DIFFIDARE DELLA FED: ALERT RISCHIO BOLLE

18 Novembre 2009, di Redazione Wall Street Italia

La Federal Reserve ha cercato di confortare il mondo finanziario, assicurando che non c’e’ il rischio di nessuna bolla. Ma con il dollaro in caduta libera, l’oro che continua a stabilire nuovi record e i prezzi del petrolio in impennata, le parole della Banca Centrale vanno interpretate proprio come un rischio di un rigonfiamento della bolla inflativa.

Secondo quanto riferito ieri da Ben Bernanke, numero uno della Banca Centrale americana, l’istituto sta monitorando da vicino l’andamento dei mercati valutari, perche’ il suo obiettivo e’ quello di alimentare sia la creazione di posti di lavoro che la stabilita’ dei prezzi.

Tuttavia Art Cashin, direttore delle operazioni finanziarie di UBS Financial Services, ritiene che dietro le parole di Bernanke si nasconda un tranello. “Non solo ha detto che non scoppiera’ nessuna bolla, ma ieri sera il vice presidente della Fed Donald Kohn e’ arrivato ad affermare con decisione che non si sta gonfiando nessuna bolla, aggiungendo che parte dell’obiettivo delle politiche della Fed e’ quello di spingere la gente a investire negli asset piu’ rischiosi”, ha dichiarato Cashin ai microfoni dell’emittente televisiva Usa CNBC.

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Quindi sono arrivate le parole pronunciate da Hong Kong dal presidente della Federal Reserve di San Francisco, Janet Yellen, secondo cui “non c’e’ nessuna bolla”. A questo punto “la sensazione che si ha e’ che sia proprio il contrario, proprio perche’ tutti i membri della Fed stanno continuando a tranquillizzare i mercati con una insolita frequenza e ostinazione, dicendo di non preoccuparsi per le decisioni prese dalla Fed in materia di politica monetaria”.

Non sarebbe la prima volta che le decisioni della Banca Centrale si rivelano deleterie. Mantenendo i tassi guida su livelli molto bassi per un periodo prolungato, l’ex presidente della Fed, Alan Greenspan, ha provocato lo scoppio di una bolla. Cashin teme che una situazione simile si ripeta, con i tassi di interesse ancora fermi in una forchetta compresa tra lo 0 e lo 0.25% dove secondo le previsioni degli analisti rimarranno ancora per altri trimestri.

“Sembra che si stia gonfiando piu’ di una bolla sui mercati”, ha continuato Ashin, riferendosi al tracollo del dollaro e alla contemporanea impennata delle quotazioni del metallo prezioso. “E’ per questo che la Fed sente la necessita’ impellente di continuare a negarlo”.

“Se il dollaro continua a indebolirsi potrebbe esercitare una pressione inflativa sempre maggiore e sembra che la Fed si occupera’ di risolvere il problema rappresentato da quelle pressioni, piuttosto che intervenire direttamente sul dollaro”, ha detto l’analista, rispondendo ad una domanda circa eventuali cambiamenti nelle politiche volte a sostenere il biglietto verde.