Ecuador: “Minacce Usa un attacco alla nostra sovranità”

28 Giugno 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Sale la tensione tra Ecuador e Stati Uniti. Il paese che ha gia’ concesso asilo politico al ricercato Julian Assange, fondatore di Wikileaks, ora potrebbe diventare il rifugio anche della talpa del caso Datagate.

Anche se il governo dell’Ecuador ha smentito di aver garantito un salvacondotto a Edward Snowden, l’informatico americano ricercato per spionaggio da Washington e bloccato all’aeroporto di Mosca dopo aver chiesto asilo politico al governo di Quito, il presidente Rafael Correa ha lanciato un avvertimento a Barcak Obama, il suo omologo statunitense.

“Le minacce degli Usa nei nostri confronti sono un chiaro attacco alla sovranita’”, ha detto a Los Rios. “I gruppi americani non possono continuare a terrorizzare l’Ecuador con le loro minacce”.

“L’ordine mondiale e’ ingiusto e immorale”, ha chiosato Correa.

Proprio ieri, l’Ecuador ha annunciato che intende rinunciare agli accordi commerciali con gli Stati Uniti, poiché questi potrebbero essere utilizzati come strumento di “ricatto” nel caso in cui Quito concedesse asilo politico alla talpa 29enne che ha rivelato al mondo programmi di sorveglianza dell’intelligence americana.

“L’Ecuador non accetta pressioni o minacce da nessuno, non baratta o sottomette i suoi principi a interessi mercantili, qualunque sia la loro importanza”, ha detto il portavoce del governo di Quito, Fernando Alvarado. Secondo le stime di Bloomberg, rinunciando al rinnovo degli accordi commerciali, l’Ecuador rischia di perdere almeno 40.000 posti di lavoro.

Le dichiarazioni di Alvarado sono arrivate in risposta a quelle del senatore democratico del New Jersey Robert Menendez, presidente della Commissione Esteri del Senato, che aveva affermato: “Il nostro governo non premia i paesi che si comportano male”.

Se Snowden dovesse ottenere asilo in Ecuador, ha aggiunto Menendez, “mi impegnerò per prevenire il rinnovo dell’importazione senza tasse dei beni”, riferendosi al programma Generalized System of Preferences, che garantisce a un certo numero di Paesi la possibilità di esportare prodotti negli Stati Uniti senza costi. “Le preferenze sono un privilegio che viene concesso a certe nazioni, non un diritto”, ha detto Menendez.

Intanto ieri il Guardian ha rivelato che secondo alcuni avvocati dal punto di vista prettamente legale l’allora presidente Usa George W. Bush non poteva controllare le mail ed entrare nei computer degli americani, ma l’ha fatto lo stesso.