ESG, il 75% dei fondi pensione ne tiene conto nella scelta dei gestori

4 Ottobre 2022, di Mariangela Tessa

Non solo gli investitori individuali, ma anche quelli istituzionali, quelli capaci con il loro peso specifico di incidere profondamente sul settore finanziario e sulla società, decidono dove allocare le proprie risorse prendendo in considerazione fattori legati alla dimensione ESG. La conferma che l’interesse sia però reale e non frutto solamente di un allineamento alla regolamentazione arriva da un sondaggio realizzato da ET.Group – The ESG knowledge company, think tank specializzato in sostenibilità e ideatore del salone SRI, e Assofondipensione, Associazione dei Fondi Pensione Negoziali.

L’indagine, che ha coinvolto 25 fondi pensione, mostra come il 75% di questi ultimi valuti l’ESG identity dei gestori in fase di selezione della controparte a cui affidare la gestione dei propri investimenti. Un dato che dimostra come non sia più sufficiente proporre semplicemente un’offerta di prodotti ESG ma che quest’ultima debba essere accompagnata da un parallelo sforzo per allineare alle migliori pratiche di sostenibilità la struttura interna. Il concetto di ESG Identity, infatti, raggruppa l’insieme degli elementi distintivi di un soggetto, a partire dalla sua struttura organizzativa (la governance) per arrivare alla coerenza e consistenza ESG della sua offerta al mercato, passando per le modalità con cui il soggetto pensa e si impegna sul fronte sostenibile.

Da notare come la totalità dei fondi che effettuano una profilazione ESG dei gestori prenda in esame il know-how interno di quest’ultimi, ossia la presenza di un team di analisi ESG. Tra i fondi che hanno un processo di profilazione dei gestori, il 62% analizza l’offerta complessiva, mentre poco più della metà degli stessi si concentra anche sull’attività di engagement delle proprie potenziali controparti.

Il fattore “S” supera la “G”, cresce di importanza l’attività di engagement

Venendo ai singoli fattori che compongono l’acronimo ESG, l’82% dei fondi pensione che hanno definito una policy di investimento ESG ritiene che gli aspetti sociali (la “S”) siano quelli più importanti mentre il 64% dà maggiore importanza a quelli ambientali (la “E”), in calo rispetto ai due anni precedenti. Lo stesso vale per la governance (“G”), scesa al 27%. Luca Testoni, fondatore del salone SRI, ha commentato:

“L’indagine che abbiamo sviluppato in collaborazione con Assofondipensione ha permesso di analizzare quanto e in che modo i fondi pensione negoziali – attori che rappresentano la spina dorsale del sistema previdenziale e finanziario italiano – prestino attenzione alla natura ESG dei gestori a cui si rivolgono per impostare le loro scelte di investimento. Il risultato non solo conferma, ma anzi rafforza, la consapevolezza che l’identità ESG dei soggetti che operano nel mondo del risparmio gestito sia fondamentale per emergere in un mercato sempre più affollato, in cui distinguere tra reale commitment ESG e semplice greenwashing è diventato una vera e propria sfida”.

Salvatore Casabona, segretario di Assofondipensione, ha aggiunto:

“I risultati della survey evidenziano in maniera chiara l’accresciuta attenzione dei fondi pensione negoziali alle tematiche ESG, attraverso l’adozione di strategie di policy specifiche sugli investimenti, con particolare focus agli aspetti sociali (S). Risulta inoltre più diffusa la valutazione dell’identità ESG dei gestori finanziari con la consapevolezza che l’integrazione dei fattori ESG nei processi di investimento consente di gestire più efficacemente il rischio. Assofondipensione ha supportato costantemente i propri associati nelle attività di adeguamento alla normativa di settore e nella diffusione graduale dell’esercizio delle attività di engagement. Il Manuale Operativo per la definizione della Politica di Impegno, elaborato nel 2021, ha rappresentato un contributo importante in tale ottica. L’Associazione è impegnata in maniera costante sui temi della sostenibilità e proseguirà nel percorso intrapreso per aiutare i fondi pensione ad accrescere ulteriormente la conoscenza e la capacità di intraprendere l’attività di engagement intesa sia come dialogo che come voto in assemblea”.