Elezioni Spagna, Podemos e socialisti verso “compromesso storico”

22 Dicembre 2015, di Alessandra Caparello

MADRID (WSI) – “Benvenuti in Italia” così aveva titolato El Paìs nel suo editoriale, paragonando l’attuale situazione post elezioni in Spagna con quella verificatasi nel nostro paese nelle ultime elezioni politiche.

La vittoria del premier uscente Mariano Rajoy è solo sulla carta: 123 seggi al partito Popolare, 90 al Partito socialista e 69 a Podemos, il movimento politico guidato da Pablo Iglesias, leader del post-indignati spagnoli. Dopo 40 anni di stabilità politica tutelata dal bipolarismo Partito Popolare- Partito socialista, irrompe nella scena politica spagnola una nuova forza che si colloca come il terzo partito del paese e crea una situazione di ingovernabilità.

Cosa fare? Da un parte il premier Rajoy si dice pronto a formare un governo stabile, ma la strada non sarà certo facile e occorrerà “parlare molto per raggiungere accordi”. Il cammino per una grande coalizione con i socialisti però è pieno di ostacoli. Pedro Sanchez leader socialista spagnolo, arrivato secondo alle politiche, afferma:

Voteremo no a un governo guidato da Rajoy (…) Gli spagnoli hanno detto chiaramente che si apre una nuova tappa politica, che bisogna porre fine alle imposizioni e bisogna avviare il dialogo. La democrazia vuol dire dialogo e trovare accordi e il Psoe vuole dialogare e dibattere, per il bene del Paese: dico agli spagnoli che cercheremo di formare un governo”.

Dal canto suo il leader di Podemos, il partito post-indignados che ha registrato un successo storico, arrivando in Parlamento con 69 deputati, parla di “compromesso storico” per la Spagna e tende la mano ai socialisti.

“Siamo l’unica forza politica disposta a dialogare con tutti e di tutto (…) Non permetteremo né attivamente né passivamente un governo del Pp”.

La situazione politica in Spagna è quindi oggi caratterizzata da una difficile governabilità e che si riflette anche negli ambienti finanziari.

Il premier Matteo Renzi, intervistato dal Financial Times, non si sbilancia nel commentare la situazione spagnola che El Paìs definisce “all’italiana ma senza italiani per risolvere i problemi”.

“Io non so cosa succederà al mio amico Mariano (Rajoy), ma so che coloro che sono stati in prima linea come alleati fedeli delle politiche di rigore senza crescita hanno perso il posto. E’ successo a Varsavia, anche se lì le circostanze erano molto particolari, è successo ad Atene, è successo a Lisbona. Vedremo cosa succederà ora a Madrid”.