Deutsche Bank, CEO ridimensiona investment banking: tagli “pesanti”

24 Maggio 2019, di Alessandra Caparello

Siamo pronti a tagli pesanti. Così davanti agli azionisti, il CEO di Deutsche Bank Christian Sewing annunciando il ridimensionamento del ruolo dell’investment banking nell’istituto tedesco.

Secondo l’AD della banca, l’investment banking deve proseguire solo in alcuni settori e in altri si avvierà una corposa spending review, con tagli “pesanti” mirati e ridimensionamento dei costi, ma senza specificare i dettagli. Sewing ha poi sottolineato che la società di gestione dei patrimoni DWS rimarrà parte di Deutsche Bank anche se ci saranno accorpamenti con altre società.

La nostra Deutsche Bank ha bisogno di un chiaro orientamento, è una banca che è del tutto indirizzata ai bisogni dei clienti e al tempo stesso meno soggetta alla volatilità. Sono necessari cambiamenti di ampia portata. Accelereremo la trasformazione concentrando rigorosamente la nostra banca su attività redditizie e in crescita che sono particolarmente rilevanti per i nostri clienti.

Così ha aggiunto il CEO dopo la rottura dei colloqui di acquisizione con Commerzbank.

Azionisti: decisione giusta, ma tardiva

Una mossa, quella sull’investment banking, che va nella giusta direzione ma è tardiva, secondo l’opinione di un’azionista dell’istituto di Francoforte, Alexandra Annecke del fondo di investimento Union Investment.

Deutsche Bank non si può più permettere il lusso di un braccio di investment banking della dimensione attuale. Le azioni della banca hanno toccato un nuovo minimo storico, cedendo il 2,69% a 6,44 euro e gli azionisti sono particolarmente delusi dagli ultimi eventi che hanno colpito il primo istituto di credito della Germania.

A gran voce i soci chiedono la testa del presidente Paul Achleitner. Particolarmente agguerrita la sua difesa nel corso dell’assemblea a Francoforte.

Ho fatto errori negli ultimi sette anni? Si, ne ho fatti. Sono la causa di tutti i mali? No. (…) in relazione alla potenziale fusione con Commerzbank non c’è mai stata alcuna pressione sul consiglio di sorveglianza da parte di partiti o esponenti politici”.