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Doppia partita UniCredit: sale al 20% di Commerzbank, resta nodo BPM

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UniCredit prosegue le manovre su Commerzbank: la banca guidata da Andrea Orcel ha convertito in azioni circa il 10% della propria posizione sintetica sull’istituto tedesco, salendo così a circa il 20% dei diritti di voto. Un passo strategico che consolida la presenza del gruppo italiano in Germania e che anticipa un’ulteriore conversione, fino a raggiungere il 29% del capitale votante.

Secondo quanto comunicato dalla banca, sono già state ottenute tutte le autorizzazioni regolamentari necessarie, comprese quelle della BCE, della Bundeskartellamt e della Fed. A operazione completata, UniCredit diventerà il maggiore azionista di riferimento di Commerzbank.

Questa operazione si inserisce in un più ampio disegno di rafforzamento di UniCredit nei mercati core europei, in particolare nell’area DACH (Germania, Austria, Svizzera), dove Commerzbank rappresenta un attore fondamentale per la clientela retail e corporate. La partecipazione, che finora era detenuta attraverso strumenti derivati, diventa ora una quota reale e attiva, conferendo alla banca italiana maggior peso nelle decisioni strategiche della controparte tedesca.

Golden power italiano nel mirino di Bruxelles

Mentre si rafforza in Germania, UniCredit si trova a fronteggiare lo scontro Roma-Bruxelles sull’ops su BPM. La Commissione europea sarebbe infatti pronta a bocciare ufficialmente l’uso del golden power esercitato dal governo italiano per condizionare l’acquisizione di Banco Bpm. Secondo fonti riportate da Bloomberg, la DG Competition ritiene che solo Bruxelles abbia il potere legale di imporre condizioni in operazioni transfrontaliere, in base alle normative europee sulle concentrazioni.

Il governo italiano, lo scorso aprile, aveva imposto pesanti vincoli: tra questi, la cessazione delle attività in Russia entro nove mesi e l’obbligo di non ridurre gli investimenti in Anima Holding, asset manager del gruppo Bpm.

Bruxelles potrebbe presto notificare un provvedimento formale con la richiesta di revocare tali condizioni. In caso contrario, per l’Italia potrebbe scattare una procedura di infrazione per violazione del diritto comunitario.

Il braccio di ferro Roma-Bruxelles

La tensione tra Roma e Bruxelles su questo dossier rischia di diventare un caso politico. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha difeso l’intervento del governo, richiamando la legge Draghi del 2022 che riconosce all’esecutivo il potere di tutelare l’interesse nazionale. “Non è materia né della BCE né della Commissione”, aveva dichiarato Giorgetti a fine aprile.
La Commissione, però, sembra intenzionata a far valere le proprie prerogative.

Il verdetto definitivo è atteso a breve, mentre UniCredit osserva con attenzione l’evolversi della situazione. L’amministratore delegato Orcel ha fatto sapere che la banca ritirerà l’offerta su Banco Bpm se le condizioni italiane non verranno chiarite.
Nel frattempo, le Borse hanno reagito positivamente: sia UniCredit che Banco Bpm hanno registrato forti rialzi a Piazza Affari, segno che il mercato crede ancora nella riuscita dell’operazione.