Dopo Peugeot Hollande vuole nazionalizzare Arcelor Mittal

29 Novembre 2012, di Redazione Wall Street Italia
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Londra – Sono passati trent’anni da quando il Presidente francese François Mitterrand fece le ultime grandi nazionalizzazioni in Europa, prendendosi banche, assicurazioni, produttori di armi e industrie dell’acciaio proprio quando cominciava la vera debacle dell’era collettivista.

Da allora tutto il mondo vive un’epoca di privatizzazione.

Così sembra uno strano passo indietro nel tempo sentire il Ministro francese del Rinnovamento Industriale, Arnaud Montebourg, minacciare un “takeover pubblico temporaneo” una assunzione pubblica delle operazioni dell’acciaieria ArcelorMittal del plateau Lorraine – presumibilmente per salvare gli altiforni di Florange e i suoi 2.500 lavoratori, inviolabili nel catechismo del Partito socialista.

Ed è ancora più strano sentirlo dire “non vogliamo più la Mittal in Francia”, come a sollecitare l’espulsione della industria dell’acciaio di maggior prestigio al mondo, dopo la scozzese Andrew Carnegie.

Il Ministro Montebourg ha leggermente attenuato le sue osservazioni, dicendo che la sua lamentela era per il metodo della Mittal – che procede con “ricatti, minacce, e non rispetta gli impegni presi” (gli accordi del 2006, quando acquisì la franco-lussemburghese Arcelor – sul mantenimento dei siti produttivi) non per l’azienda stessa.

Con o senza precisazioni, Montebourg ha fatto da bersaglio al sindaco di Londra Boris Johnson (1), che ha detto ai suoi ospiti indiani che tutti i profughi che scappano dal terrore socialista di Parigi, sono i benvenuti oltre Manica.

“I sanculotti sembrano aver preso il potere a Parigi. Non esito a dirvi subito, Venez à Londres, mes amis. Non aspettate di essere perseguitati … non fatevi mettere nel sacco dal regime. Venite a Londra”, ha detto.

Eppure, dietro questa giostra c’è un problema nevralgico per la Francia, qualcosa che va al di là di una controversia commerciale su uno stabilimento di ferraglia in un settore in lotta con la sovrapproduzione cinese e la doppia recessione europea. L’acciaio ha un’importanza speciale nella strategia politica europea.

I mulini che si ergono sul triste plateau Lorraine sono stati il ??fulcro della siderurgia francese per 200 anni ed il motivo strategico sia della guerra franco-prussiana del 1870 che della prima guerra mondiale.

Il Ministro degli Esteri francese Robert Schuman veniva dalla Lorena – e aveva combattuto anche nell’esercito del Kaiser – è per questo che volle garantire che nessuno dei due paesi potesse avere di nuovo il controllo di questa zona industriale e per questo promosse la creazione della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio nel 1954, il precursore della UE. L’obiettivo esplicito era quello di mettere un soggetto superiore, come responsabile delle risorse causa di rivalità e di conflitti industriali.

Lakshmi Mittal si è fatto da solo- nato a Rajput, un villaggio senza elettricità, e ora abita in una casa di 70 milioni di sterline a Kensington – ed è entrato in un campo politico minato quando si è assorbito il campione franco-europeo dell’acciaio Arcelor nel 2006. Non è mai stato accettato dalle élite galliche. I servizi segreti francesi cercarono di far naufragare l’acquisizione, ritenendola una minaccia strategica. La Direction de la Surveillance du Territoire (DSE) – che ha il compito di combattere lo “spionaggio di poteri alieni” – gli sbatté il telefono in faccia, secondo Le Monde.

Il presidente Jacques Chirac minacciò di invocare la clausola di “sicurezza nazionale” ai sensi del diritto comunitario sulla concorrenza per bloccare l’offerta, anche se poi dovette fare marcia indietro, perché gli azionisti stranieri lo boicottarono e l’appetito dell’India per le armi francesi si stava raffreddando.

Il disprezzo era palpabile per questo intruso indiano che aveva la sfrontatezza di strappare l’industria siderurgica europea da sotto il naso delle grandi potenze. Per Parigi non era possibile rispettare la “business etiquette”, tanto che Guy Dolle, il capo di Arcelor disse che la fusione era impensabile perché Arcelor emanava profumi raffinati, mentre il signor Mittal sapeva di acqua di Colonia da pochi soldi.

