Europa Cercasi: difesa, lavoro e sicurezza

26 Aprile 2017, di Giovanni Falcone

 

 

Un grande giornalista recentemente scomparso e già direttore del Corsera, era solito ripetere una metafora secondo la quale “L’Italia ha la testa in Europa e i piedi in Africa”.

Per un fatto logistico e geografico il nostro Paese, più di altri che pure si affacciano sul Mediterraneo, è chiamato a gestire questo grande fenomeno della immigrazione che, in qualche misura, sta mettendo a dura prova la coesione nazionale e  quella dell’Europa intera.

Il fenomeno, per quanto epocale, appare fisiologico per le tante guerre ancora in atto dopo la “primavera araba” dell’ultimo decennio.

Di fronte alle difficoltà, aggravate dalla crisi finanziaria tutt’ora in essere e da un terrorismo religioso crescente, aumenta la protesta degli ultimi o comunque di ampi stati della popolazione mettendo a dura prova la capacità dei Governi di farvi fronte.

I Governi nazionali, con grande difficoltà stanno cercando di fronteggiare questo vento populista, alimentato dalle grandi difficoltà contingenti a cominciare dal lavoro che manca, dalle diseguaglianze che crescono per una forbice del benessere sempre più larga. L’esito preliminare delle elezioni francesi, nelle more di conoscere il risultato finale del “ballottaggio” fra due settimane ci dice che la protesta cresce, anche proponendo frasi ad effetto come il lavoro ai francesi, chiudiamo le frontiere, usciamo dall’euro ed altre amenità simili, che sentiamo continuamente anche qui in Italia.

Portare indietro l’orologio della storia, tornando ai nazionalismi, ai dazi doganali significa voler fermare il vento del progresso, delle libertà di circolazione e di tutto ciò in cui i nostri padri, reduci dalla grande guerra, hanno creduto ed i cui valori stanno scritti nelle fondamenta della Unione Europea.

Per questa ragione, se è vero che l’Italia tiene la “testa in Europa” farebbe bene ad usarla questa opportunità, prendendo il meglio del nostro agire politico per anteporre le esigenze delle genti che, per una pace duratura hanno bisogno di una visione comune che metta al primo posto la “Difesa comune, il lavoro e quindi gli investimenti e la sicurezza”.

Partendo dagli ultimi, guardiamo al futuro, senza dimenticare il passato!