El-Erian: i 10 fattori da guardare per capire dove andrà l’economia

6 Aprile 2016, di Alberto Battaglia

Dopo tre mesi sulle “montagne russe” durante i quali i mercati azionari si sono inarcati in una “V”, prima per le paure legate alla sorte dell’economia cinese e poi stabilizzati dai risultati statunitensi e dal supporto delle banche centrali, restano ancora diversi i fattori da osservare con la massima cautela. E’ Mohamed El-Erian, ex Ceo di Pimco e chief economic advisor presso Allianz, a fornire i dieci punti critici per l’economia globale, destinati a plasmare i mercati dei mesi a venire.

  1. La crescita globale. “Nel complesso la crescita nel 2016 rimarrà modesta e piuttosto mal distribuita, sia nelle economie sviluppate sia in quelle in via di sviluppo”.
  2. La sovraperformance degli Stati Uniti. Tra le economie avanzate quella americana sarà molto più florida di quelle europee o giapponese: “mentre i Giappone lotterà per mantenere un’espansione annua dell’1%, l’Europa fronteggerà le incertezze derivanti dal modo in cui la politica gestirà la crisi dei migranti”, il debito greco, e la possibilità della Brexit.
  3. Difficoltà per la crescita nelle economie emergenti. I dati macro di Brasile e Russia non prospettano nulla di buono, mentre la Cina probabilmente riuscirà a rallentare con la dovuta morbidezza, con una crescita compresa fra il 6 e il 6,5%. Nel 2015 i Paesi emergenti sono cresciuti col ritmo più basso dai tempi della crisi finanziaria, non sarà facile invertire tale dinamica.
  4. Il problema della disuguaglianza. La questione della disuguaglianza sta interssando sempre di più ampie fette dell’elettorato dei Paesi sviluppati, come testimonia l’insperata resistenza di Bernie Sanders contro la ben più favorita Hillary Clinton verso la nomination per la corsa alla Casa Bianca. “I benefici della crescita”, scrive El-Erian, “continueranno a concentrarsi e non ad avvicinare i vari segmenti della società”. Le conseguenze politiche, pertanto, andranno tenute in considerazione.
  5. Le banche centrali terranno il piede sull’acceleratore. Difficile che si espanda molto oltre, le politiche monetarie accomodanti operate in Europa, in Giappone e in Cina sono destinate a proseguire, mentre la Fed si muoverà con cautela nella direzione opposta”.
  6. Diffidare dal dare per scontata una crescita modesta. “Avendo già persistito per molto tempo, la tentazione è quella di assumere che questo livello di equilibrio di bassa crescita possa continuare oltre il 2016. Siate cauti nel farlo”.
  7. I segni già evidenti di stress per l’ambiente a bassa crescita. Scrive El-Erian che la tensione data dallo scenario di bassa crescita sono già visibili in modo diretto e indiretto. Ad esempio “ i tentativi da parte delle famiglie giapponesi di svincolarsi da un sistema finanziario che offre bond con ritorni nominali negativi”.
  8. Una strada definita entro i prossimi 3 anni. “Entro i prossimi tre anni”, scrive El-Erian, “la crescita globale punterà in una delle due possibili direzioni” in quanto l’equilibrio di bassa crescita, nel momento in cui le banche centrali diverranno meno capaci di reprimere la volatilità del mercato, diverrà sempre più difficile da mantenere. “Niente è predestinato, almeno per ora”: le alternative sono o la via di una dannosa recessione o “la transizione a una crescita inclusiva che porti anche una stabilità finanziaria genuina”.
  9. Le decisioni della politica. Quello che accadrà nel futuro dell’economia globale più che un problema “d’ingegneria” somiglia di più a una questione politica. Nello specifico sono in ballo le prossime decisioni riguardo a “investimenti in infrastrutture, riforme fiscali, partecipazione al lavoro più elevata e coordinamento nelle policy globali”.
  10. La necessità di un “piccolo” aiuto pubblico. Mentre spesso si invoca l’intervento dello Stato per aggiustare i limiti di un’economia che stenta a ripartire, El-Erian, non intende richiamare a un grosso piano pubblico: “con così tanto cash nei bilanci aziendali e eccitanti innovazioni sul punto di diventare grandi, la ricerca di una crescita globale inclusiva non necessita un “big policy bang” da parte dei politici. Ne basterebbe uno piccolo.

Fonte: Business Insider