Fase 2 col freno tirato: il documento tecnico alla base di questa scelta

4 Maggio 2020, di Alberto Battaglia

Oggi, lunedì 4 maggio, l’Italia entra ufficialmente nella Fase 2 della lotta al coronavirus. Lo fa riaprendo solo parte della sua capacità economica, consapevole che le conseguenze sul piano finanzTutti gli articoliiario e sociale continueranno ad aggravarsi.

Alla base delle cautele, che ad esempio lasciano intatto l’obbligo di autocertificazione e di distanziamento sociale, c’è un numero: l’R0 o numero di riproduzione di base. Questa cifra, che in molti hanno imparato a conoscere, esprime il numero di contagi prodotti a sua volta da ciascun individuo che abbia contratto il coronavirus. Se R0 è inferiore a 1 l’andamento dell’epidemia può essere controllato, in caso contrario la crescita si fa rapida e potenzialmente nefasta.

Nei giorni scorsi è stato diffuso un documento (qui il testo completo), elaborato dall’Istituto superiore di sanità, con la collaborazione dell’Inail, della Fondazione Bruno Kessler e del ministero della Salute, e che sarebbe stato la base scientifica delle decisioni del governo sulla Fase 2.

Secondo le previsioni degli esperti dell’Iss una riapertura totale e immediata del Paese, uno scenario verso il quale stanno spingendo alcune forze politiche come Lega e Italia Viva, avrebbe prodotto entro giugno oltre 150mila ricoveri in terapia intensiva. Il valore di R0, sarebbe passato dallo 0,5-0,7 attuale a 2,25. Uno scenario che è apparso eccessivamente catastrofico ai fautori della riapertura come Matteo Renzi, che infatti aveva definito tale stima come una “follia”.

Secondo le conclusioni dello studio è “evidente dalle simulazioni che se R0 fosse anche di poco superiore a 1 (ad esempio nel range 1.05-1.25) l’impatto sul sistema sanitario sarebbe notevole, è evidente che lo spazio di manovra sulle riaperture non è molto”.

Rimangono, inoltre, “delle incertezze sul valore dell’efficacia dell’uso di mascherine per la popolazione generale dovute a una limitata evidenza scientifica, sebbene le stesse siano ampiamente consigliate; oppure variabili non misurabili, es. il comportamento delle persone dopo la riapertura in termini di adesione alle norme sul distanziamento sociale ed utilizzo delle mascherine e l’efficacia delle disposizioni per ridurre la trasmissione sul trasporto pubblico. Elementi questi che suggeriscono di adottare un approccio a passi progressivi”.

Lo studio dell’Iss, va precisato, ha simulato decine di scenari differenti derivanti dalla riapertura (totale o parziale) di una serie di settori differenti. Le variazioni, anche cambiando pochi elementi della tabella, si fanno molto ampie. Aprendo tutti i settori dell’economia, ma promuovendo il telelavoro e lasciando chiuse le scuole, si verrebbe a creare un picco di ricoveri in terapia intensiva di 85mila unità entro giugno, quasi la metà rispetto allo scenario sopra citato.

Il documento sarebbe stato consegnato al Comitato tecnico scientifico del Ministero della Salute il 22 aprile, per poi divenire pubblico solo sei giorni più tardi. Il presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro, ha voluto sottolineare che, contrariamente a quanto affermato, lo studio non è mai stato segreto: “Non è stato secretato, ma era allegato ai verbali del Cts”, ha dichiarato Brusaferro nella conferenza stampa del 28 aprile, “ed è stato trasmesso al ministro della Salute”.