Energia: dall’Italia parte la rivoluzione verde

7 Novembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

LONDRA (WSI) – Al contrario di quello che si dice sull’incapacità dell’Italia industriale di competere su scala globale, un conglomerato di aziende internazionali ha scelto il nostro paese per aprire uno stabilimento dove è stato raggiunto un risultato “rivoluzionario” nel settore energetico.

È stata dimostrata l’efficacità di una nuova tecnologia, che potrebbe portare a una “rivoluzione verde”. Come? Offrendo all’uomo un nuovo tipo di biocarburanti meno inquinanti e facilmente riproducibili.

I carburanti “amici dell’ambiente” di seconda generazione potrebbero riuscire nella duplice impresa di ridurre le emissioni di gas serra nel pianeta e al contempo di far fruttare alle aziende coinvolte tanti quattrini.

L’idea è utilizzare rifiuti agricoli organici per creare benzina. La tecnologia, che ha appena incominciato a essere messa in pratica e prodotta su scala commerciale, potrebbe rivelarsi pioniera nel settore dei biocarburanti, cambiando per sempre il business dell’energia verde.

“Trasformeremo i rifiuti agricoli in milioni di litri di biocarburante a basse emissioni serra, dimostrando che l’etanolo di seconda generazione seconda generazione a partire da biomasse ligno cellulosiche non è più un sogno così distante”, ha fatto sapere al Financial Times un membro dell’équipe di studiosi istallatasi nel nord d’Italia.

L’impianto aperto a Torino è il primo del suo genere e consente di trasformare i rifiuti organici in bioetanolo. Lo stabilimento è nato grazie agli sforzi di Beta Renewables e Novozymes. Secondo le prime stime sarà in grado di produrre per il mercato europeo 75 milioni di litri di bioetanolo l’anno.

Anche detto “ceetol”, il bioetanolo in questione viene prodotto dai resti di legno, erba e delle parti non commestibili delle piante. Uno dei beneifici prncipali è che consente di ridurre le emissioni di gas serra dell’85% rispetto alla benzina tradizionale.

La produzione di etanolo cellulosico, poi, potrebbe avere anche un impatto negli equilibri tra primario e secondario, finendo per alimentare la crescita economica delle regioni più ruruali, l’apertura di nuovi mercati agli agricoltori in tempi di crisi e far crescere l’utilizzo dell’energia rinnovabile nel mondo.