Europa vs USA: misuriamo gli indici (o i titoli) con il P/E

3 Luglio 2013, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (ADVISE ONLY) – Uno degli indicatori fondamentali più usati per “scovare” un titolo sottovalutato su di un mercato è il cosiddetto P/E, ovvero il rapporto prezzo/utili (price/earning ratio) di un titolo azionario.

Questo valore rappresenta il rapporto fra il prezzo corrente di un’azione al momento del calcolo dell’indicatore, scelto di solito nel listino della borsa nazionale coi maggiori volumi scambiati, e l’utile atteso per ogni azione. Tale rapporto serve a valutare le quotazioni di un’azione, anche se un giudizio sul corretto valore di un titolo deve tener conto di molti altri fattori

Di solito un valore pari a 13-15 è ritenuto normale (il prezzo pari a 15 volte l’utile atteso); se è superiore indica di norma un titolo sopravvalutato, soprattutto se è maggiore di 20. Valori intorno a 8-9 sono quelli più ricercati, perché indicano titoli sottovalutati dal mercato, che potrebbero avere una buona crescita della quotazione.

Il grafico che segue mostra l’andamento pressoché identico del P/E dell’indice S&P500 (in rosso) e quello dell’indice MSCI Europe (in blu). Nel marzo 2009, quando la FED cambiò le sorti della crisi decidendo di diventare prestatore di ultima istanza (e quindi vincendo la speculazione sul suo terreno), il valore del P/E dello S&P500 era di 9,87, mentre quello dell’MSCI Europa era di 8,10. La singola cifra, già raggiunta in Europa nell’ottobre 2008, allo scoppiare della crisi di Lehman Brothers, si protrarrà negli USA solo per un mese, mentre in Europa resterà fino a fine giugno. Ad oggi l’indice americano è cresciuto del 97,71%, quello europeo è cresciuto meno, circa il 50%.

Tenendo bene a mente che il P/E non è il Vangelo, ma fornisce delle discrete indicazioni. C’è da dire che, nel pieno della crisi, cogliere un’opportunità come quella che la teoria di questo usatissimo indicatore avrebbe fornito, sarebbe stato un grande successo. In questo caso specifico (non è sempre così, bisogna ricordarlo), il timing sarebbe stato pressoché perfetto.

Come ultima nota, segnaliamo che il P/E dell’indice europeo è sempre sotto quello USA. Questo fatto è potenzialmente positivo (il P/E è un dato matematico, ed in quanto tale asettico), perché dice che tra i due mercati il più sottovalutato è il nostro. Speriamo.