Dietrofront FMI: capitali non devono essere liberi di muoversi

4 Dicembre 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – “Non è scontato che una liberalizzazione totale sia un obiettivo appropriato per tutti i paesi e in tutti i tempi”. Con diplomatica prudenza ma senza equivoci possibili, il Fondo monetario internazionale internazionale mette nero su bianco in un documento ufficiale sottoposto ai 188 Stati membri che sì, il laissez faire applicato alla finanza globale non è necessariamente un bene per tutti.

Da mesi ormai governi e autorità monetarie di paesi emergenti attaccano le scelte di politica monetaria soprattutto americana ed europea per contrastare la crisi, colpevoli, a loro avviso, di generare enormi flussi di capitali volatili alimentati da massicci piani di stimolo (tasso zero, riacquisti di obbligazioni Stato …), con effetti destabilizzanti.

Dopo esser stati per anni un fervente promotore del liberismo finanziario, il FMI ha ammesso ieri che la libera circolazione dei capitali ha indotto “rischi” per i paesi emergenti e ha ammesso che misure di controllo potrebbe essere “utili”
a frenare il surriscaldamento delle economie e delle valute.

Sul banco degli imputati, più di ogni altro è la Federal Reserve, che dal 2008
ha pompato più di 2.300 miliardi di dollari nel sistema per sostenere la ripresa dell’economia americana. Ma una parte di questi fondi è accusata di aver provocato un elevato rischio ‘bolla speculativà nei paesi più dinamici, che non hanno ancora, dice il Fondo monetario internazionale, “raggiunto un sufficiente grado di lo sviluppo del sistema finanziario”. Di più, anche alcuni mercati “aperti” al capitale, in particolare in Europa, sono stati destabilizzati.

Nella sua relazione, il Fondo sottolinea che la libera circolazione dei capitali “spesso” è stato seguita da tempeste finanziarie (Messico nel 1994-95, la Turchia nel 1994 …) e che economie “meno aperte” se la sono cavata meglio con le crisi recenti.

Insomma, Brasile, Islanda, Corea Sud e altri, che per evitare il peggio hanno adottato misure che limitano i movimenti di capitali, possono aver compiuto scelte “adeguate alle circostanze “, sostiene il Fmi.

Per il Fondo, “i flussi di capitale possono avere benefici importanti per singole nazioni tra i membri del Fondo e nell’economia globale”, ma “comportano anche rischi, perché possono essere volatili e vasti in rapporto alle dimensioni dei mercati domestici”. Insomma, prima di aprirsi del tutto alla finanza globale, meglio valutare attentamente se i “benefici sono superiori ai costi” e non dare scontato che la liberalizzazione “sia un obiettivo appropriato per tutti i Paesi in qualunque momento”.

Secondo il Fondo la necessitè’ è quella di mettere a punto un percorso che consenta di potenziare i vantaggi e minimizzare i rischi della liberalizzazione dei flussi di capitale, che oggi rappresenta oltre il 20% del Pil mondiale. (Agenzie)