Dopo otto anni al timone, Draghi dice addio alla BCE

24 Ottobre 2019, di Mariangela Tessa

Dopo otto anni alla guida della Bce, Mario Draghi si prepara a spiegare oggi per l’ultima volta e decisioni del direttorio dell’Eurotower, prima di cedere la guida dell’istituto di Francoforte alla francese Christine Lagarde, che prenderà il suo posto dal prossimo 1 novembre.

 

Tutte le tappe di Supermario

Entrato alla Bce il primo novembre del 2011, nel corso degli ultimi otto anni l’economista italiano ha guidato la Banca Centrale Europea durante gli anni più difficili per l’euro, diventando per molti il salvatore dell’eurozona.

Il suo “Whatever it takes”, “Ad ogni costo”, detto nel luglio 2012, è diventato un vero e proprio cavallo di battaglia per la BCE, che grazie alla politica monetaria accomodante fortemente voluta da Draghi, ha rappresentato  un’ancora salvezza per il Vecchio Continente.

Per il presidente della Bce c’è un grande riserbo su cosa deciderà di fare nei prossimi mesi. Professore universitario, in passato al vertice di alcune delle principali banche d’affari internazionali e di istituzioni di primo piano di certo non resterà con le mani in mano. Più volte è stato ventilato anche un suo ingresso in politica, sempre smentito dal diretto interessato.

La riunione di oggi

Per quanto riguarda la riunione di oggi, le attese sono per un nulla di fatto. Gli analisti non si aspettiamo nuovi annunci di politica monetaria dopo il taglio dei tassi e la conferma del QE a settembre.

L’attenzione, come sempre, è rivolta alla conferenza stampa successiva alla riunione. Un appuntamento tanto più importante in quanto questa volta in quanto arriva in un momento di forti malumori interni alla BCE dopo l’annuncio delle misure a settembre, incluso il contestatissimo Quantitative easing.

Per quanto riguarda invece il comunicato che verrà diramato alle 13,45, le previsioni sono dunque che venga confermato in blocco il quadro delle decisioni di un mese fa: taglio dei tassi di deposito di 10 punti a -0,5%, ripresa degli acquisti netti per 20 miliardi di euro al mese a partire da novembre, introduzione di un sistema a due livelli per la remunerazione delle riserve e conferma della nuova guidance che non più legata a un orizzonte temporale ma a un target quantitativo.

“Draghi ribadirà invece la necessità di un continuo stimolo monetario, date le chiare divisioni all’interno del Board sul rilancio del QE.
Pertanto, cercherà di mostrare un fronte unito per quanto riguarda gli stimoli forniti, ma ribadirà anche il messaggio dell’ultima riunione, ossia che c’è unanime consenso sulla necessità che la politica fiscale diventi il principale strumento per incrementare efficacemente la domanda” ha detto Mohammed Kazmi, portfolio manager e macro strategist di Union Bancaire Privée (UBP).
Che ha aggiunto: “Questa sarà l’eredità che Draghi cercherà di lasciare alla BCE nel suo ultimo incontro. Il pacchetto annunciato a settembre dovrebbe anche rendere più facili i primi mesi di Christine Lagarde alla guida dell’Istituto”.