Europa, energia: asse in vista Germania-Russia

17 Ottobre 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il presidente russo Vladimir Putin è notoriamente un filotedesco e considera possibile un’alleanza economica tra la Russia e la Germania, facilitata tra l’altro dal previsto aumento delle forniture di gas naturale russo e dagli ottimi rapporti tra i vari utilizzatori tedeschi e la Gazprom. I segnali del desiderio russo di una maggiore collaborazione economica con la Germania sono chiaramente emersi in queste ultime settimane quando la Russia ha acquisito una partecipazione in Eads, il costruttore dell’Airbus, ma ancora di più con l’ipotesi ventilata dai russi di costituire in Germania un polo per la distribuzione di gas naturale attraverso l’Europa. La Germania importa annualmente circa 44 miliardi di metri cubi di gas naturale sovietico, ma potrebbe in un futuro più o meno prossimo importare addirittura 110 miliardi una volta completato l’allacciamento tra il gigantesco giacimento di gas naturale Shtockman, forse il più grande del mondo, nel Mare di Barens con l’Europa. Un progetto ancora distante nel tempo che richiederà enormi investimenti, ma che potrebbe rivoluzionare il sistema di approvvigionamenti energetici sia per la Germania sia per l’Europa e accelerare il processo di transizione dal petrolio ad altre fonti. Ed è proprio su Shtockman che si basano le speranze russe di una maggiore integrazione con la Germania. È possibile infatti che nei prossimi due anni russi e tedeschi avviino trattative per aprire lo sviluppo di Shtockman, per ora considerato un progetto esclusivamente russo, a imprese tedesche che potrebbero partecipare anche alla realizzazione del futuro gasdotto e contribuire al finanziamento del progetto sulla falsa riga di quanto già sta avvenendo nel Baltico. Che poi la Germania possa, in collaborazione con la Gazprom, diventare un centro di distribuzione del gas a tutta l’Europa occidentale rimane da verificare. La decisione di sviluppare Shtockman, operazione che richiederà almeno dieci anni, preoccupa la Norvegia che vorrebbe sviluppare le sue grandi riserve di gas naturale e teme la concorrenza russa. Lo stesso vale per i produttori nordafricani, quali Libia e Algeria. Quest’ultima ha comunque già raggiunto un accordo con Gazprom per condurre in collaborazione una politica di espansione in Europa. E non è detto che altri utilizzatori europei siano disposti ad aumentare il livello di dipendenza energetica dalla Russia. La cancelliera tedesca, Angela Merkel, notoriamente filoamericana, non appare del tutto favorevole a queste proposte e a una più intensa collaborazione con la Russia. Ma, almeno per quanto riguarda la politica estera, la sua posizione si è notevolmente indebolita in questi ultimi mesi, e i suoi partner socialdemocratici spingono per una più stretta intesa economica con la Russia, appoggiati anche da una parte rilevante degli interessi industriali ed energetici tedeschi. Con gli altri leader dell’Ue Merkel non insisterà per ora sulla proposta di Putin di fare della Germania la piattaforma unica di distribuzione in Europa delle forniture di gas e petrolio dalla Russia. Al cancelliere tedesco gli esperti della rappresentanza diplomatica della Germania presso l’Ue hanno consigliato non esporsi in alcun modo nel vertice che il 20 ottobre vedrà i leader dell’Ue riuniti a Lahti, in Finlandia, per discutere soprattutto di ‘relazioni esterne dell’Unione europea nel settore della politica energetica’. È questo il punto centrale dell’ordine del giorno fissato dal presidente di turno dell’Ue, il premier finlandese Matti Vanhanen che il 31 dicembre passerà il testimone al cancelliere Merkel per i successivi sei mesi. Nel mettere in guardia il loro cancelliere, da Bruxelles i diplomatici tedeschi hanno sottolineato che la proposta fatta nei giorni scorsi dal presidente russo è vista con estrema diffidenza da almeno sette paesi dell’Unione (Francia, Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria più Estonia, Lettonia e Lituania), mentre la maggioranza degli altri 18 membri dell’Ue la esamina con cautela. Nel caso dei dirigenti francesi la diffidenza si spiega anche con il timore di vedere il partner dello storico asse franco-tedesco flirtare da solo con una Russia di cui Parigi ancora spera di essere un socio privilegiato. Per polacchi, baltici e altri Paesi un tempo parte dell’impero sovietico, parlare di ‘estrema diffidenza’ è probabilmente un eufemismo. La loro è una decisa avversione a vedere il grande vicino dell’est fare sulla loro testa accordi in un settore d’importanza vitale con il paese che sul loro destino ha fatto pesare anche sanguinosamente tutta la sua potenza prima dell’affermarsi dell’egemonia sovietica.