Draghi contro le lobby: “no a nazionalismi o protezionismi”

10 Dicembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Nell’agenda europea “non c’è spazio per tornare a nazionalismi o a protezionismi”, ha avvertito il presidente della Bce, Mario Draghi.

Intervenendo al Convegno su moneta e Banche centrali organizzato dalla Banca d’Italia, in memoria dell’economista Curzio Giannini, Draghi ha avvertito come sia necessario “restare focalizzati sulle riforme chiave prioritario: completare l’Unione bancaria – ha detto – attuare politiche di risanamento dei conti con modalità favorevoli alla crescita e effettuare riforme stutturali sui mercati dei prodotti e del lavoro”.

“Non ho dubbi sul fatto che queste riforme arrecheranno benefici e rafforzeranno la fiducia, anche se alcune – ha detto il capo della Bce – potrebbero essere osteggiate dagli interessi consolidati oppure potrebbero implicare dei costi sul breve termine”.

La crisi dei debiti pubblici “avrebbe potuto segnare la fine dell’euro”. Invece “questa crisi ci ha mostrato le debolezze” insite nell’Unione valutaria “e sono convinto che assieme saremo in grado di riparare queste debolezze e di emergere dalla crisi più forti di prima”.

Nel convegno organizzato dalla Banca d’Italia il banchiere romano ha spiegato che la Bce ha fatto quanto in suo potere e che ora spetta ai Governi fare bene il proprio lavoro.

Francoforte ha adottato misure straordinarie contro i rischi di frattura dell’euro mantenendosi nell’ambito del suo mandato istituzionale, che punta a garantire la stabilità dei prezzi. E Draghi ha ripetuto che l’istituzione non può “fare cose per cui non è stata fatta”, come sostituirsi ai governi sulle riforme, o agli azionisti nel rifornire le banche di capitale.

Fin dall’inizio della crisi dei debiti la Bce non ha lesinato sforzi per contrastare la frammentazione dei mercati nell’Unione valutaria. “Voglio sottolineare che questi sforzi non rappresentano un allontanarsi dal mandato istituzionale della Bce, ovvero garantire la stabilità dei prezzi con tutti i mezzi che la situazione richiede, ma sono l’opposto”, ha detto Draghi.

“Combattendo la frammentazione dei mercati e i rischi di ridenominazione” ovvero di ritorno a valute nazionali, “la Bce ha preservato la stabilità dei prezzi e le condizioni necessarie ad una crescita sostenibile”, ha rivendicato Draghi. “Ora è giunto il tempo per altri di agire nei loro rispettivi ambiti, che non appartengono al mandato della Bce”.

La Banca centrale “non può svolgere compiti che non le spettano, lo ripeto”, ha proseguito Draghi. “Uno di questi (compiti che non può fare) è sostituirsi ai governi nell’effettuare le riforme strutturali. Un altro è riparare i bilanci delle banche, oppure intervenire per sopperire alla mancanza di capitali”.
(TMNEWS)