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Elezioni Francia, Lévy: pericolo lepenista è concreto

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Intervista a Jean-Daniel Lévy di Giacomo Leso, corrispondente in Francia per Wall Street Italia

PARIGI (WSI) – “Il voto Front National non è più tabù. In queste elezioni manca il candidato che scatena entusiasmo. François Fillon (destra) è in grande difficoltà. Emmanuel Macron (“e di destra e di sinistra” – Lazard, ndr) non seduce le classi popolari. La sinistra è divisa e chiede unione”. È in queste condizioni che la vittoria di Marine Le Pen diventa possibile. Jean-Daniel Lévy, direttore del dipartimento “politiche & opinione” di Harris Interactive analizza con un approccio nuovo, basato sulle parole usate, il pensiero dei francesi chiamati alle urne per l’elezione presidenziale il 23 aprile e il 7 maggio.

“A questa presidenziale manca un candidato che scateni l’entusiasmo, non c’è un presidente uscente da sostenere o da eliminare, al momento non esiste un vero e proprio argomento di campagna, salvo forse l’onestà in politica, sulla quale le opinioni cambiano secondo il “contro chi” si dirige l’inchiesta”. “I francesi sono stupiti ed esitanti, molti di loro pronti a cambiare idea fino all’ultimo”. “La diga contro l’estremismo, che aveva permesso a Jacques Chirac di vincere all’82% contro Jean-Marie Le Pen nel 2002, oggi non sembra più così solida. Molti elettori nel paese non si vergognano più nel dichiarare la propria preferenza per il Fronte Nazionale quindi alla fine la domanda sarà: queste elezioni rappresentano un rischio?”

Potremmo sintetizzarla così, quest’intervista di Lévy, che con Harris Interactive da qualche mese usa un nuovo metodo di analisi semiotica delle percezioni dell’opinione pubblica francese.

Jean-Daniel Levy, come funziona il vostro nuovo programma e perché sarebbe migliore di altri?

“È un nuovo approccio. Invece di porre questioni chiuse ai francesi, ai quali di solito si chiede di rispondere con un Sì o un No o con una scala di prossimità del proprio pensiero alla risposta prestabilita (da 0 a 10), noi li lasciamo parlare. In seguito con l’aiuto del programma Proxem analizziamo le parole usate nel loro discorso. E dopo l’analisi, passiamo a una verifica manuale, perché in francese come anche in italiano, l’ironia è talvolta usata e non percepita dalla macchina.”

Potrebbe già stabilire l’identikit dell’elettore dei cinque principali candidati alle presidenziali?

“Sì, l’elettore di Jean-Luc Mélenchon è diplomato, si sente sotto valorizzato rispetto al suo livello di diploma. Il suo profilo tipo potrebbe essere quello di un insegnante delle superiori di età intermediaria che abita in regione parigina. L’elettore di Benoît Hamon ha una vera filiazione socialista, resta relativamente giovane, è ecologista ed urbano. Quello di Emmanuel Macron è più anziano, di classe sociale più elevata, ha indifferentemente votato per François Hollande o per Nicolas Sarkozy nel 2012. François Fillon ha un elettore storicamente di destra, conservatore e che vuole prendersi la rivincita su Hollande. È oggi un po’ destabilizzato oggi dallo scandalo sul falso impiego della moglie del suo rappresentante. L’elettore di Marine Le Pen è relativamente giovane e rurale, proviene dalle categorie popolari, s’iscrive in una doppia ottica: immigrazione/sicurezza, ma anche volontà di riaffermazione di alcuni valori.”

Quale fra i cinque candidati riesce a sedurre elettorati socialmente diversi? Chi è l’interclassista?

“Non ne vedo. Se per ora le categorie popolari votano più Marine Le Pen rispetto agli altri, al secondo turno potrebbero astenersi o votare per Marine Le Pen. Forse il più interclassista potrebbe essere Emmanuel Macron ma non si è registrata la sua penetrazione nelle categorie popolari. Il suo elettorato apprezza il personaggio ma non il suo programma politico e l’assenza di un progetto disturbava già all’inizio di febbraio. In un paese politico come la Francia questo difetto è di grande intralcio.”


