Esodo investitori: Turchia prova a fermare emorragia lira

28 Gennaio 2014, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Da mercato emergente a zona di pericolo: la Turchia si è trasformata in breve tempo da un potenziale porto per gli investimenti a una Trebisonda senza più faro.

La banca centrale proverà a fermare il timer della bomba a orologeria con un intervento che secondo alcuni analisti sarà molto consistente. Per rafforzare la moneta nazionale, Olgay Buyukkayali di Nomura stima che l’istituto alzerà il costo del denaro di addirittura il 2%.

Preoccupati dal rallentamento della crescita cinese e dal tapering in Usa, entrambi fattori che potrebbero condannare alcune economie in via di Sviluppo che tanto dipendendono dalle esportazioni e dalle riserve di capitale in valuta estera, i mercati azionari asiatici sono scivolati sui minimi di cinque mesi.

Mentre in Turchia i tassi sui bond decennali sono volati al massimo dal 2010, nell’ambito di un esodo generalizzato degli investitori che stanno vendendo in massa la lira, in Cina si riscontra da ieri un balzo dei Cds, i contratti per coprirsi da un default delle casse statali.

Gli investitori vogliono sapere se la Turchia, tra gli epicentri dell’ultima batosta accusata dai mercati emergenti, può intervenire per sostenere il valore della lira, che si è ridotto enormemente negli ultimi scambi.

Dopo che l’India ha spiazzato i mercati alzando i tassi di interesse, gli occhi sono tutti puntati sulla riunione di politica monetaria che si terrà in giornata.

La lira turca oscilla tra ribassi e rialzi, scambiando a 2,2690 dollari al momento, mantenendosi a distanza di sicurezza dai minimi record testati ieri di 2,39.

La valuta ha dunque recuperato terreno dopo essere stata travolta dallo scandalo di corruzione che ha visto coinvolto in prima persona il Governo del premier Tayyip Erdogan. Ad aiutare la lira e le altre valute emergenti (vedi tabella) è stata la notizia della riunione anticipata della banca centrale.

Il 1998 fu un anno segnato dalle crisi in Messico, Russia e Asia, durante le quali le valute dei mercati emergenti si sono svalutate portando a un boom delle esportazioni e creando crescita a livello globale in un circolo virtuoso. Così almeno viene definito dagli analisti.

Rispetto ad allora gli emergenti detengono oltre 7.000 miliardi di dollari in più di riserve in valuta forte in modo da proteggersi dalla volatilità dei mercati.