Euro debole, dollaro si rafforza nelle fasi di avversione al rischio

13 Dicembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Legnano – Facciamo il punto della situazione, cominciando con una domanda.

Tutta la gran fretta che c’era nel dover andare ad approvare le manovre italiane e per raggiungere degli accordi, soprattutto dal punto di vista fiscale e di meccanismi sanzionatori automatici sul piano europeo, dov’è finita?

Il testo della manovra Monti, che come sappiamo sta dividendo le opinioni dei cittadini e che rappresenta il chiaro fallimento della politica, verrà portato in aula domani e dovrebbe venire approvato con la fiducia nella giornata di sabato, mentre il Fiscal Compact, non è stato firmato dall’Inghilterra, che così facendo comincia a dissociarsi da alcune decisioni che stanno interessando i 17 Paesi dell’area euro ed i 9 Paesi appartenenti all’Unione, ma con moneta propria, senza però poter sfuggire ad alcune regole del six pack, al quale ha già aderito tramite voto governativo, facendo sì che deficit e debito del Regno Unito verranno comunque monitorati.

Il mercato, che soffre questa situazione di incertezza da parecchio tempo, sta cominciando a riversare le proprie delusioni anche sulla moneta unica europea, che fino ad ora sembrava essere immune da qualsiasi possibilità di discesa.

Sia ben chiaro, un euro a 1.3200 contro il dollaro americano è una valuta ancora molto sopravvalutata (Purchase Power Parity a 1.18 circa), ma la vicinanza ai supporti chiave è davvero importante e qualsiasi altra brutta notizia, ritardo o mancata conferma di qualche aspettativa degli operatori, da parte delle autorità europee, potrebbe innescare un approfondimento del movimento di discesa che ha fatto perdere 10 figure al cambio negli ultimi due mesi.

Teniamo presente che il mercato si sta continuando a muovere con correlazioni ben precise, che vedono il dollaro americano andare a rafforzarsi nelle fasi di avversione al rischio e che quindi potrebbe far coincidere la discesa dell’euro con quella delle borse, anche se dobbiamo aggiungere un tassello al quadro valutativo attuale: il differenziale di tassi tra la moneta unica ed il dollaro americano si è ridotto, anche se continua ad offrire spazi remunerativi positivi (così come Canada, Uk e Australia) il che, di fronte ad uno scenario che dovesse rivedere un’ondata di ottimismo da qui a fine anno, potrebbe essere l’unico fattore a sostegno dell’euro.

La profonda correzione di ieri ha condotto la moneta unica ad un passo dal minimo di riferimento principale di ottobre scorso. I 200 pip abbondanti persi, da domenica sera, hanno infatti avvicinato il minimo di 1.3150, unico livello di supporto statico presente negli ultimi mesi in grado di trasmettere un ulteriore segnale negativo per il cambio qualora non dovesse funzionare come livello di supporto.

Oltre questo, infatti, dobbiamo ritornare indietro nel tempo di undici mesi ed osservare l’andamento dei prezzi da gennaio: così facendo è possibile individuare un ulteriore livello di supporto statico a 1.2890. il livello possibile di svolta rialzista si trova a buona distanza, dato che sino a 1.34 figura sembra essere possibile un ritorno in forze della moneta unica senza comunque influire sull’andamento negativo delle ultime settimane.

Osservando il cambio UsdJpy è evidente ancora una grandissima stabilità che permette ai prezzi di viaggiare prossimi a 77.80-78 figura. Siamo ancora in attesa che avvenga una rottura decisa della resistenza posta a 78.25 per osservare un minimo di tendenza rialzista.

Il calo del cambio EurJpy è del tutto sovrapponibile a quello di eurodollaro. Anche in questo caso abbiamo un avvicinamento al livello di maggiore interesse come supporto, 102.50. La lateralità del movimento delle ultime ore ci permette di trovare un range compreso fra 102.60 e 102.80: passando ad un grafico di breve cediamo possa essere possibile intuire il movimento di giornata grazie alla rottura che potrà avvenire.

Il cable ha allargato ieri il range coperto nelle ultime tre settimane, ma nonostante ciò sembra ancora rispettare la parte bassa di 1.5570, come supporto. Al di sopra di 1.5630 potremmo assistere ad un movimento favorevole alla sterlina, nel breve periodo.

Il cambio UsdChf sembra aver finalmente rotto il livello di resistenza chiave di 0.9330. Se i prezzi non dovessero più tornare al di sotto di questo evidentissimo livello (adesso di supporto) crediamo che la strada a rialzo possa essere segnata in maniera forte. 0.9430 è il successivo livello indicato, in questo caso, dal 50% di ritracciamento del movimento in calo compreso fra 1.1720 e 0.7080 (visto fra maggio ed agosto scorsi).

Osservando il cambio EurChf non possiamo che rinnovare la nostra fiducia verso 1.2460 come resistenza dal maggiore interesse.

Concludiamo con il cambio AudUsd che trova in 1.000 il naturale livello di supporto dopo che anche 1.0080 è stato oltrepassato in due diverse occasioni fra venerdì e ieri. È ancora forte la relazione fra questo cambio i listini azionari, nonché con la moneta unica, per cui anticipazioni di eventuali movimenti possono essere ricercate anche altrove.

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