Si tratta di un punto controverso stabilire se Mr. Mittal abbia rispettato le promesse fatte nel 2006, e se sia stato un custode della comunità francese affidabile.

Una lettera congiunta di più di 40 parlamentari francesi martedì scorso lo ha accusato di violazioni seriali, compresa la chiusura delle operazioni e l’inconsistenza degli investimenti fatti nel sito di Florange vicino a Metz, insufficienti per mantenere un margine di competitività.

Dicono che nei giorni scorsi abbia fatto velate minacce di chiudere “altre attività della ArcelorMittal in Francia” se non ottiene quello che vuole in Lorena e sulla stampa hanno scritto che è il momento di mettere gli interessi della “Francia, dei suoi lavoratori, e del suo tessuto industriale” al di sopra delle parole di un boss capitalista.

Quelle parole hanno esasperato gli uomini di Mittal, che dicono che i suoi piani di ristrutturazione sono sostanzialmente in linea con quanto la stessa Arcelor stava già per fare. I forni di Florange avrebbero dovuto chiudere nel 2009, perché nella regione ormai c’è poco minerale di ferro e di coke che non bastano per sostenere i costi di due altiforni. E’ già andata avanti così per un anno in più.

Mittal ha fatto nel suo impianto di Dunquerque all’incirca gli stessi investimenti fatti negli stabilimenti che forniscono minerale di ferro in Brasile, e impiega ancora 20.000 lavoratori in Francia. Nessuno può fare miracoli in un periodo di recessione globale, con i prezzi dei laminati a caldo dell’acciaio scesi dopo il boom da US$ 1.200 a US$ 600 la tonnellata.

Mittal vuole chiudere i forni di Florange, ma vuole anche continuare a produrre acciaio laminato per Volkswagen, BMW, Toyota e altre fabbriche di automobili delle vicinanze. Manterrebbe comunque tre quarti dei 2.500 posti di lavoro.

Questo non è abbastanza per Montebourg, a cui tutti i capitalisti guardano ormai come la piaga più grossa messa in campo dal gabinetto del Presidente François Hollande, dopo aver dato una prima prova di forza con la famiglia Peugeot.

Montebourg sostiene che tutta l’operazione Florange può essere salvata – anche se deve ancora trovare il nome del cavaliere bianco – e ora ha fatto il passo fatale di minacciare il sequestro coatto da parte dello Stato, appellandosi alla Costituzione della Quinta Repubblica Francese del 1958 (2).

Se le cose stanno così gli avvocati potranno ingrassarsi per parecchio tempo a meno che Mittal e il Presidente Hollande non trovino un modo per accordarsi. Si dovevano incontrare nella notte di martedì scorso all’Elysee e Hollande ha detto che “la nazionalizzazione sarebbe stata parte della discussione”.

Questo episodio ha nuovamente manifestato l’atteggiamento di un governo che si pone contro il mercato che non mantiene il passo con l’Europa e con il mondo ed è ancora incapace di affrontare le cause del lento declino nazionale francese.

Il Fondo Monetario Internazionale ha avvertito all’inizio di questo mese che l’aumento delle tasse sta facendo uscire il paese dal circolo di quelli dove si può “lavorare e investire”, e ha detto che la Francia è a rischio di restare al palo come l’Italia e la Spagna se non coglie l’opportunità delle riforme.

La quota delle spese statali francese è salita al 56% del PIL, di poco più alta della Svezia e della Danimarca, ma senza la loro flessibilità del lavoro. L’industria francese ha perso 60.000 posti di lavoro ogni anno negli ultimi dieci anni.

Le spese correnti sono passate da un surplus del 2,5% del PIL a un disavanzo del 2,44% , dopo l’entrata nell’euro. Il paese ha perso il 20% della competitività del costo del lavoro contro la Germania. Ha un “cuneo fiscale” del 50% – la quota fiscale del costo del lavoro – tra i più alti al mondo.

Se in Francia la disoccupazione aumentasse ancora di 40.000 persone, in un mese raggiungerebbe il massimo mai visto nell’era moderna e l’economia intanto sta scivolando sempre più in basso in una perma-crisi, in un attacco radicale allo stato.

E invece, Hollande parla di nazionalizzazione.

Traduzione a cura di Ernesto Celestini del blog Come Don Chisciotte

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