Draghi: prevenuti rischi di scenari distruttivi

23 Settembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA(WSI) – “Dal nostro (ultimo) meeting di luglio, abbiamo assistito a dati positivi per l’economia dell’area euro. Dopo sei trimestri di contrazione della crescita, il Pil reale dell’Eurozona è cresciuto dello 0,3% su base trimestrale, nel corso del secondo trimestre del 2013″. E’ quanto ha detto Mario Draghi, numero uno della Bce, parlando al Parlamento europeo, affermando anche che la “politica monetaria dipende dalla stabilità dei prezzi” e che nel “terzo trimestre la ripresa sarà lenta”.

“Guardando in avanti, l’attività economica dovrebbe trarre beneficio dal graduale miglioramento della domanda interna, sostenuta dalla politica monetaria accomodante della Bce e dal rafforzamento della domanda esterna per le esportazioni dell’Eurozona. Tuttavia, la disoccupazione rimane troppo alta, e la ripresa deve essere ancora attraversare un periodo di stabilizzazione”.

“Su base annua, l’inflazione dell’area euro è scesa ad agosto del 2013 all’1,3%, calando rispetto all’1,6% di luglio. Le pressioni sottostanti dei prezzi dovrebbero rimane contenute, riflettendo la diffusa debolezza della domanda su base aggregata e il ritmo modesto della ripresa. Le aspettative sull’inflazione a medio e lungo termine continuano a essere fermamente ancorate, in linea con la stabilità dei prezzi. I rischi sull’outlook degli sviluppi dei prezzi dovrebbero rimanere ancora equilibati nel medio termine”.

“Gli OMT (di fatto la promessa di acquistare titoli di debito in modo illimitato dei paesi in difficoltà) hanno prevenuto rischi di scenari distruttivi, con sfide potenziali per la stabilità dei prezzi nell’Eurozona; l’accesso al mercato per le banche è stato migliorato”, ha continuato Draghi.

“Nel corso degli ultimi 12 mesi, la fiducia nell’Eurozona è tornata -. La conseguenza è che la frammentazione dei mercati di finanziamento dell’area euro è in fase di diminuzione. Questo miglioramento non deve essere attribuito soltanto alle misure non standard della Bce, ma anche ai progressi che sono stati compiuti dai governi in termini di governance e di sforzi nel perseguire le riforme in agenda”. Detto questo, “i paesi devono proseguire con il risanamento”.

A tal proposito, i paesi che appartengono all’Eurozona non devono “disfare” gli sforzi compiuti sul risanamento dei conti pubblici: “non dobbiamo dimenticare” le possibili reazioni avverse dei mercati. E le reazioni “brutali” che possono avere in caso di notizie avverse.

Il risanamento “deve continuare, “deve essere favorevole alla crescita, puntando a meno spesa e meno tasse”, e accompagnato da una “piena attuazione” delle riforme strutturali necessarie.