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La legge di bilancio 2026, in fase di approvazione, introduce una novità importante per la tassazione dei dividendi, con effetti significativi su imprese, società e piccoli investitori. Il cuore della misura riguarda la cosiddetta esenzione parziale dei dividendi: fino ad oggi, gran parte degli utili distribuiti tra società poteva essere esclusa dalla base imponibile, a determinate condizioni.
Dal 1° gennaio 2026, invece, il regime cambia. Solo i dividendi derivanti da partecipazioni superiori al dieci per cento del capitale sociale continueranno a godere dell’esenzione parziale. Tutti gli altri confluiranno integralmente nella base imponibile e saranno tassati come reddito ordinario.
Tassazione dividendi: la riforma del 2003
Per comprendere l’impatto della misura è utile fare un passo indietro. Nel 2003, con la riforma dell’Ires approvata dal governo Berlusconi II, fu introdotta la regola del dividend exemption. L’obiettivo era evitare la cosiddetta doppia imposizione: gli utili societari infatti sono già tassati a livello di impresa e, senza l’esenzione, lo sarebbero anche quando distribuiti come dividendi a un’altra società. La norma stabiliva che il novantacinque per cento dei dividendi percepiti da un’altra società non concorreva alla formazione del reddito imponibile, garantendo così un regime fiscale neutrale tra imprese collegate.
Con la legge di bilancio 2026 questa regola rimarrà valida solo per le partecipazioni che superano il dieci per cento del capitale. Chi detiene quote inferiori — tipicamente holding leggere, veicoli finanziari, fondi o asset manager — vedrà tassare l’intero importo percepito, con un incremento dell’aliquota effettiva dal 1,2 per cento fino a circa il 24 per cento. In termini concreti, la misura riguarda soprattutto piccoli investitori istituzionali o finanziari, mentre le partecipazioni di controllo o quelle significative continueranno a beneficiare del regime favorevole.
Come cambia la tassazione
La disposizione, contenuta nell’articolo 18 della bozza della legge di bilancio, modifica gli articoli 59 e 89 del Tuir (Testo Unico delle Imposte sui Redditi). Questi articoli disciplinano la parziale esclusione dalla base imponibile dei dividendi, sia per i soggetti Irpef in regime di impresa sia per altre società soggette a Ires.
Dal 2026, quindi, le partecipazioni pari o superiori al 10% del capitale continueranno a godere dell’esenzione del 95%, mentre quelle inferiori concorreranno integralmente alla formazione del reddito imponibile, aumentando l’imposizione fiscale in modo significativo.
Secondo la relazione tecnica del ministero dell’Economia, il provvedimento dovrebbe portare a un maggior gettito di circa 983 milioni di euro nel 2026, che salirà a un miliardo di euro annuo a partire dal 2027. Circa il sei per cento dei dividendi attualmente esclusi dalla base imponibile riguarda partecipazioni inferiori al dieci per cento ed è proprio su questa quota che si concentrerà l’effetto della nuova tassazione.
Chi sarà maggiormente coinvolto
Il nuovo regime colpisce soprattutto veicoli finanziari e holding leggere, che spesso detengono quote inferiori al dieci per cento in altre società, così come fondi e asset manager che distribuiscono utili tra partecipazioni multiple di dimensioni ridotte. Anche piccoli investitori istituzionali che fino a oggi potevano beneficiare dell’esenzione parziale saranno coinvolti.
Al contrario, chi controlla o possiede almeno il dieci per cento del capitale sociale di una partecipata continuerà a godere delle agevolazioni fiscali precedenti, preservando il regime di esenzione parziale sui dividendi.