Effetto dismissioni: Stato vale 35 miliardi in Borsa

7 Maggio 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Il valore complessivo di tutte le società italiane quotate e di dominio pubblico è pari a 35 miliardi di euro. Se venissero vendute con il ricavato il governo potrebbe varare due nuove manovre finanziaria.

Si tratta chiaramente di fantapolitica, ma – nonostante si facciano sentire i primi effetti delle dismissioni dei beni e asset statali – il valore è aumentato dal 2010.

I calcoli sono stati effettuati dal prorettore dell’Università Bocconi Stefano Caselli, membro dell’Osservatorio Mp3 sulla finanza pubblico-privata. Nell’edizione online del Corriere Economia si leggono i numeri delle quote detenute dal Tesoro, tramite tutte le forme di proprietà possibili — società l’una nell’altra come scatole, fondi di private equity, la Cassa depositi e prestiti — del valore di ognuna delel 13 aziende quotate e il peso sulla capitalizzazione di Borsa.

Nel caso di Eni, che si piazza al primo posto come valore di Borsa, la quota di Stato complessiva, tenuto conto anche della Cassa Depositi e Prestiti, è del 25%: il 4,34% direttamente in mano al ministreo dell’Economia, più l’80% del 26,37%. Si tratta di un esercizio puramente empirico, dice il Corriere, dal momnto che Cdp ha autonomia d’investimenti e bilanci, ma “significativo per indicare la presenza pura dello Stato nelle società”.

Dietro ai 14,5 miliardi di euro di Eni troviamo Enel, in mano pubblica per un quarto (25,50%): 9,86 miliardi. Snam, di cui lo Stato ha un 17,78%, è terza con un valore pari a 2,8 miliardi, un miliardo in meno rispetto all’anno scorso, quando la quota era del 26%.

Quarta si piazza Finmeccanica con 1,8 miliardi. Quinta Enel Green Power dove lo Stato è sceso in un anno dal 21,7% al 17,64%. Vale 1,6 miliardi, 565 milioni in meno del 2014. Sesta è Terna dove la quota pubblica è calata dal 24% al 14,13% e vale 1,137 miliardi (728 milioni in meno del 2014). Settima Stm schizzata a oltre un miliardo (1,022) a bocce ferme. In coda, ma in crescita con 1,6 miliardi, Tbs, società attiva nell’ingegneria biomedica e partecipata attraverso il Fondo italiano d’investimento (2,2% in trasparenza). Davanti a lei si piazza Alerion, gruppo eolico che vanta un valore in dote di 2,4 miliardi.

L’obiettivo della classifica è anche quello di ragionare su cosa fare di questo potenziale, che tramite le dismissioni è calato dall’anno scorso, mentre è in crescita rispetto al 2010, perché il prezzo delle quotate pubbliche è aumentato per effetto dell’incremento dei valori di Piazza Affari. Inoltre rispetto a cinque anni fa ci sono due società statali in più sul listino.

“Di fatto – dice Caselli al Corriere – paghiamo il costo della politica di dismissioni”. Enel, Snam e Terna sono i tre casi in cui la quotazione delle aziende è salita, ma il valore delle quote scende perché lo Stato ha ceduto partecipazioni.

Molto diversa è la classifica della reputazione delle imprese italiane. Ferrero, Bmw, Barilla, Armani e Ikea sono le cinque aziende che godono della maggiore considerazione in Italia, secondo il Reputation Institute.

(DaC)