Economista: “pensione di anzianità è una sciagura”

24 Aprile 2018, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Per andare in pensione si deve guardare all’età e non all’anzianità lavorativa. Non ha dubbi Sandro Gronchi, economista a La Sapienza e uno dei massimi esperti in materia previdenziale in Italia nel corso di una lunga intervista a Il Sole 24 ore dove indica il suo modello di previdenza ideale, quello svedese.

“Dalla crescita della longevità seguono coefficienti cronicamente obsoleti che implicano il parziale fallimento del principio contributivo. Infatti le pensioni tendono a superare i contributi. Venendo al punto, l’obsolescenza cresce al diminuire dell’età. Perciò la flessibilità che resta un attributo imprescindibile del sistema contributivo, deve essere preservata mantenendo alta l’età minima.  (…) La riforma Fornero scelse l’intervallo fra 63 e 66 anni. Tuttavia l’accesso alla pensione non è consentito prima che siano maturati 20 anni di anzianità contributiva e una pensione superiore al limite minimo di 2,8 volte l’assegno sociale che si riduce a 1,5 volte quando è raggiunta l’età massima. A chi non riesce a maturare in tempo entrambi i requisiti  è consentito di restare attivo fino a 70 anni, diventati 71 quando il requisito economico svanisce mentre quello contributivo si riduce a 5 anni. L’intero meccanismo oppone seri ostacoli alla flessibilità”.

Gronchi, che è stato consulente di governo in passato, per esempio sotto Dini nel 1995, mette sotto la lente proprio la riforma previdenziale dell’ex ministro Elsa Fornero e indica la pensione di anzianità in Italia come una sciagura.

“La riforma Fornero ha preservato la pensione d’anzianità sotto il nome di pensione anticipata: le donne possono attualmente accedervi dopo aver contribuito per 42 anni e 3 mesi e gli uomini per 43 anni e 3 mesi. Tenuto conto dell’obbligo scolastico (15 anni) in Italia si può quindi andare in pensione fin dall’età di 57/58 anni che non trova riscontro in altri paesi europei. L’obsolescenza di coefficienti così giovanili compromette l’equilibrio finanziario del sistema oltre a procurare iniqui vantaggi a chi ha beneficiato di carriere lavorative non interrotte da periodi di lavoro nero e disoccupazione”.