“Ecco come sono passato dall’industria alla finanza”. Parla il fondatore del family office Rancilio

25 Marzo 2022, di Valentina Magri

Meglio lavorare in finanza o in azienda? C’è chi è riuscito a passare con successo da un mondo all’altro. Parliamo di Luca Rancilio, un impact investor che per oltre 25 anni è stato azionista di riferimento di Rancilio Group, azienda meccanica leader nel settore delle macchine per caffè espresso per bar, concorrente di Cimbali.

La famiglia Rancilio è rimasta nel business per tre generazioni, dal 1927 al 2013, permettendo al fondo Alto Partners di entrare nel capitale. Nel 2013 il fondo e la famiglia hanno ceduto l’azienda ad Ali Group, leader globale nel mercato delle attrezzature per la ristorazione dedicate a catene alberghiere, ristoranti, ospedali, scuole, aeroporti, mense aziendali e istituti penitenziari. Dopo questa mossa, Luca Rancilio insieme alla madre e alla sorella ha fondato nel 2013 Rancilio Cube: un family office che investe in startup italiane e internazionali e investe in quote di minoranza dirette e fondi di venture capital.

Rancilio Cube, come è nato il family office

Rancilio ci racconta così il momento della fondazione del suo family office: “C’è stato un momento dentro di me in cui io e i miei cugini eravamo come gladiatori nell’arena. Poi con i successi e la crescita di Rancilio, sentivo che non avevo più abbastanza stimoli, di aver già dato e ricevuto abbastanza all’azienda. Era una sorta di relazione finita, anche se ci eravamo voluti bene. Ma era tempo di fare altro, il settore delle macchine da caffè mi stava ormai stretto. Vengo dalla tradizione, ma mi ha salvato l’innovazione: la curiosità verso le startup, le vision che ci sono dietro, l’interesse per il talento degli altri e l’innovazione, che ha sempre pagato la mia famiglia. Il mio è stato un cambiamento naturale, anche nell’ottica di un viaggio personale”. Non senza criticità: “E stato difficile passare dai private market ai mercati quotati”, ammette Rancilio.

Il suo viaggio da Main Street a Wall Street è stato guidato più dalla curiosità che dalla possibilità di guadagnare di più. “Tutti i giorni si può speculare su qualcuno, anche in azienda. Io cerco un progetto di lungo termine, con l’obiettivo di raddoppiare valore aziendale. È la continuità della crescita che mi fa capire di aver investito in un buon progetto, non mi interessa la speculazione di lungo periodo”, precisa Rancilio.

Vita da imprenditore vs vita da finanziere

Che nella sua nuova vita da finanziere, ha conservato qualche “retaggio” dal suo retroterra di imprenditore di prodotto, ed “esportandolo” al settore finanziario. “Dal mondo imprenditoriale mi porto dietro un atteggiamento di lungo periodo, che è game changer per qualunque cosa. Un atteggiamento che punta alla reputazione di lungo periodo e che paga”, spiega il cofondatore di Rancilio Cube, e che contrasta con l’orizzonte temporale di breve periodo del trading, dove la reputazione e l’atteggiamento di lungo periodo sono meno rilevanti. Anche se riconosce alla finanza un primato in termini di sofisticazione e tecnologia: “I mercati globali, in cui lavorano numerosi professionisti e grandi istituzioni, hanno portato allo sviluppo di piattaforme tecnologiche frutto di vision e innovazione, che creano valore. Basti pensare ai fondi biotech. Nelle imprese, è più difficile trovare questo livello di sofisticazione”, ammette Rancilio.

Perché bisogna abbattere le barriere tra Main Street e Wall Street

A suo avviso, è giunto il momento di abbattere le barriere tra Main Street e Wall Street. “Solitamente, gli imprenditori guardano con diffidenza i finanzieri e viceversa. Nella realtà, ci sono brave e pessime persone in entrambe le categorie. Questo clima di sfiducia reciproca rischia di far perdere agli imprenditori delle occasioni per far crescere le loro aziende, sia attraverso finanziamenti che con l’equity, magari in un’ottica di passaggio generazionale”.

Dal canto suo, anche Rancilio Cube sta crescendo, dopo aver investito in 40 fondi di venture capital e in 60 startup, tra cu la tedesca N26, l’italiana Treedom e l’americana Lyft. “La nostra strategia esterofila di investimento in startup è stata apprezzata. Abbiamo così deciso di diventare una sicaf, insieme ai nostri partner. In questo modo, potremo avere una maggiore potenza di fuoco da investire. Inoltre, sono convinto che con buoni compagni di viaggio, si possa andare più lontano, malgrado i mal di testa legati alla compliance e al passaggio alla sicaf. Ma la maturità porta sempre con sé della complessità, che è funzionale a fare meglio o di più”. La sicaf sarà controllata ancora dalla famiglia Rancilio, e attualmente è in attesa del via libera da Banca d’Italia.