Europarlamento boccia Cina : “Non é economia mercato”

12 Maggio 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Per l’Europarlamento “la Cina non è un’economia di mercato” e “ancora non soddisfa i cinque criteri stabiliti dalla Ue per definire le economie di mercato”. È il passaggio principale della risoluzione ‘bipartisan’, approvata oggi e sostenuta da popolari (Ppe), socialisti (S&D), liberali (Alde), conservatori (Ecr) e Verdi.

In particolare, il testo chiede alla Commissione Ue di mantenere i meccanismi anti-dumping e di “opporsi a qualsiasi concessione unilaterale dello status di economia di mercato”.

Nel dettaglio, i “cinque criteri” europei cui fa riferimento il Parlamento sono:

1) non avere significative interferenze statali nelle decisioni delle imprese in materia di prezzi, costi e fattori produttivi;

2) sottoporre le imprese a revisione contabile indipendente, seguendo i criteri di contabilità internazionali;

3) far sì che i costi di produzione e la situazione finanziaria delle imprese non siano soggette a distorsioni di rilievo, comprese le svalutazioni degli attivi ed i pagamenti con compensazione dei debiti;

4) garantire certezza del diritto in materia fallimentare e di proprietà delle imprese;

5) liberalizzazione dei tassi di cambio.

Secondo la risoluzione approvata oggi, fino a che la Cina non avrà soddisfatto i cinque criteri stabiliti dall’Ue per definire le economie di mercato, le sue esportazioni verso l’Unione europea devono essere trattate con una metodologia “non standard”, che serve a determinare se in Cina i prezzi delle esportazioni sono prezzi di mercato o oggetto di sovvenzioni, al fine di assicurare la parità di condizioni per l’industria Ue e difendere l’occupazione.

Ciononostante, ammettono gli eurodeputati, il “partenariato tra l’Ue e la Cina” è importante: la Cina è il secondo partner commerciale e, con un interscambio giornaliero di ben oltre 1 miliardo di euro, il mercato cinese “è stato il principale motore di redditività per una serie di industrie e marchi dell’Ue”. Ma non si può concedere loro lo status di economia di mercato e pertanto gli eurodeputati chiedono a Bruxelles di coordinarsi con gli altri principali partner commerciali per giungere a un’interpretazione congiunta del diritto dell’Omc.