Amministrative: il Paese dello stagno e dell’accozzaglia

13 Giugno 2017, di Giovanni Falcone

Circa mille campanili al voto, comprese alcune grandi città capoluogo per circa dieci milioni di abitanti.

Come test non è stato poca cosa, con il peso che abitualmente hanno nel nostro Paese le elezioni locali dove spesso la differenza la fa la credibilità del candidato sul territorio.

Con la eccezione di Palermo dove Leoluca ORLANDO, Sindaco per definizione, ha vinto al primo turno superando il 40%[1], in tutti gli altri Comuni, si aspetta il secondo turno fra una quindicina di giorni, il “ballottaggio” fra i primi due, come avviene in tutte le democrazie mature.

La lotta è tutta fra il Centro destra, in ascesa, e il Centrosinistra, che sostanzialmente tiene, nel mentre la “Casaleggio Associati” dell’ex comico è stata relegata sotto al 20% dei consensi.

Ovviamente il merito di questa debacle è tutta del duo “RAGGI-APPENDINO”, rispettivamente impegnate a fare fumo a Roma e a Torino.

A Roma scarseggiano finanche gli aggettivi per descrivere il disastro, dove i ratti, gabbiani e cinghiali sembrano aver soppiantato il genere umano in circolazione nella capitale d’Italia. Se si votasse oggi, secondo il giudizio dei romani, la RAGGI non arriverebbe neanche al ballottaggio ad appena un anno dalla vittoria stratosferica ottenuta.

A Torino, i fatti riguardanti la sicurezza e l’ordine pubblico, che hanno determinato i gravissimi episodi degli oltre 1500 feriti in Piazza San Carlo la sera della finale di Champions, rappresenta l’approssimazione e l’insufficienza di una classe dirigente inadeguata.

La Politica, equivale ad uno “stagno”, dove le idee ed i programmi sensati e condivisi, rappresentano l’acqua, un liquido fondamentale. Se manca l’acqua, al netto della protesta e delle critiche ad oltranza che in qualche caso saranno pure giustificate, lo “stagno puzza”.

Ecco il Movimento 5 Stelle sta diventando lo “stagno nazionale” dove mancano le idee, si demolisce tutto senza una  visione di futuro e la gente scappa, non vota e l’astensionismo aumenta.

Come da previsioni, queste amministrative ci confermano  ancora una volta  una Italia divisa in tre, tripolare, dove il problema della governabilità – al netto delle due leggi elettorali bocciate dalla Corte Costituzionale – Porcellum e Italicum – rimarrà il vero problema dei prossimi appuntamenti elettorali su scala nazionale.

In Italia il “ballottaggio” non è stato ammesso, non funziona, la Consulta è stata chiara, ha detto che è illegale e per questo ha cassato l’Italicum, cancellando la possibilità del secondo turno, il ballottaggio appunto.

Da noi è tutto più difficile, complicato e la governabilità è sempre stata un optional: 65 Governi in settant’anni mentre la Germania, nostro principale competitor sul mercato mondiale, nello stesso periodo ne ha avuti soltanto 9.

Quando si pensa di aver trovato l’accordo su una forma di Legge elettorale – addirittura con una soglia di sbarramento più alta da Paese civile – ci hanno pensato i “franchi tiratori” che grazie al “voto segreto”, hanno stabilito che le terga sulla poltrona in Parlamento ci devono rimanere, in eterno, anche quelle appartenenti a Partiti da prefisso telefonico.

Già dal 4 dicembre 2016, con l’esito del Referendum, si era capito che in Italia, uscire dalla palude era difficile, semplificare i processi amministrativi, economizzare sulle spese della politica, ridurre le esose indennità dei Consiglieri regionali a quelle dei Sindaci capoluogo di Regione, abolire gli Enti inutili rappresenta una operazione titanica.

Anche la promessa fatta dall’accozzaglia che in sei mesi avrebbe messo mano ad una Riforma Costituzionale degna di questo nome, rappresenta la conferma dello stato comatoso in cui ci troviamo.

Qui non solo non si è cambiato niente, ma non c’è neanche la consapevolezza della necessità di cambiare.

Sembra tornato il motto che “Tirare a campare sia meglio che tirare le cuoia”.

Si salvi chi può!

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[1] In Sicilia è tutto più semplice, non serve la metà più uno (51%)