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Elezioni Usa: per Candriam continuano ad essere una fonte di incertezza

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 Le elezioni USA continuano ad essere una fonte di incertezza

A cura di Nadège Dufossé di Candriam

Le elezioni americane sono fonte di incertezza per il mercato ed è probabile che i mercati risponderanno a questa incertezza con una maggiore volatilità. Questo è già stato parzialmente preso in considerazione dagli investitori almeno fino alla data delle elezioni, come dimostra l’andamento dei futures sul VIX.

Il prossimo presidente degli Stati Uniti sarà potenzialmente dirompente! Joe Biden lo sarà sulla politica interna, dove non garantirà la continuità con l’attuale presidenza, mentre Donald Trump continuerà ad essere dirompente sulla scena internazionale.
Indipendentemente dal Presidente eletto, dobbiamo però tenere conto della composizione del Congresso.

Un Congresso guidato da un solo partito permetterebbe di anticipare più chiaramente la politica che sarà perseguita dal nuovo governo. In generale, con un Congresso unificato, ci sarà meno incertezza riguardo la politica che sarà adottata.

Congresso unito

Gli investitori potranno posizionarsi più rapidamente in relazione alle conseguenze nazionali e internazionali che provocherebbero i programmi dei candidati. In una crisi economica, la risposta di un governo unito può essere più decisa e strutturale, anche se i repubblicani e i democratici non forniscono lo stesso tipo di sostegno.
Una traiettoria di crescita più sostenuta potrebbe portare ad un maggiore irrigidimento della curva dei rendimenti.
Tuttavia, il rialzo dei tassi rimarrà limitato, dato il cambiamento di strategia che la Federal Reserve ha appena annunciato.

Anche gli asset rischiosi (azioni e credito) dovrebbero reagire positivamente alla prospettiva di una maggiore crescita. L’impatto sulla valuta statunitense è meno chiaro e dipenderà anche dalla traiettoria di crescita delle altre grandi economie. Un programma politico ed economico con una direzione più chiara… nel bene e nel male.

Nel caso di vittoria di Biden, l’agenda governativa sarebbe più favorevole all’economia verde (un obiettivo di zero emissioni nette entro il 2050), ma avrebbe anche effetti più dirompenti sull’economia interna (impatto degli aumenti delle tasse?). Donald Trump continuerà sicuramente a esacerbare le tensioni interne e internazionali, mantenendo più alta l’incertezza politica.

Congresso diviso

Al contrario, un Congresso diviso (con la Camera dei Rappresentanti ai Democratici e un Senato Repubblicano) potrebbe rappresentare un rischio per la crescita nel caso in cui Joe Biden vincesse.
In assenza di una maggioranza al Congresso, il Presidente può infatti attuare solo una parte del suo programma.
Lo scenario potenzialmente più negativo sarebbe raffigurato da una vittoria democratica alla presidenza con un Congresso diviso. In questo caso i repubblicani potrebbero opporsi a parte del programma economico: maggiori spese finanziate dall’aumento delle tasse.
Se invece Donald Trump fosse rieletto, un Congresso diviso potrebbe comunque avere un lato positivo, poiché questo contrappeso sarebbe un fattore di moderazione.

Una vittoria di Joe Biden potrebbe produrre un’inversione di tendenza significativa sul mercato interno. La sua elezione sarebbe più destabilizzante per il mercato interno statunitense che per il resto del mondo.
Ci sarebbe un notevole sostegno economico, ma sarebbe applicato in modo diverso: aumenti delle tasse, aumenti dei salari minimi, piani di investimento nelle infrastrutture, il tutto tenendo in considerazione il clima e uno sviluppo più sostenibile. Anche il settore sanitario è un importante punto di divergenza tra i due candidati, e con la vittoria di Biden è probabile che la tendenza alla deregolamentazione si fermi.

Le relazioni internazionali degli Stati Uniti potranno ritrovare una base più tradizionale e meno caotica, con il ritorno del multilateralismo. In questo scenario, il dialogo strategico, economico e commerciale con l’Europa verrebbe ristabilito.
È probabile poi che una sua vittoria abbia un impatto settoriale maggiore nel mercato domestico americano.
Questo sarà positivo per infrastrutture e trasporti, energie rinnovabili e più in generale per le questioni relative allo sviluppo sostenibile, mentre sarà più negativo per sanità ed energia (petrolio e gas). Gli asset non statunitensi potrebbero beneficiare di relazioni più costruttive e meno caotiche.
È improbabile che l’Europa e i Paesi emergenti vedano la loro performance penalizzata da un rischio politico imprevedibile.

Nel caso invece di una rielezione di Donald Trump – il cui programma è simile a quello del 2016 – la politica interna continuerebbe a mantenere una certa continuità e non verrebbero meno alcuni punti chiave come i tagli fiscali, la continua deregolamentazione e le restrizioni all’immigrazione.
Le sue politiche eviterebbero i rischi normativi per le aziende del settore petrolifero e sanitario. La politica estera rimarrebbe la principale causa di incertezza, anche se ci aspettiamo ancora meno multilateralismo e una linea forte contro la Cina.

La politica estera è stata destabilizzante per gli asset non statunitensi durante il primo mandato del Presidente. Gli asset rischiosi in Cina, nei Paesi emergenti e in Europa potrebbero soffrire a causa delle pressioni protezionistiche degli Stati Uniti, come è avvenuto negli ultimi quattro anni.
Il rischio politico continuerà a essere un fattore importante per i mercati finanziari. Sul mercato domestico, la rielezione di Donald Trump potrebbe favorire una riduzione del premio di rischio nei settori dell’energia e della sanità.

L’effetto sui mercati

Abbiamo scelto di mantenere protezioni opzionali sulle azioni statunitensi ed europee al fine di ridurre l’impatto sulla performance di una maggiore volatilità nelle prossime settimane.
Pertanto, per il momento siamo leggermente underweight sulle azioni. Abbiamo aumentato la nostra esposizione all‘oro, che fornisce una protezione efficace in questo contesto.

I rischi sugli asset Usa si stanno accumulando e potrebbero pesare sulle loro valutazioni in vista delle elezioni. La regione è un rifugio meno sicuro rispetto alle crisi passate, e pertanto sottopesiamo sia le azioni Usa sia il dollaro. Abbiamo temporaneamente ridotto la nostra esposizione ai titoli tecnologici statunitensi.

La loro forte performance e le relative valutazioni elevate li rendono ora più vulnerabili a una correzione. Poiché restiamo strutturalmente positivi su questo tema, coglieremmo l’opportunità di una correzione per rafforzare la nostra esposizione al settore tecnologico.