad magistrato o qualche intercettazione telefonica pure presa per sbaglio, qualcosa può emergere e allora sono guai, guai seri.

Per esperienza direttamente vissuta, quando mi occupavo di “grandi appalti pubblici” in terra di Calabria al Comando di un Reparto della Guardia di finanza deputato al contrasto al “crimine organizzato” – dal 1990/93 – quello della “trattativa privata”, senza gara e saltando a piè pari la c.d. procedura ad evidenza pubblica diventava la norma, anche utilizzando stratagemmi abbastanza pacchiani  come:

  • Costruire ad hoc dei capitolati sulle attitudini e caratteristiche di una sola azienda, costringendo di fatto la concorrenza a non partecipare e aggiudicando con la formula di rito “si procederà all’aggiudicazione anche in presenza di una sola offerta”;
  • Frazionare l’importo della base d’asta di una programmata “licitazione” al solo fine di aggiudicare i lavori “ai soliti noti” per l’appunto senza gara ed a trattativa privata;
  • Giustificare il ricorso alla “necessità ed urgenza” per lavori di cui si conosceva l’esigenza, magari in base a nuove norme nel frattempo intervenute, già da alcuni anni prima (penso per esempio ad un adeguamento in materia di sicurezza sul lavoro, norme antincendio etc.).

Insomma, i tempi passano ma la malattia è la stessa: forse bisogna cambiare la cura!

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