In che modo l’opinione pubblica reagisce agli scandali di appropriazione indebita di fondi pubblici che riguardano François Fillon, Marine Le Pen e Emmanuel Macron ?

“Per Emmanuel Macron è semplice nessuno dichiara di averne sentito parlare. I dibattiti e le notizie sui soldi di Bercy che da ministro ha usato per le sue spese di rappresentanza e per il miglioramento della sua agenda di contatti, non hanno provocato reazioni nell’opinione. In pochi dicono di sapere, molti non sanno o sono d’accordo. Per quel che riguarda Marine Le Pen, invece le recenti informazioni sul finanziamento del partito vengono ad aggiungersi a una storia già imbrattata dagli scandali finanziari. La carta della “persecuzione” usata dalla comunicazione del Fronte Nazionale sembra funzionare. Dicono: “È impresa di destabilizzazione, con tutti i mezzi, politici, mediatici, giudiziari” e gli elettori più semplici e convinti ci credono. Rifiutando di usare lo spirito critico anche quando è stata Marine Le Pen a pagare 5000 euro l’autista per un doppio lavoro, probabilmente fittizio, da assistente parlamentare europeo. François Fillon invece soffre di più, proprio perché è entrato in gioco con il vestito lindo dell’uomo politico onesto. Così ha superato, grazie allo zoccolo duro cattolico della destra anti-matrimonio gay sia Alain Juppé, condannato in passato e che ha scontato la pena, che Nicolas Sarkozy diverse volte inquisito. Dall’inizio del Fillongate (François Fillon ha retribuito la moglie come assistente parlamentare per un totale di quasi un milione di euro senza che nessuno l’abbia mai notata in parlamento, ndr), il candidato che si è autoproclamato “onesto”, ha perso il 30% del suo elettorato delle primarie”.

Quanto è grande il rischio di una vittoria di Marine Le Pen?

“Nel 2012 il candidato dell’estrema destra era Jean-Marie Le Pen, oggi la candidata è sua figlia Marine Le Pen. Quest’evidenza va ricordata perché non è un aspetto secondario nelle scelte degli elettori. In particolare: la candidata ha cercato di pulire il linguaggio dell’estrema destra, quando parla cerca di farsi capire, usa esempi comprensibili da tutti e termini d’unione come patria, nazione, laicità, servizio pubblico, solidarietà, ha arricchito il suo programma di proposte molto più sociali rispetto a quello del padre. Cerca di convincere l’elettorato popolare e una parte delle classi medie. Riesce a far in sorta che il voto Fronte Nazionale sia meno rigettato, in particolare fra i giovani, per i quali quel voto non significa nemmeno più votare per l’estrema destra o per una formazione populista. E poi ci sono le questioni sociali che entrano in gioco: in seguito agli attentati sono sorte nel paese numerose tensioni rispetto agli immigrati e all’Islam, il legame fra islam e insicurezza si compie in modo più forte, aiutato dal flusso mediatico e dal discorso di Marine Le Pen, che lo amalgama. In questa situazione, la candidata profitta oggi di uno zoccolo duro d’opinione che gli consente di raccogliere favorevolmente i voti di quegli inquieti sull’immigrazione, inquieti pronti a confonderla con l’insicurezza.”

Il voto FN rimane poco dichiarato perché considerato “vergognoso”?

“Nei sondaggi, soprattutto quelli raccolti via Internet, non si percepisce più il voto Fronte Nazionale come vergognoso. Nelle cene, nei salotti, se ne parla. Per la strada, se ne parla. I sindaci ne parlano e sanno che fra i loro elettori c’è chi è tentato da questo voto o ha già scelto. È l’elettorato più convinto. Oggi possiamo analizzare che è un voto che si afferma, senza essere un voto fiero. Nel 2014 alle europee il partito estremista è arrivato primo con il 28% dei voti senza che si scateni alcun movimento di strada o che appaiano appelli repubblicani. Ha progredito anche nelle regionali rispetto alla destra e alla sinistra facendo fallire la predizione storica della sua sconfitta quando è confrontato alla destra. Il Fronte Nazionale si è cioè iscritto nel panorama politico e non scandalizza più.”

