Draghi non salva Grecia, “QE non privo di rischi”

15 Giugno 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Mario Draghi arriva al Parlamento europeo con 15 minuti circa di ritardo, dopo aver incontrato per un pranzo di lavoro il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, ma non salva la partita greca. Stando a quanto riporta la Commissione Ue, i due hanno parlato dell’obiettivo di rafforzare l’Eurozona, piuttosto che del tema caldo del momento, ovvero della crisi di Atene.

Draghi, da cui il mercato si aspettava di più – se non addirittura il ricorso alla “opzione nucleare” – ha assicurato che la Bce manterrà aperte le linee di credito per le banche greche con abbastanza cash e collaterale per funzionare.

“La liquidità continuerà ad essere estesa fino a che le banche greche sono solventi e hanno collaterale sufficiente”, ha detto al parlamento europeo. “Comunque, in una situazione dove il governo greco non ha accesso al mercato, questa liquidità non può essere usata per aggirare il divieto di stanziamenti in base all’articolo 123 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea”.

I colloqui tra Grecia e creditori sono collassati nel fine settimana. Atene ha ora solo due settimane per trovare un modo di uscire dall’impasse, prima della scadenza di una rata da 1,6 miliardi di euro da rimborsare al Fondo monetario internazionale.

Dopo aver porto le scuse per il ritardo, il banchiere romano ha iniziato l’intervento illustrando le condizioni dell’economia dell’Eurozona.

“Gli ultimi indicatori economici confermano ampiamente che la ripresa economica sta procedendo, a un ritmo moderato. Ci sono segnali incoraggianti di un aumento degli investimenti privati, fattore che suggerisce che la ripresa dovrebbe ampliarsi. Le nostre misure di politica monetaria stanno producendo effetti sull’economia reale”.

Draghi conferma che la Bce prevede che l’inflazione rimarrà bassa per alcuni mesi, prima di salire a valori vicini al suo target, ma comunque “sotto il 2%”.

Sulla recente volatilità che ha colpito il mercato dei bond, Draghi ha detto che “la Bce non andrà nel panico”, aggiungendo che l’istituto dovrà mantenere solido il suo programma di politica monetaria.

Draghi ha reiterato che la Bce continuerà ad acquistare ogni mese asset per un valore di 60 miliardi di euro fino al settembre del 2016, e fino a quando l’inflazione avrà raggiunto il suo target.

Detto questo, Draghi afferma che un programma di acquisti di asset su larga scala “non è senza rischi” ed è per questo motivo che la Bce è molto attenta a monitorarli. “In particolare, gestiamo i rischi sul credito acquistando solo asset di qualità sufficiente”.

Ancora, “riteniamo che i rischi sulla stabilità finanziaria siano relativamente contenuti in questo momento e che non ci siano segnali di surriscaldamento nel mercato immobiliare dell’Eurozona”. Detto questo, riguardo all’impatto distributivo dell’enorme piano QE, il banchiere ammette che si traduce in “cambiamenti nei prezzi degli asset e nei guadagni per gli investitori”.

“I tassi di interesse cambiano sempre l’appetibilità dei risparmi rispetto alle spese”, ma ciò fa parte della politica monetaria. “Nel lungo termine, gli stimoli aiuteranno tutti, inclusi quelli che sono senza lavoro”. Non poteva mancare un commento sulla situazione in cui versa la Grecia.

Draghi ha difeso l’operato della Bce. “Continueremo a prendere decisioni con una indipendenza totale. Il nostro sostegno di liquidità al momento ammonta complessivamente a 118 miliardi di euro, il 66% del Pil greco. Si tratta del livello massimo di qualsiasi paese dell’Eurozona. Sosterremo le banche greche fino a quando saranno solvibili, e avranno abbastanza garanzie. Ma non possiamo alzare il tetto che impedisce alle banche greche di acquistare maggior debito governativo della Grecia, fino a quando non ci saranno chiari segnali che l’attuale revisione del suo bailout sarà conclusa con successo”.

Ancora sulla Grecia “deve essere assolutamente chiaro che le decisioni di concludere il programma e di procedere con altri esborsi ricadono interamente sull’Eurogruppo. E’ una decisione politica che andrà presa da rappresentanti eletti dal popolo, non dai banchieri centrali”.

L’accordo che Draghi auspica deve essere “forte”. Noi “ne abbiamo bisogno molto presto”. Un accordo forte per Draghi è un accordo che generi crescita, giustizia sociale e che affronti temi come la competitività e altre fonti di instabilità finanziaria”.

Tocca ora alla Grecia fare passi in avanti per porre fine all’impasse. Il banchiere non vuole speculare su quelli che potrebbero essere i possibili risultati. Entreremmo in “acque inesplorate”. Ma sono convinto che “le autorità abbiano tutti gli strumenti per gestire la situazione”.

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A Bruxelles, intanto, nel corso di un’altra conferenza stampa, la Commissione europea ha difeso la propria posizione nei confronti del paese ellenico. La portavoce Annika Briedthardt ha detto che le istituzioni hanno già ridotto in modo significativo i target di budget per la Grecia, da un surplus del 3,5% rispetto al Pil all’1%.

La portavoce ha negato che i creditori pretendano il taglio delle pensioni.

Intanto Draghi parla, dopo l’ultimo discorso proferito nella consueta conferenza stampa successiva alla decisione della Bce di mantenere i tassi fermi, lo scorso 3 giugno.

Lo scorso 3 giugno Draghi ha affrontato anche i temi della volatilità nel mercato dei Bond e della Grecia, affermando che i mercati “si devono comunque abituare a un periodo di maggiore volatilità” sull’obbligazionario. È inevitabile in un momento di prezzi finanziari in rialzo, in concomitanza con crescita e inflazione in recupero.

Il mercato ha reagito male con Bund e Treasuries che hanno iniziato a subire perdite decisamente pesanti.

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