ENPAIA-Censis: un milione di italiani senza risorse economiche entro un anno

15 Luglio 2020, di Alessandra Caparello

Con circa 732 mila imprese attive, quasi 900 mila addetti, 44 miliardi di euro di export con +26,2% reale nel 2014-2019 (+15,9% del totale economia), il 96,1% degli italiani reputa l’agricoltura importante per l’economia italiana. Così emerge dall’Osservatorio sul mondo agricolo ENPAIA-Censis con il Primo Rapporto dal titolo “Il valore dell’agricoltura per l’economia e la società italiana post Covid-19” il cui obiettivo è quello di raccontare il valore economico e sociale dell’agricoltura nelle sfide complesse del post Covid-19 e capire se questo settore può rappresentare uno dei motori di crescita nel Paese e favorire il rilancio dell’occupazione.

La crisi covid e le difficoltà degli italiani per restare a galla

La pandemia, dice l’Osservatorio, ha generato una crisi sociale senza precedenti e con il lockdown gli italiani hanno dovuto far fronte a una disponibilità economica che si è gravemente ridimensionata.

Ad oggi, il 45% di loro dispone di cash per restare a galla solo per tre mesi, acquistando prodotti essenziali e pagando debiti ineludibili. Sono 7,5 milioni le persone che nell’emergenza sanitaria hanno chiesto e ottenuto aiuto economico da familiari o amici. Inoltre, 1 milione di italiani ha subito un calo del 50% dei propri redditi e pensa di ritrovarsi con zero risorse entro un anno. E con il blocco delle attività di somministrazione durante il periodo di permanenza forzata a casa, rileva l’Osservatorio, è seguito il crollo della spesa per alberghi, ristorazione, esercizi pubblici, con un -34 miliardi di spesa stimati a fine anno (-40% reale su base annua), parzialmente ammortizzati dall’incremento atteso di circa 10 miliardi di euro (-6 % reale) della spesa per consumi domestici. Il saldo negativo finale è comunque un colossale -24 miliardi a fine anno (-10% reale).

Ritorno al risparmio e rilancio del ‘made in Italy’

Il post Covid-19 ha creato nuove abitudini nel rapporto con il cibo e i consumi alimentari. Gli italiani hanno cominciato a risparmiare di più, ricorrendo ai discount (+18%) e agli ipermercati (+3%) ed è cresciuta l’attenzione sociale al cibo, con il 25% degli italiani (41,8% tra i 25-34enni) che ha dedicato più tempo a colazione, pranzo e cena, ed il 32% che vi ha dedicato più tempo del solito, con quote analoghe tra maschi e femmine. Di particolare interesse, l’incremento di attenzione sociale per cibo e cucina dei millennial, inclusi i maschi. In questa situazione di emergenza, secondo l’Osservatorio, nel post Covid emerge un nuovo importante ruolo dei prodotti ‘made in Italy’: il 91% è pronto ad acquistare più alimenti di produzione italiana, dal vino ai formaggi, per la qualità, per la sicurezza e per solidarietà ai nostri agricoltori.

E con l’emergenza sanitaria, gli italiani si scoprono più attenti alla trasparenza con l’89% che punterà su alimenti la cui etichetta rende evidente origine, ingredienti, lavorazione, cioè prodotti con una tracciabilità trasparente. Lo faranno di più millennial (86,7%), laureati (86,3%) e bassi redditi (94,6%), e in ogni caso la tracciabilità si imporrà sempre più come criterio regolatore generale dei nuovi consumi alimentari.