Elezioni Usa: Trump, la prima campagna elettorale che fa default

22 Giugno 2016, di Alessandra Caparello

NEW YORK (WSI) – Passerà sicuramente alla storia il candidato repubblicano Donald Trump non solo perchè nonostante non sia stato sostenuto dal suo stesso partito ha sbaragliato la concorrenza, ma anche perchè è il primo candidato che si è aggiudicato la nomination repubblicana con una piccola organizzazione e spese modeste, talmente modeste che ora si parla di default.

Il tycoon newyorchese ha avviato la sua campagna elettorale lavorando in svantaggio sia finanziario che organizzativo, ponendo in pericolo il suo partito e la sua stessa candidatura.  All’inizio di giugno, Mr. Trump ha iniziato la campagna con appena 1,3 milioni di dollari a portata di mano, a differenza del suo avversario, e l’ex first lady, nonché ex segretario di Stato Hillary Clinton che ha potuto contare su oltre 28 milioni di dollari a maggio. Mr. Trump conta su uno staff di circa 70 persone contro le 700 della signora Clinton. Trump non ha fatto leva neanche sulla pubblicità in televisione,  mentre Hillary Clinton avrebbe speso quasi 26 milioni di dollari in pubblicità solo nel mese di giugno secondo quanto rivelano i media. Insomma pochi soldi per il tycoon newyorchese talmente pochi che nello stesso mese in cui è stato investito della nomination repubblicana, il multimiliardario ha dovuto mettere di tasca propria per la sua campagna 2 milioni per coprire i costi. Trump non ha fornito spiegazioni sui piani di spesa della sua campagna elettorale, nonostante il responsabile, anche se ormai potremmo definirlo ex, Corey Lewandoski aveva detto in un’intervista alla CNN che l’approccio di Trump era orientato all’efficienza e alla qualità.

“Se questo è il mondo degli affari, la gente dovrebbe lodare Trump per come sta gestendo la sua campagna elettorale”.

Proprio nei giorni scorsi il miliardario americano ha licenziato in tronco l’uomo che nonostante le difficoltà lo ha condotto alla nomination repubblicana, il responsabile della campagna elettorale, Corey Lewandoski.

“Corey Lewandowski non collabora più con la campagna, che gli è grata per il suo duro lavoro e gli augura il meglio per il futuro”.

Questo il lapidario commento del portavoce di Trump che non fornisce altri dettagli sui motivi del licenziamento di Lewandoski, per alcuni un segno della confusione che regna nel quartier generale di Trump proprio quando il candidato sta scivolando nei sondaggi, che invece vedono Hillary Clinton, la rivale democratica, cominciare a distanziarlo.

Fonte: NY Times