Economia Usa: “Ci sono gravi problemi” creditizi

14 Aprile 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Un indice molto importante, quello della solidità creditizia americana, è sceso ai minimi visti durante la recessione di sette anni fa.

L’indice dell’attività finanziaria CMI (Credit Managers Index), in vigore dal 2002, misura la risposta dei gestori del credito a una serie di fattori favorevoli e sfavorevoli.

In marzo l’indicatore ha subito un deterioramento sostanziale, proseguendo un trend ribassista che si protrae da ormai due mesi e che ha portato l’indicatore su livelli quasi recessivi che non si vedevano dal 2008.

Il valore è stato di 51,2 punti a marzo: in due mesi persi quasi 4 punti. In gennaio era a quota 55,1, in febbraio a 53,2. Un numero superiore ai 50 punti è indice di una fase di espansione, mentre viceversa sotto tale cifra la fase è di contrazione. Il settore dei servizi è in area 50,9, mentre il manifatturiero fa meglio, a 51,6.

Dai dati pubblicati di recente dalla Federal Reserve è emerso un forte calo del debito privato dei consumatori, con la componente ‘revolving credit’ (credito rinnovabile), che ha vissuto il mese peggiore da dicembre 2010.

I consumi, uno dei punti di forza della maggiore economia al mondo, sono in una fase di ibernazione, che non ha nulla a che vedere con le condizioni meteorologiche sfavorevoli.

Ha invece a che fare, come scrive Alexander Giryuavets di Dynamika Capital, “con la riluttanza ad aumentare il volume degli acquisti, il che offre un’idea chiara di come il consumatore medio Usa veda il proprio futuro economico e finanziario”.

Il detoriamento che sconvolge maggiormente è quello della sottocomponente riguardante “l’ammontare di credito esteso” (linea rossa nel grafico riportato a fianco). Tale andamento negativo ha spinto la società di investimento a parlare di “mini stretta creditizia”.

Improvvisamente in America è molto difficile ottenere credito e la situazione ricorda quella vissuta all’inizio della recessione del 2008. L’economia nel suo complesso non sembrava così mal messa nel 2008, a parte il credit crunch. Allora è bastato quel singolo fattore a mettere diverse società in difficoltà e portane altre al fallimento.

Dal rapporto della National Association of Credit Management si evince che nel settore manifatturiero sia in quello dei servizi tante aziende americane che cercano credito non ottengono quello che vogliono, “un po’ perché ci sono dubbi sul loro status creditizio, un po’ perché chi emette credito preferisce non prendere rischi”, dice il report di Dynamika Capital.

Senza contare poi che allo stato attuale delle cose, i risparmi personali degli statunitensi sono ai massimi dal 2012 (5,8% in febbraio). “Dopo anni di spese folli come se non ci fosse un domani, gli americani stano risparmiando come se quel domani improvvisamente ci sia”, ha osservato il mese scorso Richard Moody, economista numero uno di Regions Financial.

Risparmiare troppo denaro può essere un grave problema in un contesto di spese così deboli. In particolare in un paese dove i consumi contano per circa due terzi dell’intera economia.
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L’indice di CMI che misura i rifiuti alle richieste di credito ha subito il calo più accentuato di sempre, peggiore anche di quello visto durante il credit crunch all’apice della crisi di Lehman Brothers.

Il report dell’organizzazione fondata nel 1896 lo dice chiaro e tondo: “ci sono gravi, gravi problemi per la sicurezza finanziaria delle società implicate” nelle attività creditizie.

Fonte principale: Rapporto di marzo di NACM

(DaC)