Che cosa prevede la stretta sui social network decisa da Trump

29 Maggio 2020, di Alberto Battaglia

Sulla regolamentazione dei social network il presidente americano, Donald Trump, è passato dalle parole alle azioni nel giro di poche ore. Attraverso nuovo ordine esecutivo, il presidente è intervenuto, a suo dire, per evitare che i social network, attraverso politiche di censura selettiva basata sulle opinioni politiche, possano limitare il diritto costituzionalmente tutelato alla libera espressione.

“Quando grandi e potenti società di social media censurano le opinioni con cui non sono d’accordo, esercitano un potere pericoloso”, ha scritto Trump nel suo executive order, “allora smettono di funzionare come bacheche passive e dovrebbero essere viste e trattate come creatori di contenuti”. Con tutte le conseguenze legali del caso.

Nel dettaglio, i social network andrebbero a perdere l’immunità loro garantita dalla sezione 230(c) del Communications Decency Act, che di fatto deresponsabilizza le piattaforme rispetto ai contenuti creati dai loro utenti. “L’immunità non dovrebbe estendersi oltre quanto previsto dal testo, fornendo una protezione a coloro che, pur pretendendo di fornire agli utenti un forum per la libertà di parola, in realtà, usano il loro potere su un mezzo di comunicazione vitale per imbastire azioni ingannevoli o pretestuose che soffocano un dibattito aperto e libero censurando alcuni punti di vista”.

I social, diventando creatori di contenuti potrebbero essere giudicate responsabili, ad esempio, di eventuali diffamazioni contenute nei post pubblicati dagli utenti. Non è ancora chiaro se, a livello applicativo, l’ordine esecutivo possa tradurre in realtà i suoi propositi, visto che questo è ritenuto un compito del potere prettamente legislativo.

Quell’invito fatale a controllare i fatti contenuti nei tweet presidenziali

A suscitare le attenzioni di Trump era stata la decisione di Twitter, senza precedenti sino a quel momento, di accompagnare ad alcuni tweet presidenziali l’invito da “vagliare i fatti” contenuti nelle affermazioni. Cliccando sul banner che invita al “fact-checking” l’utente viene indirizzato su un titolo della Cnn, che smentisce nel merito le affermazioni fatte da Trump sul timore di brogli in caso di elezioni compiute con voto postale.


Twitter ora decide in modo selettivo di apporre un’etichetta di avvertimento su determinati tweet in un modo che riflette chiaramente un pregiudizio politico”, ha scritto Trump nel suo ordine esecutivo, “sembra che Twitter non abbia mai posto tale etichetta sul tweet di un altro uomo politico. Fino alla settimana scorsa, il rappresentante Adam Schiff stava continuando a fuorviare i suoi seguaci vendendo la bufala della collusione russa a lungo smentita, e Twitter non ha segnalato quei tweet. Non sorprende che il suo ufficiale responsabile della cosiddetta ‘integrità del sito’ abbia sfoggiato il suo orientamento politico nei suoi tweet”, ha attaccato.

Il ceo di Twitter, Jack Dorsey, ha replicato alle accuse affermando che la policy del suo social network non verrà cambiata: “Continueremo a segnalare informazioni errate o contestate sulle elezioni a livello globale. Questo non ci rende un ‘arbitro della verità’. La nostra intenzione è quella di collegare i puntini fra le dichiarazioni contrastanti e mostrare le informazioni in conflitto in modo che le persone possano giudicare da sole. Una maggiore trasparenza da parte nostra è fondamentale in modo che la gente possa vedere chiaramente il perché dietro le nostre azioni”, ha scritto Dorsey sul suo profilo Twitter.

Sul tema della “censura” si è esposto anche il ceo di Facebook, Mark Zuckerberg, che nel corso di un’intervista ha affermato che i social network non dovrebbero erigersi ad “arbitri della verità”, prendendo le distanze dal comportamento dei colleghi di Twitter: “Su questo noi abbiamo una politica diversa”.