Dimissioni di massa nel mondo della finanza: perchè?

29 Marzo 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – Se da un lato non e’ certo insolito che un dirigente di alto livello, che si tratti di una banca o di un governo, lasci l’incarico, il fenomeno deve far insospettire quando un’ondata di dimissioni e licenziamenti avviene in contemporanea.

Negli ultimi dieci anni si sono verificati quasi 700 casi di dimissioni nelle principali societa’ finanziarie e industriali, nonche’ autorita’ politiche al mondo. In particolare stupisce la mole dei casi tra fondi di risparmio, fondi pensione, fondi azionari, fondi sovrani, veicoli d’investimento. Ma anche governi.

Per l’esattezza sono 300 i dirigenti di banche e compagnie finanziarie ad aver rassegnato le dimissioni da gennaio 2002; sono invece 135 i ministri che hanno lasciato il loro posto e 234 coloro che hanno rinunciato a una posizione di alto profilo in un’azienda multinazionale.

Le ultime “teste” a cadere sono state quelle di Ronald Rubin, dirigente leader del veicolo di investimento immobiliare Usa PREIT (Pennsylvania Real Estate Investment Trust), del numero uno della divisione asiatica di JP Morgan, Gaby Abdelnour (per interessi personali), del CFO del gruppo immobiliare indiano D B Realty, Vijay Sajjanhar, di Harold Kahn, dimessosi dai board di Empire State Bank e ES Bancshares, del direttore della distribuzione di Aviva (assicurazione) Dean Lamble e di tutto il CdA, in blocco, della societa’ di investimenti svizzera New Value AG. Infine, ultimo in ordine di tempo – notizia fresca di stamattina – il ministro svedese della Difesa Sten Tolgfost in seguito a uno scandalo su una fabbirca di armi in Arabia Saudita.

Tarek Amer, amministratore delegato della Banca Nazionale dell’Egitto, e’ un altro dirigente ad aver annunciato di recente di voler lasciare l’incarico. Secondo il settimanale egiziano Al Ahram lo fara’ a fine 2012.

Degno di interesse – come ricorda il giornalista Madison Ruppert del sito di teorie cospirazioniste End The Lie – e’ il fatto che non abbia ricevuto offerte da nessun altra banca ed abbia rifiutato di rivelare le motivazioni delle sue dimissioni. Sembra che Amer avesse rassegnato le proprie dimissioni per iscritto nel Febbraio 2011 ma non sarebbero state accolte.

Negli stessi giorni, anche Jonathan Moulds, del ramo britannico della Bank of America Corporation, annunciava le proprie dimissioni. Oltre a Moulds, anche Andrea Orcel ha dato le dimissioni dal medesimo istituto, per approdare ai vertici della svizzera UBS. Moulds si occupava del controllo del debito e di vendite di capitali e commerciali in Europa e in Asia, oltre ad avere un ruolo importante nella creazione di pratiche di negoziazione dei derivati e nella loro vendita nel mondo. Anche in questo caso, a saltare all’occhio e’ lo stesso dettaglio: non sono state chiarite motivazioni che giustifichino la sua scelta.

Lo stesso giorno in cui Moulds annunciava le dimissioni, lasciava il suo incarico anche Bert Tippen, capo dell’ufficio investimenti del Fondo Pensione Nedlloyd. Sempre il 22 Marzo 2012 prendeva la stessa decisione anche Neil Rogan, capo dell’azionariato globale alla Henderson Investors.

Il 21 marzo, ugualmente, non si erano avute meno di cinque dimissioni. Tra queste, il capo dei servizi azionari globali del Royal Bank of Scotland Group, Gregory Wagner; Mike Muller, dirigente regionale per l’Ontario e l’Antartico della National Bank Financial canadese; John Botham, il capo dell’azionariato europeo di Arviva Investors; Eric Dean, il capo del servizio informativo della Liquidity Services Inc.; e Wolfgang Hammes, co-presidente di Deutsche Bank AG.

La dimensione impressionante che ha assunto il fenomeno ha alimentato speculazioni e teorie cospiratorie nei vari blog, forum e social network. La natura talvolta misteriosa e spesso repentina di queste decisioni spinge inevitabilmente a chiedersi se per caso i dirigenti di alto grado della nostra societa’ sono a conoscenza di qualcosa che ai cittadini non e’ dato sapere.

Forse, piu’ realisticamente, stanno abbandonando i loro posti per motivi di coscienza. O, molto piu’ semplicemente, cercano di limitare le proprie perdite.

Chiaramente si tratta solo di speculazioni. Ma la cosa sta iniziando a incuriosire un numero sempre maggiore di persone. Esiste persino una pagina Facebook, “Global Mass Resignations”, dedicata ai casi principali di dimissioni nelle alte sfere del mondo della finanza, politica e industria. Al momento 3.200 persone sono iscritte al gruppo.