Decreto banche trasforma popolari: ma titoli fanno dietrofront

25 Marzo 2015, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – All’indomani del via libera del Senato alla legge di riforma delle banche popolari, i titoli bancari interessati guadagnano inizialmente terreno, durante la mattinata, senza riportare però nessuna performance stellare. Quando mancano pochi minuti alla fine della giornata di contrattazioni, prevale il segno meno. Sull’indice Ftse Mib Bper debole con +0,19%, BPM -0,78%, BP -0,21%, Ubi Banca cauta con +0,21%, Credito Valtellinese +0,77%, Popolare di Sondrio -0,80%,

La riforma sulle popolari prevede che le banche popolari che superano la soglia di 8 miliardi di attivi si trasformino in società per azioni, avendo a disposizione 18 mesi di tempo. Gli istituti interessati sono dieci: BPM, Ubi Banca, Bper, Popolare di Vicenza, Popolare di Sondrio, Popolare Bari, Popolare dell’Etruria e del Lazio, BP, Credito Valtellinese e Veneto banca.

Stando a quanto riporta un articolo del Corriere della Sera, “alcuni istituti – Veneto Banca e Popolare di Vicenza in maniera esplicita, la Banca Popolare di Milano anche martedì scorso assecondando pubblicamente la trasformazione indotta dal decreto – hanno già intrapreso la strada del cambiamento. È vero anche che Carlo Fratta Pasini, presidente del Banco Popolare si è scagliato contro la riforma in una accorata lettera ai dipendenti e che il presidente di Bper, Ettore Caselli, che al contempo presiede anche l’associazione di categoria, non può agire contro l’interesse dei propri associati, ma il cambiamento è in atto e di questo tutti beneficeranno”.

Nel decreto è contemplata la possibilità per gli istituti che si trasformeranno in Spa di stabilire all’interno dello Statuto un tetto dei diritti di voto dei soci in assemblea, per proteggersi dalle scalate, purchè non inferiore al 5% e per un periodo massimo di 24 mesi dalla data di conversione del decreto.

Tuttavia, considerati i tempi previsti per la trasformazione in società per azioni – appunto 18 mesi – i due anni di tetto potrebbero alla fine ridursi a pochi mesi.

Ci sarà un unico voto a maggioranza semplificata dell’Assemblea, l’ultimo con voto capitario, per la trasformazione in Spa, le relative modifiche statutarie e l’introduzione del tetto al diritto di voto. Restano i paletti al diritto di recesso, viene solo escluso il caso “morte”.