Draghi non cede, lascia tassi allo 0,25%

6 Febbraio 2014, di Redazione Wall Street Italia

FRANCOFORTE (WSI) – Nessun taglio dei tassi (e di conseguenza nessun tasso negativo sui depositi); nessuna nuova misura di allentamento monetario straordinaria per indebolire l’euro e nessun nuovo programma di sostegno alle attività creditizie, che sono ancora ferme nell’area euro (vedi grafico sotto). I mercati azionari hanno poco di che festeggiare quest’oggi, mentre l’euro euforico si sta rafforzando sul dollaro.

Contrariamente a quanto previsto alla vigilia, il Consiglio direttivo non ha discusso l’ipotesi di sospendere le operazioni di sterilizzazione monetaria del piano accomodante SMP (Securities Markets Programme). Così facendo la Bce avrebbe iniettando circa 175 miliardi di euro di liquidità nel sistema finanziario, dando un aiuto prezioso alla debole area euro. Ma la banca non ha fretta di intervenire e può aspettare fino a marzo.

I tassi di interesse dell’area euro restano al minimo storico dello 0,25 per cento, a dispetto dei nuovi rallentamenti dell’inflazione che avevano spinto alcuni analisti a ipotizzare un taglio. Le attese prevalenti erano invece per il mantenimento dello status quo.

Per Draghi la deflazione non c’è e l’Eurozona non rischia di vivere una crisi come quella giapponese. “Stiamo assistendo alle prime risposte dei mercati e dell’economia reale agli interventi che abbiamo varato a novembre”.

Per Draghi non c’è la necessità di un nuovo allentamento monetario, dal momento che non ci sono indicazioni di deflazione e l’Eurozona non rischia di vivere una crisi come quella giapponese alla fine degli Anni 90. “Stiamo assistendo alle prime risposte dei mercati e dell’economia reale agli interventi che abbiamo varato a novembre”.

Ma la Bce terrà gli occhi aperti, perché questi segnali incoraggianti non vuol dire “che ignoriamo i rischi di un’inflazione bassa per un periodo prolungato”. Anzi, al contrario, “siamo ancora determinati a perseguire livelli di inflazione inferiori ma prossimi al 2%, sul medio termine”.

Durante la conferenza stampa esplicativa che Draghi ha tenuto da Francoforte, il banchiere ha detto che l’inflazione è destinata a rimanere sotto controllo e che la banca è determinata a intraprendere nuove azioni se se ne presenterà il bisogno e a farlo “con tutti gli strumenti disponibili“.

La riunione – ha spiegato il banchiere centrale – si è concentrata in vari punti chiave, tra cui il contesto che potrebbe spingere la Bce ad agire e i rischi al ribasso che potrebbero concretizzarsi. In questo contesto, Draghi e i suoi colleghi hanno preferito non ridurre ulteriormente i tassi e non indebolire la moneta unica anche perché “la volatilità a breve non è stata trasmessa sul lungo termine e l’area euro ha mostrato una certa capacità di resistere agli eventi negativi esterni”.
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Tra le politiche volte a rilanciare la ripresa economica, minacciata dalla depressione dei prezzi al consumo. l’istituto ha varato un programma di prestiti a tre anni a tassi vantaggiosi alle banche (Ltro) e gettato le basi per un piano di acquisto di Bond dei Paesi più travagliati dell’area periferica.

Se necessario ai suoi scopi istituzionali la Bce può acquistare titoli di Stato già in circolazione, non va contro il suo mandato. Ma ora come ora la Bce non ha annunciato nessuna nuova manovra, deludendo i mercati e dando una spinta all’euro (c’era chi temeva nuove misure di allentamento monetario, che tendono a svatutare la moneta unica). Contrariamente a quanto previsto alla vigilia, il Consiglio direttivo non ha discusso l’ipotesi di sospendere le operazioni di sterilizzazione del piano di allentamento monetario Securities Markets Programme (SMP).

La ripresa è ancora fragile, quindi secondo Draghi i Governi devono continuare nella strade delle riforme strutturali, in particolare del lavoro. “Le strategie – ha sottolineato Draghi – dovrebbero essere in linea con il patto di Stabilità e di crescita e assicurare una composizione favorevole alla crescita, che coniughi il miglioramento di qualità e efficienza con la limitazione al minimo degli effetti distorsivi dell’imposizione fiscale”.

La ripresa modesta sta mostrando segnali incoraggianti, ma essendo ancora fragile e squilibrata, il Consiglio direttivo di politica monetaria dell’istituto di Francoforte è andato molto vicino a prendere la decisione di dare una sforbiciata ulteriore al costo del denaro, secondo gli economisti di Nomura. “Ci aspettavamo che i tassi restassero invariati, ma abbiamo il sospetto che la decisione non sia stata facile e che alcuni possano rimanere delusi”.

Lo scorso novembre la Bce aveva reagito a un primo rallentamento dei prezzi tagliando i tassi di un quarto di punto, in risposta ai rallentamenti dell’inflazione. I dati preliminari di gennaio hanno segnalato una nuova e inattesa frenata del caro vita, allo 0,7 per cento. Un valore sempre più lontano dall’obiettivo ufficiale dell’istituzione, che vuole l’inflazione inferiore, ma vicina al 2 per cento sulla media di 18-24 mesi.

Oltre ai tassi di interesse, poi, oggi in ballo ci sono anche nuovi provvedimenti a carattere straordinario. In particolare la possibilità di effettuare nuove iniezioni di liquidità nelle banche, ma stavolta condizionate ad un loro riutilizzo, almeno parziale, nell’economia reale e nel finanziamento delle imprese.

Questo è un punto su cui anche l’analista Valli di UniCredit ritiene probabili decisioni entro un paio di mesi.

Di recente infine sono circolate nuove indiscrezioni di stampa su un’altra ipotesi, quella di sospendere la “sterilizzazione” monetaria dei passati acquisti calmieranti di titoli di Stato (il vecchio programma Smp). Di fatto un provvedimento simile implicherebbe iniezioni di liquidità per circa 180 miliardi, che riguarderebbero i paesi più bersagliati dalla passata crisi dei debiti pubblici, tra cui l’Italia. Su queste ipotesi ora la parola passa a Draghi.