La mia domanda era più perniciosa, non può essere che una parte degli elettori del Fronte Nazionale continui a negare il suo voto considerandolo ancora “vergognoso”? Insomma non c’è il rischio che negli ultimi dieci anni, quel voto sia arrivato anche ad altre categorie che non osano ancora dichiararlo?

“Ad oggi, non è possibile rispondere a questa domanda. Non abbiamo gli indizi. Posso dire che la vergogna, via Internet è meno forte, cioè si dichiara più facilmente anche questo voto, quando prima si provava vergogna perché confrontati a un agente sondaggista”.

Nella configurazione attuale Marine Le Pen è data come già classificata per il secondo turno. I suoi concorrenti sono condannati alla competizione fra loro. Non c’è il rischio che arrivino stanchi? Questo non rischia di pesare sul riporto di voti?

“È possibile. Il dibattito oggi è essenzialmente fra i diversi candidati. Nessuno parla o attacca Marine Le Pen. Quando si confronteranno, dovranno parlare di nazione, protezione, Europa, pensioni, lavoro. C’è il rischio che allora riesca ad apparire più efficace di altri nel far passare il suo messaggio.”

Emmanuel Macron “di destra e di sinistra” è considerato anche come il candidato delle banche, della de-regolazione europea e delle multinazionali. I francesi sono coscienti di queste caratteristiche?

“Il fatto di essere un tecnico e non un politico di professione giova al candidato Emmanuel Macron. Non fa parte di un partito, ha esperienza nel privato e ce ne sono pochi. I francesi pensano possa saper cogliere opportunità economiche e trovare un futuro adatto al paese. Chi non teme per la sicurezza e chi pensa che per riuscire basta crederci e aver fiducia in se stessi, segue la marcia di Emmanuel Macron.”

Non sarà il nuovo Bernard Tapie che era riuscito a captare il voto popolare delle periferie?

“Forse è proprio per quello che ha parlato di “colonizzazione, crimine contro l’umanità” e sostiene l’uberizzazione della società in modo da dare lavoro alle periferie e liberalizzare il mercato, tagliando le protezioni sociali.”

Le nozioni di paura e collera sono già entrate in gioco?

“Sono nozioni frequenti ma non direi che per ora siano rilevanti. Per il momento i francesi non si sentono rappresentati da nessuno dei candidati. L’unico a possedere un capitale simpatia forte è Emmanuel Macron. ma i dubbi persistenti sul suo programma, sconosciuto fino ai primi di marzo, rendono volatile il suo elettorato. La sua inesperienza (cosa riuscirà a fare?) qui gioca contro di lui e alla fine potrebbe portare il suo elettorato a votare diversamente.”

Esistono sacche di nuovi elettori popolari, fra gli astenuti che possono tornare al voto?

“Alle presidenziali la partecipazione è dell’80-85% in media. La questione sarà: c’è un pericolo o no a questa scadenza? Se i francesi pensano che c’è un pericolo andranno a votare. Ma oggi non riescono ancora a capire: non c’è un uscente da sostenere o eliminare, non c’è un candidato entusiasmante, non c’è una tematica di campagna centrale – sicurezza, immigrazione, salute, non si parla del futuro del paese né del lavoro. Gli elettori sono quindi distanti e stupiti.”

Nel 2002 Chirac ha vinto perché bisognava eliminare Jean-Marie Le Pen. Potrebbe succedere ancora?

“Oggi è più complicato. Forse, fra i due turni, quest’eventualità si presenterà, ma per ora non la si sente crescere.”

La sinistra rimane divisa. Cosa chiede l’opinione pubblica di sinistra?

“A sinistra gli elettori vogliono l’unità. Trovano problematico un ritorno della destra o peggio l’arrivo del Fronte Nazionale. Non riescono a percepire chiaramente gli elementi di differenziazione fra Benoît Hamon e Jean-Luc Mélenchon. Quell’aspirazione all’unità per ora non si realizza ma se Benoît Hamon gioca bene le sue carte, potrà recuperare una buona parte dei voti di Jean-Luc Mélenchon.”

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